Cannes 2019: ‘Midsommar’, ‘Once Upon a Time in Hollywood’ e tutti i titoli che potrebbero sbarcare sulla Croisette

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Di Daniele Ambrosini

La settantaduesima edizione del Festival di Cannes prenderà piede dal 14 al 25 maggio sulla riviera francese, mentre il programma ufficiale verrà annunciato, come da tradizione, un mese prima dell’inizio della manifestazione. Cannes, secondo solo a Venezia per anzianità, è probabilmente il festival più ambito al mondo, il più atteso, nonché il più glamour. Tanti, come ogni anno, saranno i grandi nomi che sfileranno sul tappeto rosso del Palais des Festival, così come i titoli importanti. Oggi proveremo a fare il punto della situazione sui film che si stanno contendendo un posto nell’ambitissimo festival, e tenteremo di capire quali hanno maggiori probabilità di far parte della selezione ufficiale.
Quasi certo il ritorno di alcuni volti noti della Croisette, i ritorni a Cannes sono notoriamente sempre benaccetti. Il titolo più sicuro della selezione di quest’anno è sicuramente Dolor y Gloria di Pedro Almodovar,  autore passato in concorso con cinque film dal 1999 in avanti; come ormai ampiamente noto, l’ultimo film del regista spagnolo con protagonisti Penelope Cruz e Antonio Banderas è uscito nelle sale spagnole il 22 marzo, ma il regolamento del Festival di Cannes permette l’uscita anticipata in patria, e finora tutti i film di Almodovar passati sulla Croisette, tranne La pelle che abito, sono usciti in sala prima dell’inizio della manifestazione. Molto probabile è anche le presenza in concorso di tre film diretti da registi precedentemente vincitori della Palma d’Oro: Ahmed di Jean-Pierre e Luc Dardenne, Sorry we missed you di Ken Loach e The Truth del vincitore della scorsa edizione Hirokazu Kore-eda. Se i primi due hanno virtualmente già prenotato uno slot in concorso, per il terzo le porte del Festival sono sicuramente aperte, ma poiché la vittoria dello scorso anno potrebbe limitare le sue possibilità di rientrare nel palmarès di quest’anno, è possibile che il regista giapponese decida di portare il suo film Venezia, dove era in concorso con Il terzo omicidio solamente due anni fa, per poi, magari, puntare a qualche premio nel corso della successiva awards season; tuttavia,  trattandosi del suo esordio in lingua francese, Cannes sembra una scelta più oculata.
Ritorni abbastanza probabili sono anche quelli di Michel Hazanavicius, Claude Lolouch, Bertrand Bonello, Bruno Dumont, Rebecca Zlotowski e Celine Sciamma, gli immancabili registi francesi che quest’anno potrebbero avere per le mani opere molto competitive. Il premio Oscar Hazanavicius non solo ha fatto parte del comitato di selezione di Cannes per diversi anni, ma ha in passato presentato tre film in concorso, perciò il suo Le prince oublié sembra una scelta naturale per il festival; Bertrand Bonello potrebbe fare ritorno al festival con il fantascientifico Zombie Child, dopo aver saltato la manifestazione con il controverso Nocturama, così come potrebbe tornare in concorso Bruno Dumont, in passato vincitore della Camera d’Or e di due Grand Prix, con il suo Jeanne. Claude Lelouch, invece, non ha un film in concorso dal 1981, ma è stato ben sette volte ospite del festival fuori concorso, perciò sembra che quella sia la sezione nella quale il suo Les plus belles années d’une vie sarà inserito, ma non è da escludere un ritorno in concorso, soprattutto per la presenza nel cast di due mostri sacri del cinema francese come Jean-Louis TrintignantAnouk Aimée. Maggiore è l’incertezza per le due donne sopracitate, Rebecca Zlotowski e Celine Sciamma, entrambe in passato ospiti del festival in sezioni secondarie, che potrebbero fare il grande salto e passare al concorso vista la grande richiesta di inclusività alla quale Cannes dovrà per forza di cose rispondere. Celine Sciamma, in particolar modo, sembra pronta per prenotare un posto nella sezione principale del festival con Portrait of a Lady on Fire, per il suo ottimo lavoro da regista e sceneggiatrice pregresso che l’hanno resa una delle autrici più amate in Francia, suoi sono Tomboy e Diamante nero, e sue le sceneggiature di Quando hai 17 anni e La mia vita da zucchina.

