Una scomoda circostanza

Una scomoda circostanza, la recensione

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A tre anni di distanza dal suo discusso (e premiatissimo) The Whale, Darren Aronofsky torna dietro la macchina da presa per Una scomoda circostanza – Caught Stealing, lungometraggio tratto dal romanzo omonimo di Charlie Huston, qui anche sceneggiatore del film.

Ma di cosa parla l’attesa opera di Aronofsky con Austin Butler? Hank Thompson (Austin Butler) era una promessa del baseball al liceo che ora non può più giocare. Nonostante questo, le cose sembrano andare bene: ha una splendida ragazza (Zoë Kravitz), lavora come barista in un locale malfamato di New York, e la sua squadra del cuore sta vivendo una sorprendente corsa al titolo. Quando il suo vicino punk-rock Russ (Matt Smith) gli chiede di badare al suo gatto per qualche giorno, Hank si ritrova improvvisamente coinvolto in una situazione complicata: un gruppo di gangster decisamente pericolosi comincia a dargli la caccia. Tutti vogliono qualcosa da lui, ma il problema è che non ha la minima idea del perché. Braccato da ogni parte, Hank dovrà contare su tutto il suo ingegno per restare in vita abbastanza a lungo da scoprirlo.

Austin Butler in una scena del film – fonte: Sony Pictures

In direzione ostinata e contraria alle tendenze, ai contenuti e a i linguaggi cinematografici della filmografia precedente di Darren Aronofsky, Una scomoda circostanza è l’opera dietro la macchina da presa che non ti aspetti dallo stesso autore di Requiem for a Dream e Il cigno nero. Tratto dal romanzo omonimo di Charlie Huston, il film sembra affondare a piene mai nei toni e negli elementi che hanno reso in passato grandi e riconducibili autori e titoli di grande influenza su un certo sotto-genere: in primis lo sgangherato gangster movie alla Guy Ritchie (su tutti, il seminale The Snatch), ma anche l’adrenalinico ritratto di una certa New York sordida ed imprevedibile in Fuori Orario di Martin Scorsese.

Il protagonista del film in una scena – fonte: Sony Pictures

Riacquisendo una certa familiarità con il viaggio lisergico e serrato che aveva fatto il successo del suo Requiem for a Dream (ma senza prendere in prestito da quel cult movie alcun elemento di stile o contenuto), Aronofsky si lascia andare a quello che si attesta ad oggi come la sua opera più scanzonata e leggera, peccando parzialmente in indulgenze di struttura narrativa, in parossismo di situazioni, personaggi, dialoghi e battute al fulmicotone. In Una scomoda circostanza c’è tanta carne al fuoco, e forse anche troppa.

Matt Smith e Austin Butler in una scena del film – fonte: Sony Pictures

In questa guerriglia urbana in stentoreo equilibrio tra commedia situazionale e gangster movie, Darren Aronofsky sceglie tuttavia di mettere in campo un cast omogeneo che permette alla narrazione di respirare e di acquistare spessore: oltre al protagonista Austin Butler (sex symbol sempre più lanciato ad Hollywood dopo Elvis), anche Zoe Kravitz, il premio Oscar Regina King, Matt Smith, Liev Schreiber, Vincent D’Onofrio e Carol Kane.

Imperfetto e scanzonato, Una scomoda circostanza – Caught Stealing lascia respirare a grandi boccate d’aria la filmografia di Aronofsky, spesso impreziosita e caratterizzata da psico-drammi di grande efficacia, ma di claustrofobica fattura.

Una scomoda circostanza arriva nelle sale italiane con Sony Pictures ed Eagle Pictures a partire da mercoledì 27 agosto.

VOTO: 3/5


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