Chi vincerà l’Oscar al miglior film internazionale nel corso della cerimonia dei 97° Oscar di domenica 2 marzo? Bella domanda. Di certo le 13 nomination da record ottenute, i 4 Golden Globe vinti, i 3 Critics’ Choice Awards e i 2 Bafta parlano abbastanza chiaro: Emilia Pèrez di Jacques Audiard è il favorito nella categoria del lungometraggio non in lingua inglese.
Eppure, le forti controversie che si sono abbattute sul musical presentato a Cannes lo scorso anno (lì vinse due premi, quello della giuria e il riconoscimento ex-aequo alle quattro interpreti femminili) dopo i vecchi tweet problematici della protagonista Karla Sofìa Gascòn e le molteplici accuse al film di essere superficiale e stereotipato su tematiche socio-culturali quali la storia messicana e la transizione di genere, stanno mettendo le chance da Oscar di Emilia Pèrez in una posizione di grande scomodità.

Non è difatti peregrina l’idea che, quantomeno nella categoria del miglior film internazionale dei 97° Oscar, possa fare la “sorpresa” l’emozionante ed apprezzatissimo Io sono ancora qui di Walter Salles. Vincitore a Venezia 81 del premio alla sceneggiatura, il film con protagonista la straordinaria Fernanda Torres è il primo lungometraggio di lingua e produzione brasiliana a ricevere la candidatura all’Oscar nella categoria del miglior film. Un risultato già storico che lascia presagire quanto i membri dell’Academy abbiano scoperto la bellezza e il forte messaggio politico del film di Salles (tratto dalla commovente storia vera della famiglia Paiva durante la dittatura degli anni ’70) subito dopo il Golden Globe Drama vinto proprio dalla protagonista Fernanda Torres; la prima statuetta americana mai assegnata ad un’attrice di lingua portoghese e di nazionalità brasiliana.

Se le polemiche addossate ed Emilia Pèrez dunque avranno qualche effetto sulle votazioni finali degli Oscar, potrebbero quindi penalizzare il musical atipico di Jacques Audiard soprattutto nella cinquina dei lungometraggi non in lingua inglese E in una categoria che quest’anno vede candidati anche l’ottima animazione lettone Flow (ma forse avrà una chance come miglior film animato dell’anno), la co-produzione tedesco-iraniana Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof e il danese The Girl with the Needle di Magnus Von Horn, è facile immaginare uno scenario in cui la statuetta al miglior film internazionale verrà alla fine assegnata alla discussa pellicola di Audiard o a quella acclamata di Salles.
Le statistiche (e i premi vinti) puntano nonostante tutto ad Emilia Pèrez, ma non ci sorprenderemmo affatto che a spuntarla fosse il film brasiliano con Fernanda Torres.