Anche il cinema orientale è atteso a Cannes, ed i suoi rappresentanti potrebbero essere nomi di tutto rispetto. Non solo Kore-eda, ma anche Bong Joon-ho con il suo Parasite è atteso sulla Croisette, stavolta, forse, fuori concorso; così come Kiyoshi Kurosawa, di solito presenza fissa in Un Certain Regard che però potrebbe essere “promosso” al fuori concorso vista la natura fantascientifica ed apocalittica del suo To the Ends of the Earth. Ma il vero protagonista tra i registi asiatici del festival potrebbe essere Apichatpong Weerasethakul, vincitore della Palma d’Oro nel 2010 con Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, che potrebbe fare ritorno in concorso con il suo primo film in lingua inglese, Memoria, che avrà come protagonista Tilda Swinton
Ultimo nome sul fronte orientale degno di nota è quello di Diao Yi’nan, presente in Un Certain Regard nel 2007 con Night Train e successivamente vincitore dell’Orso d’Oro al festival di Berlino nel 2014 per Fuochi d’artificio in pieno giorno; il suo Wild
Goose Lake
era atteso già a Berlino, ma la sua assenza dalla manifestazione suggerisce che Diao Yi’nan potrebbe ambire ad un ritorno a Cannes, questa volta in concorso. 
Chi non è mai stato in concorso a Cannes è Pablo Larraìn, che è riuscito a presentare film in concorso (e ad essere premiato) sia a Berlino che a Venezia, ma non è ancora riuscito ad ottenere un posto nella competizione ufficiale del festival francese. In passato sia No – I giorni dell’arcobaleno che Neruda sono passati nella sezione autonoma e parallela della Quinzaine des Réalisateurs. Il film che potrebbe cambiare le cose si chiama Ema e segna il ricongiungimento del regista cileno con Gael Garcia Bernal
Altro nome virtualmente blindato è quello di Roy Andersson il cui film About Endlessness sarebbe pronto e potrebbe segnare un ritorno in concorso, a distanza di 19 anni da Canzoni del secondo piano, che all’epoca conquistò il Premio della Giuria. Cinque anni fa è arrivato un altro riconoscimento molto importante, ovvero il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, conquistato con Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, che contribuisce a rendere il suo ritorno sul grande schermo ancora più appetibile per i grandi festival; se non riuscirà ad aggiudicarselo Cannes, sarà sicuramente al Lido il prossimo settembre.
Ci sentiamo, inoltre, di puntare su due titoli che sicuramente saranno finiti tra le mani dei selezionatori del festival: It Must Be Heaven del palestinese Elia Suleiman e Nighthawk dei brasiliani Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles. Entrambi in concorso con i loro film precedenti, ovvero Il tempo che ci rimane e Aquarius. Il loro posto in concorso dovrebbero averlo già prenotato, a meno di clamorose sorprese.

”Once Upon a Time in Hollywood” di Quentin Tarantino.

