Venezia 76: Storia di un matrimonio – La recensione del film di Noah Baumbach con Scarlett Johansson e Adam Driver

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Di Massimo Vozza

A volte ci sono dei film che entrano nel cuore già in seguito alla prima visione, capaci di

coinvolgerci emotivamente nella narrazione al punto che la vita dei personaggi sullo schermo si

fonde totalmente con la nostra. Chi vi sta scrivendo oggi ha appena aggiunto tra questi Marriage

Story, l’ultimo lavoro di Noah Baumbach in concorso a Venezia 76. 

Nei 135 minuti assistiamo, anzi partecipiamo in maniera attiva, esattamente a ciò che già il titolo

presenta nella sua apparente semplicità: la storia di un matrimonio. Raccontando nello specifico

quello di Nicole e Charlie, Baumbach però tocca corde profonde e universali, realizzando un

quadro che centra appieno i rapporti di coppia nell’epoca attuale e ruotando intorno a temi quali la

famiglia, l’isolamento, l’amore. L’amore che, si sa, spesso non finisce semplicemente quando ci si

separa: dopo aver presentato divinamente i personaggi comunicandoci cosa amano l’uno dell’altra,

nel pieno rispetto dei tempi contemporanei il regista e sceneggiatore si concentra sul difficile

divorzio tra i protagonisti e la battaglia legale per il figlio, scrivendo una sceneggiatura lineare, mai

banale e costantemente veritiera, giocando con un’alternanza di toni che finisce a volte con lo

spiazzare, facendo perfino ridere quando ancora non si aveva smesso di piangere.

Indubbia è l’importanza data nel film alla parola, che sia essa detta o rimangiata, letta su un foglio

scritto a penna o urlata in faccia nel pieno di una discussione, cantata improvvisando o esibendosi;

quando invece le parole vengono a mancare ai due protagonisti la macchina da presa si fa più

potente: incorniciando Nicole e Charlie nella stessa inquadratura, l’una accanto all’altro,

abbracciati o separati su due piani differenti, oppure accostandoli grazie al montaggio in ritratti

speculari, a volte mentre si trovano in luoghi distanti, altre semplicemente nella medesima stanza,

il film colma il vuoto lasciato dalla comunicazione vocale spingendo su quella visiva.


Scarlett Johansson interpretando Nicole torna a dimostrare le sue indubbie capacità recitative,

regalandoci soprattutto un perfetto e sentito monologo che i circuiti di premi non potranno fare a

meno di notare, mentre Adam Driver conferma (se non eleva) la sua bravura e versatilità

incarnando il perfetto ritratto dell’imperfetto uomo di oggi. È soprattutto però quando dialogano tra

di loro che entrambi danno il meglio di loro stessi, riuscendo a trascinarci in una spirale emozionale

devastante. Il cast però non si ferma qui: Ray Liotta, Alan Alda, Julie Hagerty e soprattutto Laura

Dern, il cui discorso sulla maternità ha inevitabilmente fatto scattare l’applauso in sala, affiancano i

protagonisti con i loro personaggi che se da una parte possono risultare spietati, dall’altra sono

invece esilaranti, ognuno a modo suo. 

Marriage Story è decisamente un titolo riuscito sotto ogni aspetto ma a sorprendere sono

soprattutto il realismo e la freschezza con i quali dimostra che, se un autore è capace (e

Baumbach decisamente lo è), il cinema può tornare su temi e storie già sviscerati, per i più triti e

ritriti, senza mancare di originalità, e che la vita, con le sue gioie e i suoi dolori, vale la pena di

essere rivissuta vedendola scorrere sul grande schermo purché si abbia la voglia di lasciarsi

totalmente andare. 

 VOTO: 8.5/10


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