Nosferatu

Nosferatu, la recensione

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Al quarto lungometraggio dietro la macchina da presa, Robert Eggers si conferma come uno dei nuovi talenti registici più interessanti e stimolanti degli ultimi anni. Da maestro del rinnovato cinema horror autoriale con The Witch e The Lighthouse, Eggers aveva preso la strada del racconto epico ed ancestrale con The Northman, a cui nel 2024 segue il nuovo adattamento cinematografico di Nosferatu.

Ennesima versione cinematografica del capolavoro di F.W. Murnau del 1922 portata ancora una volta sul grande schermo nel 1979 da Werner Herzog con Nosferatu – Il principe della notte, la nuova visione di Robert Eggers è la più filologicamente pregnante e precisa. Come accadde più di 100 anni fa con l’opera capolavoro dell’Espressionismo Tedesco di Murnau, il Nosferatu di Eggers rielabora trama e strutture di eventi e personaggi del capolavoro letterario Dracula di Bram Stoker, traslandoli nella Germania del XIX secolo con nomi differenti. Espediente che nel 1979 seguì tutto sommato alla lettera anche Herzog, e che il regista e sceneggiatore statunitense omaggia ancora una volta.

Lily Rose-Depp in una scena di Nosferatu – fonte: Focus Features

Nella Germania del XIX secolo, un antico vampiro originario della Transilvania è ossessionato da una giovane donna e la perseguita cercando di conquistarla, ma riuscendo solo a generare orrori su orrori. Una trama che si allinea alla perfezione non solo con il romanzo di Stoker ma con i Nosferatu precedenti della storia del cinema. E quindi, in quale misura si inserisce il lavoro di Eggers rispetto agli esimi precedenti? Non benissimo, a dirla tutta.

Nonstante una forza produttiva e distributiva dietro che lo allontana dagli autorialismi più radicali di The Witch e The Lighthouse (qui produce Focus Features e distribuisce in tutto il mondo Universal), Eggers realizza una nuova trasposizione delle vicende del vampiro più celebre della settima arte che ha però più il sapore del remake compito e rispettoso. Al di là di un cast di tutto rispetto dove svettano Willem Dafoe, Lily Rose-Depp e Nicholas Hoult, questo Nosferatu è in ogni caso un capolavoro di prodigi tecnici e visuali. Dalla straordinaria fotografia espressionista di Jarin Blaschke alla cura maniacale per scenografie e costumi, il nuovo horror di Eggers è un esercizio di stile preciso e da manuale.

Nicholas Hoult in una scena del remake – fonte: Focus Features

A preoccupare però è una latitante mancanza di visione artistica dietro al progetto cinematografico che Robert Eggers sognava di dirigere sin da quando, all’età di nove anni, vide per la prima volta in tv il capolavoro di Murnau. Trasposizione prevedibile e svuotata di nuove letture e punti di vista narratologici inediti, Nosferatu appare un vero e proprio “fratello minore” rispetto non soltanto ai due film precedenti, ma anche se inserito alla stregua di alcuni canonici Dracula del grande schermo (su tutti, quello prodigioso di Francis Ford Coppola, da cui Eggers prende a pienissime mani nel tratteggiare la figura salvifica della Ellen interpretata da Rose-Depp).

Rimane il brivido sanguinoso e terrorizzante di vedere nuovamente sul grande schermo il famigerato Conte Orlok, qui interpretato da un irriconoscibile e memorabile Bill Skarsgard, che dopo aver vestito i panni del clown Pennywise nella saga IT, si conferma nuova icona horror contemporanea.

Nosferatu arriva nelle sale italiane con Universal Pictures da mercoledì 1 gennaio.

VOTO: 3/5


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