Dopo essere stato presentato in pompa magna al 78° Festival di Cannes nella sezione Fuori Concorso, arriva finalmente nelle sale italiane a partire da giovedì 22 maggio Mission: Impossible – The Final Reckoning, ottavo e capitolo finale della pluriodecennale saga action con protagonista lo “spericolato” Tom Cruise.
Ma, a due anni di distanza dall’uscita nei cinema di tutto il mondo del precedente Mission: Impossible – Dead Reckoning, dove eravamo rimasti? I vertici del IMF (Impossible Mission Force), sezione segreta speciale della CIA, chiedono a Ethan Hunt e alla sua squadra di rintracciare una nuova terrificante arma che, se dovesse cadere nelle mani sbagliate, minaccerebbe l’intera umanità. Con in gioco il controllo del futuro e il destino del mondo, inizia una rincorsa mortale intorno al pianeta. Di fronte a un nemico misterioso e onnipotente, Ethan è costretto a mettersi in testa che la missione ha la priorità su tutto, persino sulle vite delle persone a lui più care.

Ancora da una sceneggiatura originale e con la regia del premio Oscar Christopher McQuarrie, l’ottavo capitolo della longeva saga con protagonista l’Ethan Hunt di Tom Cruise non è la conclusione che ci si aspetta, perché rifugge dalla quadratezza di una scrittura che invece di cercare cerchi che si chiudono a tutti i costi, alza la posta in gioco considerevolmente e mette in scena invece sì un capitolo finale, ma lo fa allestendo per gli spettatori cinematografici un’apologia spettacolare e roboante delle virtù di Tom Cruise, qui interprete principale, produttore, stuntman di incredibile possanza e divo finale di una Hollywood di cui rappresenta ancora fulgidamente lo star system vecchio stampo.

Nella sua spropositata durata di due ore e quarantacinque minuti, Mission: Impossible – The Final Reckoning tuttavia inciampa e si rialza più volte; a fronte di un primo atto espositivo e a tratti ridondante e meccanico, l’ottavo capitolo action firmato McQuarrie guadagna terreno più avanti, quando si trasforma (nella migliore tradizione della saga ideata decenni or sono da Bruce Geller) in dinamitardo spettacolo cinematografico al cardiopalma. Almeno due le sequenze action da antologia in The Final Reckoning, di cui una subacquea che farà impallidire d’invidia il veterano James Cameron (che con Abyss, Titanic e la serie di Avatar di acqua e cinema ne sà qualcosa) ed un altra ad alta quota, a bordo di aeroplano; meticolosi esempi della multiforme prodezza di Cruise davanti la macchina da presa come ormai imperitura icona dell’action movie di ieri e di oggi, e di stuntman coraggioso e senza paura.

Nonostante tutto, con Mission Impossible – The Final Reckoning, si chiude dunque un cerchio narrativo. Iniziato nel lontano 1996 con il primo capitolo firmato da un insospettabile Brian De Palma, il pluridecennale arco narrativo dell’agente segreto Ethan Hunt si conclude con una riflessione adrenalinica e concitata sui pericoli tutti contemporanei dell’intelligenza artificiale, sull’incubo dell’arma atomica, e sui delicati equilibri geopolitici di oggi. Magari non il capitolo migliore e più solido della saga (forse quel podio spetta ancora al primo film del 1996 o al notevole Fallout), ma grande spettacolo da godere rigorosamente sul grande schermo di una sala cinematografica.
Mission: Impossible – The Final Reckoning arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 22 maggio con Paramount Pictures ed Eagle Pictures.
VOTO: 3,5/5