Concludiamo la lista dei nostri titoli quasi certi, o meglio, dei film che ci aspettiamo trovino un posto nella selezione ufficiale del festival, con i titoli recitati in lingua inglese. Neanche Cannes può prescindere da un paio di film americani ogni anno, da qualche titolo mainstream o qualche star che calchi il suo tappeto rosso, e quest’anno dall’America potrebbe arrivare qualche gradita sorpresa. I film più attesi a Cannes, vista anche la presenza in concorso lo scorso anno di Under the Silver Lake di David Robert Mitchell, sono i nuovi progetti dei pupilli dell’horror americano, primo tra tutti The Lighthouse di Robert Eggers, regista dell’acclamato The Witch, ma in molti si attendono anche l’arrivo di Waves di Trey Edward Shults e di Midsommar di Ari Aster, la cui uscita nelle sale americane ad agosto lo rende un titolo particolarmente papabile, sempre che il festival sia disposto ad accogliere un horror vero e proprio nella sua selezione ufficiale. Sempre in uscita in estate sono Once Upon a Time in Hollywood di Quentin Tarantino e The Dead Don’t Die di Jim Jarmusch, entrambi nomi noti sulla Croisette. Le voci riguardanti entrambi i film sono particolarmente insistenti e dovrebbero trovare conferma nel corso della conferenza che si terrà tra qualche settimana, se così non fosse sarebbe una vera sorpresa. Ultimi due titoli anglofoni attesi a Cannes sono Against All Enemies, opera seconda di Benedict Andrews (Una) nella quale Kristen Stewart interpreta l’attrice francese Jean Seberg, e The True History of the Kelly Gang di Justin Kurzel, nel 2015 in concorso con Macbeth, questa volta atteso fuori concorso o addirittura in apertura.

