Addio a Bernardo Bertolucci, l’ultimo imperatore del cinema internazionale

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Di Simone Fabriziani

Muore a 77 anni, dopo una lunga malattia, una delle più grandi voci del cinema italiano ed internazionale; addio al regista parmense Bernardo Bertolucci, cineasta “contro” e rivoluzionario, figlio del poeta  Attilio e fratello di Giuseppe, poeta lui stesso, letterato, documentarista e regista leggendario.

L’autore emiliano nasce e cresce nel milieu pasoliniano, debuttando alla regia con La commare secca (1962), di stampo neorealistico, a cui seguono, con meno successo, Prima della rivoluzione (1964), il documentario sessantottino Partner (1968). Ma è a partire dal 1970 che la fama di Bertolucci regista si consolida con due capolavori: il film RAI La strategia del ragno dal romanzo omonimo di Alberto Moravia, e il premiatissimo Il conformista con Jean-Louis Trintignant, due titoli che hanno scolpito nella storia del cinema italiano il nome del regista parmense. Con Il conformista, Bertolucci riceve la sua prima candidatura all’Oscar nella categoria della sceneggiatura originale.

L’eco internazionale del noir tutto italiano con Trintignant fa da apripista al discusso e scandaloso Ultimo tango a Parigi (1972) con Marlon Brando e Maria Schneider, ennesimo lungometraggio non conformista del regista; duro attacco alle pratiche della borghesia morente dell’Europa post-68, per le sue esplicite scene di sesso diventa uno dei titoli internazionali più censurati di tutti i tempi. Ma la fama di Bertolucci si ormai consolidata, anche grazie allo scandalo che ha attraversato l’uscita del film. Candidatura all’Oscar alla regia per l’autore emiliano. Il 1976 è l’anno di Novecento. ambiziosa epica della storia della provincia padana con un super cast capitanato da Robert De Niro e Gerard Depardieu. Bernardo Bertolucci entra nella storia del cinema con la consacrazione definitiva di Hollywood con i 9 Oscar vinti per il film L’ultimo imperatore (1987); Bernardo Bertolucci ad oggi è l’unico regista italiano ad aver vinto la statuetta di categoria; un secondo Oscar lo ottiene anche per la sceneggiatura originale del kolossal d’altri tempi.
Gli anni ’90 si aprono con le grandi produzioni internazionali, da Il tè nel deserto (1990) con John Malkovich e Debra Winger a Il piccolo Buddha (1993) con un giovane Keanu Reeves, fino a Io ballo da sola (1996) con Liv Tyler. L’ultima fase della sua carriera è stata battuta da successi altalenanti, sottolineati però dallo status di cult del nuovo millennio di The Dreamers – I sognatori (2003) ideale cappello tematico di una carriera dietro la macchina da presa rivoluzionaria “prima della rivoluzione”, scandalosa, provocatoria, ma al contempo rigorosa, austera, augusta nelle sue appassionate ricostruzioni storiche a cavallo tra odi alla terra padana dell’infanzia e magniloquenti lenti d’ingrandimento sulla Storia maiuscola. Inimitabile.


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