Di Giuseppe Fadda
Felicity Jones comincia a recitare giovanissima, nel 1996. Per i successivi dodici anni si alterna tra la televisione e il teatro, mentre la sua prima apparizione sullo schermo d’argento avviene 2008 con il film Flashback of a Fool. Dopo i primi anni, in cui viene relegata a ruoli marginali, la Jones trova l’occasione di dimostrare il suo talento con il film Like Crazy, il ritratto intimo e profondo di una relazione a distanza tra due giovani. Il regista Drake Doremus riesce a evitare che la storia scada nel melodramma e i due protagonisti, la Jones e il compianto Anton Yelchin, sono meravigliosi. L’attrice, in particolar modo, regala un’interpretazione realistica ed emotivamente potente, ritraendo alla perfezione da un lato il progressivo senso di solitudine della protagonista e dall’altro la sua crescita e maturazione personale. Per questo ruolo, vince il National Board of Review Award per la miglior performance rivelazione.
E soprattutto perché è un altro il film che nel 2014 ha garantito alla Jones non solo un grande successo di critica e pubblico ma anche una nomination all’Oscar: La teoria del tutto, film biografico su Stephen Hawking (interpretato da Eddie Redmayne). Si tratta di un biopic convenzionale sotto molti punti di vista, ma che tenta un approccio molto originale nel delineare il personaggio di Jane, moglie di Stephen. Il ruolo della moglie nei film biografici è spesso quello di donna taciturna, compassionevole, che soffre in silenzio e vive esclusivamente in funzione del marito: un archetipo che è stato visto milioni di volte e che al giorno d’oggi risulta fortemente datato. Jane, invece, è ritratta come una donna forte dotata di grande carisma, personalità e intelletto, è un personaggio con una vita interiore ricca e sfaccettata.
Il film non cerca di renderla una martire, una donna che rinuncia alla sua vita per potersi prendere cura di quello del marito, anzi: Jane cerca di sostenere Stephen ma al tempo stesso rimpiange la vita che si è lasciata alle spalle, è frustrata nei confronti di suo marito e nei confronti di sé stessa; lo sostiene, gli è vicina e lotta al suo fianco ma al tempo stesso il suo amore comincia a dissiparsi per lasciare il posto ad un sentimento diverso, più mite e meno passionale, di affetto e solidarietà. L’interpretazione della Jones è meravigliosa perché cattura tutte le complessità di questa donna, restituendocene un ritratto vero, vivido e commovente, forse anche più di quello del bravissimo Redmayne. Quando verso la fine del film Jane confessa amaramente al marito di aver fatto del suo meglio ma di non amarlo più, la Jones raggiunge picchi devastanti.