Tra i nomi più chiacchierati per l’Un Certain Regard, la Quinzaine des Réalisateurs e la Settimana della Critica, il più interessante è sicuramente quello di Sean Durkin, vincitore del premio alla miglior regia al Sundance nel 2010 con il cult indie La fuga di Martha, che sarebbe pronto a presentare The Nest, il suo secondo lungometraggio, proprio a Cannes, avendo saltato il Sundance. In una sezione secondaria dovrebbe finire anche il francese Robert Guediguian, in passato tre volte in Un Certain Regard, con il suo Gloria Mundi, un discorso simile vale per A Girl Missing, thriller presentato al mercato di Berlino, diretto da Koji Fukada, vincitore del Premio della Giuria in Un Certain Regard nel 2016 con Harmonium. Dovrebbe anche essere certo il ritorno di Anthony Chen, vincitore della Camera d’Or nel 2013 grazie a Ilo Ilo, con Wet Season e quello di Jessica Hausner, in passato quattro volte a Cannes tra Cinefondacion e Un Certain Regard, con Little Joe. Occhi aperti per il ritorno del ventottenne Kantemir Balagov con The Beanpole, in passato il giovane regista russo ha presentato in Un Certain Regard il suo esordio alla regia, Closeness, nel 2017, mentre l’anno successivo è stato membro della giuria della stessa sezione competitiva. Infine, non è da sottovalutare Rubaiyat Hossain, autrice bengalese poco nota che potrebbe fare il salto di qualità presentando a Cannes Made in Bangladesh, un film dal forte contenuto sociale che sicuramente farà discutere.
Nonostante non ci sia niente di certo, i titoli presi finora in esame hanno buone probabilità di ottenere uno slot sulla Croisette, sempre ammesso che siano stati realmente terminati e presentati ai selezionatori. Ci sono poi molti altri titoli, particolarmente Cannes-friendly, sui quali, per diversi motivi, persiste un alone di incertezza. Tra questi figura l’ultimo lavoro di Terrence Malick, Radegund, ormai in montaggio da più di due anni.  Il regista texano potrebbe presentare una versione provvisoria del film al festival, come accadde per A Beautiful Day di Lynne Ramsay due anni fa, oppure aspettare i festival autunnali, o addirittura rimandare la presentazione di un altro anno, con Malick non ci sono certezze. Un discorso molto simile vale per Wendy di Benh Zeitlin, infatti il regista candidato all’Oscar per la sua opera prima Re della terra selvaggia sta lavorando al suo secondo film ormai da più di un paio d’anni e voci sempre più insistenti vogliono che questo adattamento postmoderno di Peter Pan possa finalmente arrivare in sala entro la fine dell’anno, e quale miglior trampolino di lancio se non Cannes, che ormai sette anni fa lo premiò con la Camera d’Or? 
Problemi diversi invece potrebbero impedire l’approdo di Matthias & Maxime sulla Croisette. L’atteso ritorno al cinema in lingua francese del giovane ed acclamato Xavier Dolan, dopo l’infelice debutto in lingua inglese The Death and Life of John F. Donovan, ancora inedito negli Stati Uniti. Dolan potrebbe saltare la manifestazione francese a favore di uno dei festival autunnali, viste le dichiarazioni polemiche nei confronti dell’ambiente del festival francese rilasciate negli anni passati. Lo scorso anno l’assenza di Donovan dal programma di Cannes fu dovuta a problemi relativi alle tempistiche, ma se questa volta Matthias & Maxime fosse pronto in tempo, è comunque possibile che Cannes non sia la prima scelta del regista.
Quest’anno possiamo aspettarci pochi, pochissimi titoli italiani a Cannes. L’unico grande nome che potrebbe essere al festival è quello di Marco Bellocchio, in concorso l’ultima volta dieci anni fa con Vincere. Il suo nuovo film, Il traditore, potrebbe seguire le orme di Fai bei sogni ed essere presentato in una delle sezioni secondarie del festival, un ritorno in concorso sembra molto improbabile. Bisognerà vedere, in caso di piazzamento in una sezione secondaria, se un autore affermato come Bellocchio accetterà o se preferirà piuttosto aspettare la Mostra del Cinema di Venezia, che probabilmente gli offrirà un posto in concorso, come avvenuto recentemente per Bella addormentata e Sangue del mio sangue. Improbabilissima la partecipazione di Pupi Avati, che dovrebbe essere a buon punto con la post-produzione de Il signor diavolo
Incertezza anche su J’accuse di Roman Polanski, che potrebbe essere un nome troppo scomodo per il festival di questi tempi. Persino Cannes, solitamente molto calorosa nei confronti del regista polacco, potrebbe decidere di passare questa volta. Dubbi diversi circondano Guest of Honour di Atom Egoyan, i cui ultimi film sono stati molto deludenti; per lui le chance di tornare al festival più ambito al mondo potrebbero essersi ridotte a causa dei risultati mediocri degli ultimi anni, e al momento non ci sono garanzie che questo suo ultimo lavoro non segua questa questa spirale discendente di qualità. Cannes potrebbe decidere di non prendere il film, nonostante il nome di peso che ha alle spalle.
Ci sono poi, oltre al J’accuse di Polanski, un folto gruppo di film francesi il cui destino resta incerto. Di Mektoub My Love: Intermezzo di Abdellatif Kechiche si sa poco e niente, a due anni dalla presentazione del primo capitolo della ipotetica trilogia, non è ancora chiaro quando e se il secondo episodio realizzato e fortemente voluto da Kechiche farà il suo debutto, molti pensano che Cannes 2019 sia l’occasione giusta, ma del film non si hanno notizie da tempo. Così come si hanno poche informazioni sullo stato di lavorazione di Annette di Leos Carax, che se dovesse essere pronto avrebbe un posto in concorso assicurato. Un discorso simile vale per Notre Dame di Valerie Donzelli e Roubaix, une lumière di Arnaud Desplechin, che si vocifera siano pronti ma che potrebbero essere i grandi esclusi della selezione francese. C’est Extra di Guillaume Nicloux, invece potrebbe aver iniziato le riprese troppo tardi per essere concluso in tempo. Due volti noti di Cannes come Justine Triet e Alice Winocour poi, potrebbero ambire ad un posto in concorso con i loro film Sybil e Proxima, ma se la prima potrebbe soffrire della troppa concorrenza, la seconda potrebbe non aver ancora ultimato il suo film carico di effetti speciali con protagonista un’astronauta interpretata da Eva Green. Ultimo titolo francese da tenere d’occhio è Le Daim, di Quentin Dupieux, produttore e musicista noto in campo pop con lo pseudonimo di Mr. Oizo, conosciuto in campo cinematografico per aver diretto Rubber, un film su uno pneumatico assassino che è diventato uno scult; a questo giro Dupieux potrà contare su un protagonista del calibro di Jean Dujardin. Il film è sicuramente terminato, poiché l’imprevedibile artista qualche settimana fa aveva espresso sul suo profilo twitter la volontà di caricarlo su internet, cosa che poi non ha fatto, forse sperando in un palcoscenico più importante.

