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Here, la recensione

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Debutterà nelle nostre sale giovedì 9 gennaio l’ultimo prodigio tecnologico diretto dal premio Oscar Robert Zemeckis. Here, che riunisce l’autore dietro la macchina da presa non solo con lo sceneggiatore di Forrest Gump Eric Roth, ma anche con i due protagonisti Tom Hanks e Robin Wright è tuttavia uno dei peggiori lungometraggi del cineasta statunitense.

Ma di cosa parla il nuovo film diretto da Robert Zemeckis? Here è un’odissea attraverso il tempo e la memoria, incentrata su un luogo ben preciso del New England; da quando era solo natura selvaggia fino al momento in cui ha ospitato la sua prima casa, testimoniando l’amore, la perdita, la lotta, la speranza e gli insegnamenti che si sono tramandati di famiglia in famiglia, di generazione in generazione.

Hanks e Wright in una scena – fonte: Eagle Pictures

Tratto dall’acclamato graphic novel omonimo di Richard McGuire, Here è al contempo il film più programmatico da anni a questa parte di Robert Zemeckis e forse il suo meno ispirato e sbruffoncello. Certo, l’ambizione tecnico-narrativa c’è tutta: l’idea di seguire il geniale espediente del capolavoro a fumetti di McGuire utilizzando la fissità della macchina da presa, elemento del tutto e volutamente intrusivo all’interno della magione americana che, letteralmente dall’alba dei tempi ai giorni nostri, è scenario di vite e generazioni intrecciate. Non soltanto da legami di sangue e parentela, ma dall’umana condizione (che tutti accomuna) dell’amore, della perdita, e dei valori tramandati di secolo in secolo, di famiglia in famiglia.

I due protagonisti di Here – fonte: Eagle Pictures

Nel portare in vita gli inquilini della “casa del tempo” di McGuire, Zemeckis torna a chiamare la coppia Tom Hanks e Robin Wright, già protagonisti trenta anni prima del pluripremiato Forrest Gump dello stesso regista premio Oscar, volti e persone che attraversano le generazioni dell’abitazione apparendo prima più giovani, poi una coppia di anziani grazie ai prodigi della CGI contemporanea. Che però, carattere fondante della carriera tecnologicamente rivoluzionaria dietro la macchina da presa di Zemeckis, stavolta fa stropicciare il naso più di una volta per il suo effetto prefabbricato e respingente.

E quando gli esperimenti (seppur legittimi) con le tecnologie degli effetti visivi sovrastano e zittiscono le pur buone e commoventi intenzioni della storia “lunga una vita” del graphic novel di McGuire e della sceneggiatura di Roth, Here si attesta alla fine della fiera come pellicola fasulla e priva di alcun mordente, ne di obiettivi artistici portati a casa con brillantezza e compiutezza. Un gran peccato per la carriera registica di un autore americano che, almeno fino ai primi anni del Duemila, aveva coraggiosamente sposato le nuove tecnologie cinematografiche al gusto sopraffino di produzioni e sceneggiature di calibro decisamente più alla sua altezza. E a quella dell’intelligenza del pubblico.

Here arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 9 gennaio con la distribuzione di Eagle Pictures.

VOTO: 2,5/5


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