Perché ‘La fantastica signora Maisel’ è la serie più importante nell’era del femminismo hollywoodiano

Seguici anche su:
Pin Share

Di Gabriele La Spina

Al giorno d’oggi sentire la parola “femminismo”, #MeToo o Time’s Up, provoca in molti un attacco di orticaria. L’onda anomala degli scandali sessuali hollywoodiani ha travolto irrimediabilmente il web e quindi tutto il mondo, dando vita sì a una doverosa presa di coscienza femminista, la volontà di dare più spazio alle donne nel campo artistico cinematografico, ma anche a una sorta di abuso. Tale coscienza non poteva che scatenare nei creativi la realizzazione di film e serie televisive che riflettano questi tempi, eppure nella mente di Amy Sherman-Palladino, nota autrice della serie Una mamma per amica, gli anni ’50 potevano essere il perfetto spunto di riflessione sui nostri tempi. E quale miglior soggetto se non la perfetta, imbalsamata, laccata e stereotipata casalinga americana?

Siamo a New York in uno dei più prosperi decenni post Seconda Guerra Mondiale negli Stati Uniti; e la nostra protagonista è Miriam Maisel, per tutti Midge, una donna sagace, brillante, dall’ironia tagliente, di famiglia ebrea, che con una possibile brillante carriera universitaria all’orizzonte molla tutto per sposare Joel, anche lui ebreo. È così che Midge si rinchiude nella sua gabbia dorata, un appartamento lussuoso dove cresce i suoi due bambini, divenendo la donna all’ombra del marito. Tutto cambierà però quando Joel deciderà di lasciarla per la sua segretaria; dunque quale svolta sarebbe più appropriata di diventare una comica cabarettista? Così in una giornata di pioggia, dopo aver alzato il gomito, lì al Gaslight, una bettola del centro, il destino di Midge cambia per sempre. 

Nel racconto di Amy Sherman-Palladino ritroviamo una figura femminile, annullata, inscatolata e collocata secondo convenzioni sociali. Ciò che La fantastica signora Maisel spiega con il passare degli episodi è come nell’America di 60 anni fa, le donne si forzassero volontariamente ad adempire al dovere di moglie, ignorando ogni tipo di talento, attitudine o vocazione, per ciò che la società vuole, ciò che la famiglia vuole. Quando nel primo episodio della prima stagione Midge viene lasciata dal marito si trova ad un bivio, tentare in ogni modo di risanare quel rapporto mettendo pace tra le rispettive famiglie oppure fiorire, nascere ed essere sé stessa. 
Il condizionamento sociale tuttavia non è solo di prospettiva femminile nella serie, poiché anche il marito Joel ne è una vittima; aspirante comico senza alcun talento deve reggere il peso di una famiglia e un lavoro frustrante, un loop che scatena in lui un malessere che non può essere ignorato. Ma è Midge a dover lottare di più. Ereditando dalla madre l’ossessione per l’aspetto fisico, prende ogni sera le misure di cosce e fianchi in un diario; e aspetta che il marito dorma per potersi struccare per poi ritornare perfetta poco prima il suo risveglio; adesso sperimenta ogni libertà che la vita può offrirle, abbandonando a fatica le consuetudini che finora l’hanno condizionata. I suoi monologhi, tra battute e storie esilaranti, diventano quindi una valvola di sfogo, una confessione, una seduta dove il pubblico è il taciturno psicanalista che approva con scroscianti applausi o disapprova con colpi di tosse. Nei primi episodi infatti ognuno si conclude con un monologo di Midge la notte al Gaslight dove ironizza raccontando ciò che le è accaduto quel giorno, una formula poi reinventata per non risultare stantia, spostando i suddetti monologhi in luoghi differenti, o con dinamiche inusuali; scelta scaltra degli sceneggiatori per non annoiare il pubblico.

La serie diviene successivamente una finestra sullo show business americano, e sul difficile percorso del comedian, in molti in quel periodo subiscono arresti a seguito delle proprie esibizioni, quando le forze dell’ordine mettevano limiti alla libertà di parola. In questo contesto viene raffigurato il comico Lenny Bruce, ben interpretato da Luke Kirby, che sarà una sorta di mentore per Midge. Poiché se per un uomo si tratta di un mestiere difficile, e ancora più arduo per una donna, comedian. “Canti? – No, sono una comica“, uno scambio sentito più e più volte negli episodi, dove Midge non viene presa sul serio per il suo mestiere; ma il cui talento in un momento successivo risulta inequivocabile. Uno scenario visto poche volte tra televisione e cinema. Ma se il successo della serie è attribuibile con facilità alla performance di Rachel Brosnahan, capace di divertire e far suo uno script dai dialoghi serrati e dai repentini cambi di mood; non sono da meno i comprimari, i genitori, i Weissman nonché i Maisel. Qui si dirama l’anima ebrea della serie, che risulta quasi un testamento della Sherman-Paladino. “Per Natale, i figli avrebbero ricevuto una bicicletta come promemoria che i loro genitori li amavano. Per Hanukkah, avremmo avuto le calze per ricordare che siamo stati perseguitati“. Si tratta del tipico humor a cui ci hanno abituati autori come Woody Allen, cervellotico e a volte spinoso. E nonostante il Los Angeles Times non approvi l’autoironia della serie, il ritratto che viene fuori dalla penna della Sherman-Palladino è del tutto romantico, tra manie, sproloqui e usanze familiari. Scelta doverosa quella degli autori di dare più spazio a Tony Shalhoub Marin Hinkle nella seconda stagione; ed è quest’ultima a compiere un percorso simile a quello della figlia un anno fa, con una fuga a Parigi dopo la sensazione di non riuscire più ad avere un contatto con la propria famiglia, riscoprendo la vecchia sé stessa, più naif, quella prima del matrimonio.
Procedendo con la visione de La fantastica signora Maisel, Midge diviene per noi pian piano un’eroina, dalle perfette fattezze senza alcun limite alle proprie parole. E non si sbaglia a definirla eroina moderna nonostante si tratti di un racconto ambientato in un’epoca tanto lontana, ma tanto vicina, dove tutti, seppur più le donne, subiscono il condizionamento sociale; ciò che è cambiato oggi sono solo la tipologia di consuetudini. “Perché dobbiamo fingere di essere stupide quando non siamo stupide? Perché dobbiamo fingere di essere impotenti quando non siamo indifese? Perché dobbiamo fingere di non avere fame quando abbiamo fame?“, ieri come oggi, La fantastica signora Maisel è un inno alla propria individualità, alla ribellione per il proprio io.
Dopo essere arrivata in lingua originale in contemporanea con gli USA lo scorso dicembre su Prime Video di Amazon, la seconda stagione della serie, già premiata ai Golden Globe, arriva in versione doppiata sul servizio di streaming il prossimo 15 febbraio. Ringrazierete l’ottimo lavoro dei doppiatori che vi sollevano dal difficile compito di seguire il ritmo serrato dei sottotitoli in una serie dai copiosi e veloci dialoghi come questa. Nel frattempo è stata già rinnovata per una terza stagione.