”Saturday Fiction” di Lou Ye.

Tra i titoli incerti c’è anche tanta Asia. Sicuramente il titolo più atteso è Shoulan River di Hou Hsiao-Hsien, quattro anni fa premiato alla miglior regia per il suo lavoro in The Assasin. Purtroppo si sa molto poco sulla stato di lavorazione del film e se ne è parlato troppo poco in chiave Cannes, il che potrebbe suggerire che il film non sia ancora pronto. Da tenere d’occhio è invece Where It Begins, esordio alla regia di Zhao Fei, direttore della fotografia noto per i suoi lavori con Woody Allen e Zhang Yimou. E proprio Yimou è un’altra delle incognite di Cannes, in quanto il suo controverso One Second, ambientato durante la Grande Rivoluzione Culturale cinese, era inizialmente atteso al Festival di Berlino dove era parte del concorso, ma è stato ritirato dalla competizione a qualche ora della sua proiezione per non meglio specificate difficoltà incontrate durante la post-produzione, ma questa spiegazione è stata ritenuta insufficiente ed improbabile da molti, e da allora ha preso piede l’idea che il film sia stato ritirato per motivi politici dalla censura cinese. Non è perciò chiaro quale sarà il destino di One Second, soprattutto considerando che Yimou finora era sempre riuscito a non avere guai con la notoriamente molto severa censura cinese. Un regista che invece non va molto a genio alle autorità cinesi è Lou Ye che nel 2006 con Summer Palace realizzò un film ambientato durante le proteste di Piazza Tiananmen, uno dei momenti più critici della storia cinese, e ricevette un divieto di girare film della durata di ben cinque anni; in quel periodo Lou Ye realizzò in segreto un film, Spring Fever, che gli valse il premio alla miglior sceneggiatura a Cannes nel 2009. Il nuovo film del regista cinese si intitola Saturday Fiction e parla di un’attrice che scopre i piani dei giapponesi di attaccare Pearl Harbor, ma decide di non condividere le informazioni apprese; potrebbe essere a Cannes in quanto il film è già terminato ed il regista in passato ha più volte bypassato le autorità cinesi per presentare un film all’estero, tuttavia nessuno dei suoi film successivi a Spring Fever è passato a Cannes, perciò le probabilità che il film venga presentato ad un festival asiatico sono piuttosto alte.
Inoltre, Flora Lau potrebbe tornare in Un Certain Regard con Luz, suo secondo film, dopo Bends, con protagonista Isabelle Huppert, ma si sa ancora poco sul progetto, perciò è meglio essere cauti nel pronosticarlo.

Tra gli altri titoli di cui si è sentito parlare in chiave Cannes nell’ultimo periodo bisogna annoverare anche Il peccato di Andrey Konchalovskiy, girato interamente in Italia, As Long as the War Lasts, il ritorno al cinema spagnolo di Alejando Amenabar, e Walking to Paris di Peter Greenaway, assente da Cannes dal 2003. Tutti film molti incerti. Qualcuno propone anche un ritorno di Mia Hansen-Løve, che presentò a Cannes i suoi primi due film e che da allora ha preso parte a molti altri festival europei, il suo The Bergman Island, però, potrebbe non essere pronto ancora per un po’. Chi invece sarebbe bello vedere sulla Croisette è Ira Sachs, regista indipendente americano dietro la macchina da presa per i deliziosi I toni dell’amore – Love Is Strange e Little Men. Frankie, con protagonista Isabelle Huppert, potrebbe portare Sachs a Cannes, ma poiché il regista non ha mai presentato niente aal festival francese, l’incognita resta. Altro titolo da tenere d’occhio è Malmkrog del romeno Cristi Puiu, in concorso nel 2016 con Sieranevada, che potrebbe tornare sulla Croisette, nonostante il poco buzz che si è creato intorno al titolo.

