Winona Ryder, da ‘Beetlejuice’ a ‘Stranger Things’: Ascesa, declino e rinascita di un’anti diva

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Di Giuseppe Fadda

Oggi compie gli anni un’attrice che forse non ha mai ricevuto il giusto riconoscimento per il suo talento, non perché non sia generalmente apprezzata ma perché la sua travagliata vita personale, specialmente nei primi anni 2000, ha allontanato l’attenzione del pubblico dalla sua carriera. Si tratta di Winona Ryder, la cui carriera trentennale è estremamente affascinante.
Il suo non è stato un percorso lineare, ma un alternarsi di alti e bassi, successi ed insuccessi, il tutto accompagnato da una fortissima (e, si può dire, invadente e irrispettosa) attenzione mediatica nei confronti della sua vita privata. Ma l’immagine complessiva che emerge di Winona Ryder è quella di un’attrice intraprendente che non ha mai avuto paura a esplorare i generi più disparati e che si è dimostrata capace di rialzarsi in piedi dopo ogni fallimento che fosse professionale o personale. 

L’esordio dell’attrice sul grande schermo avviene nel 1986 con Lucas, ma l’anno in cui comincia ad attirare l’attenzione di critica e pubblico è il 1988, con le sue interpretazioni in Schegge di follia (dramma adolescenziale per cui riceve una nomination agli Independent Spirit Awards) e in Beetlejuice – Spiritello porcello di Tim Burton. E’ l’inizio del periodo d’oro della carriera dell’attrice, ancora giovanissima. Nel 1990 prende parte al film Sirene, al fianco di Cher e Christina Ricci, un altro dramma adolescenziale che le porta una nomination ai Golden Globe e il National Board of Review Award (concorrendo in entrambi nella categoria supporting malgrado il suo sia un ruolo da protagonista). Nello stesso anno, le viene offerto il ruolo di Mary Corleone ne Il padrino – Parte III (che rifiuterà all’ultimo momento poiché sfinita dai suoi precedenti lavori) e interpreta uno dei suoi ruoli più iconici nel capolavoro di Tim Burton, Edward mani di forbice. In questa malinconica e romantica fiaba su un giovane gentile con lunghe forbici al posto delle mani, la Ryder interpreta Kim, la ragazza amata dal protagonista. Un personaggio che sulla pagina risulta quasi monodimensionale ma che l’attrice riesce a rendere uno dei più belli dell’opera, trasformando la sua semplicità nel suo più grande punto di forza: la Ryder regala un’interpretazione delicata, dolce ed empatica incarnando il suo personaggio con una purezza che lo rende quasi poetico. L’immagine di lei che danza sotto la neve è giustamente entrata nell’immaginario collettivo.

Una scena da “Edward mani di forbice”.

L’anno successivo, l’attrice recita al fianco di Keanu Reeves e Gary Oldman in Dracula di Bram Stoker, diretto da Francis Ford Coppola. Ma è del 1993 il più grande trionfo artistico dell’attrice: L’età dell’innocenza, meraviglioso film di Martin Scorsese che narra la storia d’amore, ambientata nel diciannovesimo secolo, tra un giovane avvocato, Newland, (Daniel Day-Lewis) e una contessa divorziata e quindi ostracizzata (Michelle Pfeiffer). La Ryder interpreta May, cugina della contessa nonché promessa sposa del giovane. Si tratta di un personaggio che appare inizialmente piatto per poi rivelare inaspettate complessità: la Ryder è sensazionale perché interpreta May come la tipica donna dell’alta società ottocentesca, calma, posata e tranquilla. Ma quando comincia a rendersi conto della relazione clandestina tra i due protagonisti, May rivela un intelletto e una scaltrezza inaspettati: senza mai abbandonare l’apparente tranquillità del personaggio, l’attrice riesce a mostrare in maniera brillantemente sottile la quieta ferocia di una donna disposta a tutto pur di non perdere l’uomo che ama. E’ il ruolo più complesso e ambiguo del film: le sue azioni nell’atto finale del film potrebbero portarci a biasimarla, ma al tempo stesso May è il prodotto di una società misogina che relega le donne ad una posizione di obbedienza. May vive in un mondo in cui non può avere una voce propria, in cui non le è concessa alcuna indipendenza e in cui non ha che una cosa su cui poter contare: il matrimonio. Perciò non ci sorprende il fatto che non voglia perdere Newland: è tutto ciò che ha. Grazie alla profondità della sceneggiatura e dell’interpretazione della Ryder, candidata all’Oscar, May è un personaggio tanto tragico quanto i due protagonisti.

