Elio

Elio, la recensione

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Di Massimo Vozza

Una delle domande che tutti almeno una volta ci siamo fatti nella vita è: siamo soli in questo universo? A provare a rispondere a questa domanda è ancora una volta il cinema, nel caso più specifico quello d’animazione. E a guidare gli spettatori verso la risposta a questa domanda è stavolta un duo di registe, Domee Shi e Madeline Sharafian, cresciute con la cultura audiovisiva anni ‘80 e ‘90 che ha in parte ispirato il film e alla quale hanno voluto fare omaggio.

Eppure il racconto di Elio, ultima fatica Disney Pixar, appare molto meno efficace e coraggioso di quei cult che hanno segnato i millennial di tutto il mondo. E non tanto per i temi affrontati, quali la solitudine, il rapporto tra giovani e figure genitoriali (che queste siano effettivamente loro genitori o meno) e la necessità di trovare il proprio posto nel mondo, anzi nell’universo, quando ci si sente diversi da chi ci circonda. Si tratta in realtà del modo nel quale questi prendono forma nel corso della narrazione, del tono che viene usato per comunicarlo, nella non sottigliezza scelta per far arrivare i messaggi.

Una scena di Elio – fonte: Pixar Animation Studios

Con Elio abbiamo finalmente realizzato perché la Pixar è cambiata: se un tempo proponeva quelli che erano film per famiglie, alla portata di tutti, adesso è arrivata a proporre film per bambini con sporadiche strizzate d’occhio al pubblico più adulto, quel tanto che è necessario per riconnettersi con il bambino che è in noi. È a lui/lei a cui è indirizzato, non più anche all’io adulto, e questo secondo noi è un passo indietro. Non solo si escludono le fasce di età più alte dalla audience principale ma si sottovalutano anche le nuove generazioni a cui andrebbe invece dato più credito con un linguaggio e una visione meno confortevoli e rassicuranti, soprattutto se si vuole far passare davvero messaggi che hanno un certo peso.

Un momento del film Pixar – fonte: Pixar Animation Studios

Visivamente Elio è curato bene e, a meno che il film non dovesse avere successo commerciale, alcuni design sono perfetti per creare un merchandising di successo, ma non lascia più a bocca aperta, manca di genialità, sembra sempre di rivedere una sintesi di diverse realtà già create precedentemente declinata per il preciso scopo del titolo. Inoltre è un lungometraggio troppo statunitense, sia per gli stilemi, sia per il contesto narrativo (una base militare statunitense copre quasi per intero la parte sulla Terra nel film) con integrazione etnica ottima, il bulletto che è non a caso biondo e caucasico, e una neanche troppo velata (in fondo nulla nel film lo è) propaganda a favore delle milizie (quantomeno terrestri, nello spazio si auspica la pace e depongono le armi). Questo se accostato a titoli come E.T. in cui un gruppo di ragazzini che vola in bicicletta affronta e aggira davvero il sistema per riportare l’amico extra terrestre a casa non può non essere visto come un passo indietro. Elio sembra voler accontentare tutti gli adulti (genitori) con lo scopo di ottenere l’approvazione per farlo guardare ai loro figli. E probabilmente lo faranno volentieri per poi dimenticarsene nel medio breve termine.

Una scena dal trailer del film – fonte: Pixar Animation Studios

Elio arriva nelle sale italiane a partire da mercoledì 18 giugno con la distribuzione di Walt Disney Pictures.

VOTO: 3/5


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