Infine, il film più chiacchierato per l’apertura è Rocketman, il biopic sulla vita di Elthon John diretto da Dexter Fletcher, il regista non accreditato di Bohemian Rhapsody, ed interpretato da Taron Egerton. Spesso in passato il film d’apertura è stato un grande titolo statunitense prossimo all’uscita, proprio come Rocketman, ma non è detto che il festival non decida invece di aprire i giochi con un film d’autore. Un altro titolo possibile per l’apertura, sul quale ci sentiamo di azzardare un’ipotesi, è The Personal History of David Copperfield di Armando Iannucci, sceneggiatore candidato all’Oscar, creatore di Veep e regista lo scorso anno dell’irriverente commedia Morto Stalin, se ne fa un altro. Una mossa coraggiosa ed intrigante, per quanto improbabile, sarebbe quella di portare fuori concorso, magari proprio in apertura Toy Story 4, il che colmerebbe la storica  mancanza di animazione a Cannes.

Titoli quasi certi – Concorso e fuori concorso

Ahmed – Jean-Pierre e Luc Dardenne
Dolor y Gloria – Pedro Almodovar
The dead don’t die – Jim Jarmusch
Sorry we missed you – Ken Loach
The Truth – Hirokazu Kore-eda
Parasite – Bong Joon-ho
Wild Goose Lake – Diao Yi’nan
About Endlessness – Roy Anderson
Ema – Pablo Larraìn
It Must Be Heaven – Elia Suleiman
Portrait de la jeune fille en feu – Celine Sciamma
Les plus belles années d’une vie – Claude Lelouch
The True History of the Kelly Gang – Justin Kurzel
The Lighthouse – Robert Eggers
Midsommar – Ari Aster
Waves – Trey Edward Shults
Once Upon a Time in Hollywood – Quentin Tarantino
Nighthawk – Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles
An Easy Girl – Rebecca Zlotowski
Memoria – Apichatpong Weerasethakul
To the Ends of the Earth – Kiyoshi Kurosawa
Zombie Child – Bertrand Bonello
Against All Enemies – Benedict Andrews
Le prince oublié – Michel Hazanavicius
Jeanne – Bruno Dumont

Titoli quasi certi – Sezioni secondarie
Little Joe – Jessica Hausner
Made in Bangladesh – Rubaiyat Hossain
Gloria mundi – Robert Guediguian
Matriarch – Jure Pavlovic
The Nest – Sean Durkin
Wet Season – Anthony Chen
Terminal Sud – Rabah Ameur-Zaimeche
A Girl Missing – Koji Fukada
All Inclusive – Malgorzata Szumowska
The Beanpole – Kantemir Balagov
Eden – Agnes Kocsis

Titoli possibili ma incerti
J’accuse – Roman Polanski
Shulan River – Hou Hsiao-Hsien
Proxima – Alice Winocour
Annette – Leos Carax
Notre Dame – Valerie Donzelli
Malmkrog – Cristi Puiu
Fankie – Ira Sachs
Bergman Island – Mia Hansen-Love
Wendy – Behn Zeitlin
Matthias & Maxime – Xavier Dolan
The Personal History of David Copperfield – Armando Iannucci
Bose Spiele – Ulrich Seidl
Guest of Honour – Atom Egoyan
Walking to Paris – Peter Greenaway
Il traditore – Marco Bellocchio
Radegund – Terrence Malick
Rocketman – Dexter Fletcher
One Second – Zhang Yimou
Roubaix, une lumière – Arnaud Desplechin
Saturday Fiction – Lou Ye
Mektoub My Love: Intermezzo – Abdellatif Kechiche
Luz – Flora Lau
C’est Extra – Guillaume Nicloux
First Cow – Kelly Reichardt
Il peccato – Andrey Konchalovskiy
As Long as the War Lasts – Alejandro Amenabar
Le Daim – Quentin Dupieux
Sibyl – Justine Triet
Where It Begins – Zhao Fei
Toy Story 4 – Josh Cooley