Di Simone Fabriziani
Se la storia la conosciamo tutti e per poco si discosta dall’iconografia classica comune, la pellicola sfoggia con una certa sincerità di fondo un gusto tutto letterario per la costruzione delle psicologia dei personaggi e le loro interazioni con i comprimari degno di tanta letteratura britannica a cavallo tra il Settecento e Ottocento ( e non a caso Jane Austen, scrittrice femminista inglese ante litteram, docet); lo spettatore non soltanto riesce facilmente ad immedesimarsi nelle sofferenze della sventurata Ella (una incantevole Lily James) ma tanta pscologia di personaggi secondari è altrettanto delineata (su tutte il maestoso ritratto di perfidia di Lady Tremaine/Cate Blanchett, vera fuoriclasse a cui il codice dei valori disneyani stra inverosimilmente stretto). Le relazioni tra i vari personaggi sono inoltre cesellate dallo spazio filmico che le contiene, firmato dalle imponenti e sfarzose scenografie del tre volte Premio Oscar Dante Ferretti (qui in lizza per una quarta statuetta) e i barocchi costumi della pluripremiata Sandy Powell che ben sottolineano l’equilibrio narrativo tra impianto volutamente d’altri tempi e il gusto tutto contemporaneo della fiaba barocca e visivamente esasperata che strizza l’occhio anche allo spettatore più piccino.
Attorniato da un cast servizievole e di tutto rispetto (e una menzione d’onore va anche al delizioso cameo di Helena Bonham Carter nei panni della iconica Fata Madrina), il nuovo Perrault riletto da Branagh è un film Disney a tutti gli effetti, in linea con le precedenti riletture e profondamente ammiccante ad un certo femminismo d’assalto tutto contemporaneo e da sempre nel cuore della figura archetipica ormai della Principessa Disney, eppure Branagh ci regala la rilettura più soddisfacente ed equilibrata da anni a questa parte per la fiaba che proprio la Casa del Topo ci ha insegnato più di sessant’anni fa che “i sogni son desideri di felicità”.
VOTO: 3/5






