La fine di Oak Street

La fine di Oak Street, la recensione

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Di Massimo Vozza

Nonostante l’attuale successo di botteghino di Spider-Man: Brand New Day e Odissea, l’imminente nuova uscita da parte di Warner Bros. Pictures tenta, invece, la strada di rispondere alla richiesta del pubblico di opere originali, una necessità già emersa evidentemente l’anno scorso con Sinners e continuata con tutta una serie di nuovi prodotti appartenenti in maniera più o meno pura al genere horror.


La fine di Oak Street è una curiosa opera di intrattenimento prodotta da J.J. Abrams, diretta da David Robert Mitchell con protagonisti Anne Hathaway e Ewan McGregor, un mix di dramedy familiare, avventura e fantascienza. Un progetto in potenza eterogeneo ma che nei fatti riesce a funzionare perfettamente.


Per quanto sia un’opera indubbiamente influenzata da tutto un cinema suggestionato da Spielberg e la Amblin Entertainment, il che aggiunge anche un sentore nostalgico per tutto un periodo cinematografico anni ‘80 e ‘90, La fine di Oak Street resta sostanzialmente un film totalmente contemporaneo: a renderlo tale è sia il sapiente uso dell’IMAX, il quale ha reso maggiormente immersivi i sobborghi statunitensi degli anni Ottanta in cui è ambientata la vicenda nonché ha dato la possibilità di incorniciare a figura intera i dinosauri che li abiteranno senza rinunciare a un’immagine di ampie dimensioni, sia una scrittura dei personaggi e delle relazioni familiari più d’impatto e sincera rispetto a troppe rappresentazioni del cinema di quel periodo (indipendentemente da quale fosse la realtà).

Ewan McGregor in una scena del film – fonte: Warner Bros. Pictures


Soprattutto poi meno edulcorata è la gestione dei generi e dei toni: il film, restando costantemente nel categorie dei prodotti audiovisivi per famiglie, non ha paura di sorprendere, quasi scioccare, sul piano della narrazione e non si fa problemi a essere cruento a livello di immagini quando necessario, in virtù del verosimile e della sincerità dei propri intenti.


Mitchell attinge sia alle sue infanzia e adolescenza, sia ai prodotti cinematografici che hanno segnato quei periodi, non dimenticando però che la sua generazione e la successiva, cresciuta anch’essa in gran parte con gli stessi prodotti, sono ora adulte. La fine di Oak Street ha il grande pregio di risvegliare il bambino in noi ma di trattarlo da adulto, farlo sentire grande, creando un ponte tra ciò che eravamo e siamo, tra l’intrattenimento di ieri e di oggi che continua a meritare di essere vissuto principalmente in sala.

Ewan McGregor in un momento del film – fonte: Warner Bros. Pictures

La fine di Oak Street arriva nelle sale italiane a partire da mercoledì 12 agosto con Warner Bros. Pictures.

VOTO: 4/5


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