Da ‘La teoria del tutto’ a ‘Rogue One’: La variegata carriera di Felicity Jones

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Di Giuseppe Fadda

Compie oggi 35 anni un’attrice che, in soli dieci anni di carriera cinematografica, può annoverare sul suo curriculum numerose interpretazioni memorabili: è Felicity Jones, originaria di Birmingham. Si tratta di un’artista originale e affascinante, che non può essere incasellata sotto alcuna categoria: non la si può definire una star né la si può definire un nome strettamente legato al cinema di nicchia; ha recitato sia in blockbuster, che in eleganti biopic di alta produzione, che in piccole gemme del cinema indipendente. È un’attrice interessante proprio perchè sfugge a qualsiasi etichetta.

Felicity Jones comincia a recitare giovanissima, nel 1996. Per i successivi dodici anni si alterna tra la televisione e il teatro, mentre la sua prima apparizione sullo schermo d’argento avviene 2008 con il film Flashback of a Fool. Dopo i primi anni, in cui viene relegata a ruoli marginali, la Jones trova l’occasione di dimostrare il suo talento con il film Like Crazy, il ritratto intimo e profondo di una relazione a distanza tra due giovani. Il regista Drake Doremus riesce a evitare che la storia scada nel melodramma e i due protagonisti, la Jones e il compianto Anton Yelchin, sono meravigliosi. L’attrice, in particolar modo, regala un’interpretazione realistica ed emotivamente potente, ritraendo alla perfezione da un lato il progressivo senso di solitudine della protagonista e dall’altro la sua crescita e maturazione personale. Per questo ruolo, vince il National Board of Review Award per la miglior performance rivelazione.
Nel 2013, l’attrice dà due interpretazioni degne di nota: la prima è nel film inglese The Invisible Woman, in cui ricopre il ruolo dell’amante segreta di Charles Dickens (interpretato da Ralph Fiennes, anche regista dell’opera); la seconda è nel film indipendente Passione innocente, diretto sempre da Doremus, in cui interpreta una studentessa in scambio culturale che getta scompiglio nella sua famiglia ospitante. L’anno successivo compare in The Amazing Spider-Man 2, anche se gran parte del suo ruolo viene tagliato dal montaggio finale. Una sfortuna? Probabilmente no, contando che il film è stato stroncato dalla critica internazionale.

E soprattutto perché è un altro il film che nel 2014 ha garantito alla Jones non solo un grande successo di critica e pubblico ma anche una nomination all’Oscar: La teoria del tutto, film biografico su Stephen Hawking (interpretato da Eddie Redmayne). Si tratta di un biopic convenzionale sotto molti punti di vista, ma che tenta un approccio molto originale nel delineare il personaggio di Jane, moglie di Stephen. Il ruolo della moglie nei film biografici è spesso quello di donna taciturna, compassionevole, che soffre in silenzio  e vive esclusivamente in funzione del marito: un archetipo che è stato visto milioni di volte e che al giorno d’oggi risulta fortemente datato. Jane, invece, è ritratta come una donna forte dotata di grande carisma, personalità e intelletto, è un personaggio con una vita interiore ricca e sfaccettata.
Il film non cerca di renderla una martire, una donna che rinuncia alla sua vita per potersi prendere cura di quello del marito, anzi: Jane cerca di sostenere Stephen ma al tempo stesso rimpiange la vita che si è lasciata alle spalle, è frustrata nei confronti di suo marito e nei confronti di sé stessa; lo sostiene, gli è vicina e lotta al suo fianco ma al tempo stesso il suo amore comincia a dissiparsi per lasciare il posto ad un sentimento diverso, più mite e meno passionale, di affetto e solidarietà. L’interpretazione della Jones è meravigliosa perché cattura tutte le complessità di questa donna, restituendocene un ritratto vero, vivido e commovente, forse anche più di quello del bravissimo Redmayne. Quando verso la fine del film Jane confessa amaramente al marito di aver fatto del suo meglio ma di non amarlo più, la Jones raggiunge picchi devastanti. 

Dopo un ruolo marginale in True Story (2015), la Jones torna alla ribalta nel 2016 con lo spinoff Rogue One: A Star Wars Story. Nel ruolo della ribelle Jyn Erso, la Jones dimostra di poter essere un’efficace protagonista di action movie e porta al ruolo grinta, pathos e una fortissima presenza scenica. Nello stesso anno, partecipa a Inferno, un adattamento diretto da Ron Howard del romanzo omonimo di Dan Brown, e Sette minuti dopo la mezzanotte, sottovalutato film di J.A. Bayona incentrato su un ragazzino di 12 anni che deve venire a patti con l’imminente morte della madre e che nel suo percorso viene aiutato da una misteriosa creatura mostruosa. È un ottimo film che amalgama fantasia e crudo dramma familiare e la Jones è straziante nel ruolo della madre malata, tanto preoccupata per sé stessa quanto per suo figlio. Anche se l’attrice compare in poche scene, il suo ritratto è di importanza chiave per il successo del film e il suo discorso al figlio in cui, con voce rotta e flebile, cerca di prepararlo ad una vita senza di lei è il cuore di tutta l’opera.
Il prossimo film di Felicity Jones è On the Basis of Sex, in cui interpreta il ruolo di Ruth Bader Ginsburg, la seconda donna a diventare giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. Riuscirà a ricevere un’altra nomination all’Oscar in un anno così competitivo?