La seconda nomination all’Oscar non tarda ad arrivare, e questa volta è in un ruolo da protagonista: Jo March nell’adattamento di Piccole donne. Una trasposizione gradevole ed elegante, il film gode di uno splendido cast (che comprende Susan Sarandon, Claire Danes, Christian Bale e una giovanissima Kirsten Dunst) capitanato dalla Ryder che raramente è stata così luminosa sullo schermo. L’attrice cattura perfettamente lo spirito libero che è Jo, il suo talento, la sua ambizione, la sua voglia di imparare, la sua indipendenza e la sua gioia di vivere. E’ una performance carismatica, viva ed elettrizzante: l’attrice ci accompagna lungo la crescita e maturazione del personaggio, regalandoci un ritratto tridimensionale e completo. Nello stesso anno, prende parte a Giovani, carini e disoccupati, l’esordio alla regia di Ben Stiller, film ormai cult che esplora le problematiche inerenti alla Generazione X.

Winona Ryder e Daniel Day-Lewis in una scena di “L’età dell’innocenza”.

Nella seconda metà degli anni 90, però, la carriera della Ryder inizia la sua parabola discendente. La sua interpretazione ne La seduzione del male divide la critica, mentre la maggior parte del plauso va alle sue co-star Daniel Day-Lewis e Joan Allen. Celebrity, l’unico film dell’attrice diretto da Woody Allen, è un flop al box office e riceve recensioni tiepide. Alien – la clonazione ottiene un buon successo tra il pubblico ma la critica è meno generosa. Infine il passion project dell’attrice, Ragazze interrotte, non aiutò la sua carriera come sperato: la sua performance competente ma anonima viene ignorata dalla critica che invece tesse le lodi di quella della sua co-star Angelina Jolie, che infatti vinse l’Oscar come miglior attrice non protagonista. Nel 2001 l’attrice, nel mezzo di un periodo di depressione acuito dalla forte attenzione mediatica, viene arrestata per taccheggio: la sua carriera si interrompe, e la Ryder tornerà sulle scene solo nel 2006.

Il suo ritorno sulle scene avviene con A Scanner Darkly – Un oscuro scrutare, film girato in live action e poi ritoccato con animazione grafica digitale, di Richard Linklater. Il film viene ben accolto dalla critica e la Ryder sancisce il suo ritorno con un’interpretazione sfaccettata e interessante, riuscendo a far rendere credibile ma non prevedibile il plot twist inerente al suo personaggio. E’ l’inizio della rinascita dell’attrice, un processo non immediato ma lento e graduale: nel 2009 prende parte a Star Trek, un enorme successo commerciale; nel 2010 interpreta un piccolo ma indelebile ruolo ne Il cigno nero; nel 2012 la sua performance in The Iceman viene accolta con un buon responso da parte della critica. Tuttavia non è al cinema bensì in televisione che si riscontrano i più grandi successi recenti dell’attrice: When Love Is Not Enough: The Lois Wilson Story (per cui riceve una nomination ai SAG), Show Me a Hero (per cui riceve una nomination ai Critics’ Choice Awards) e soprattutto la serie di fantascienza Stranger Things (iniziata nel 2016), uno straordinario successo di critica e pubblico che ha fruttato alla Ryder una candidatura ai Golden Globe e una ai SAG. In quest’ultima, l’attrice interpreta Joyce, una madre single che si trova ad affrontare la scomparsa di uno dei suoi due figli. Era da vent’anni che l’attrice non interpretava un ruolo così ricco, ed è meravigliosa: la sua Joyce è nevrotica, isterica, costantemente sul filo del rasoio e l’interpretazione della Ryder riesce ad essere sopra le righe senza mai diventare fastidiosa o caricaturale. E’ una prestazione fortemente intensa ma costellata di piccoli momenti di quieta introspezione in cui l’attrice rivela tutta la fragilità ma anche il coraggio di una madre che non è intenzionata a darsi per vinta. Se Stranger Things è il fenomeno che è oggi, non è solo per per le accattivanti e divertenti interpretazioni delle sue giovani star e per il suo stile deliziosamente nostalgico: è anche per lei. 

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