Edoardo Intonti
Long Day’s Journey Into the Night è un’opera teatrale di Eugene O’Neill, riportata recentemente a Broadway
con un cast stellare (Jessica Lange, Gabriel Byrne e Michael Shannon) e che meriterebbe una versione
restaurata e ben diretta, soprattutto da un regista in grado di dinamizzare un opera teatrale di più di due
ore; magari da Roman Polanski o John Patrick Shanley, permettendo di rendere fruibile uno dei capolavori
assoluti del teatro americano, giusto perché la versione di Sidney Lumet con Katharine Hepburn del 1962
risulta ormai un po’ troppo vecchiotta, anche se comunque una grande opera di pregio.
Nonostante si tratti di un film grandioso diretto da James Ivory, Gli europei del 1979 meriterebbe anche una rinfrescata, anche dallo stesso Ivory volendo (nonostante il suo ultimo lungometraggio risalga al 2009)
o da qualche “nuova leva” con in curriculum già una certa dimestichezza con trasposizioni letterari e con
una propensione per le ambientazioni in epoche passate (anche solo Stephen Frears o Joe Wright).
Tra gli altri titoli che meriterebbero di essere reinterpretati da registi contemporanei, magari anche in
ambientazione contemporanea, sarebbe bello vedere una nuova versione de L’inquilino del terzo piano
(con un super-interprete come protagonista al posto di Polanski stesso, magari reinterpretato in chiave
psichedelica da parte di Refn), To Kill a Mockingbird (come antidoto alla recente riscoperta mediatica del
caso O.J. Simpson) e Rebecca la prima moglie.
Simone Fabriziani
Nulla è intoccabile se ri-amalgamato e ripensato per le nuove generazioni di spettatori senza ruffianerie e scorciatoie facili per gli autori del ri-adattamento. A tal proposito vorrei citare un classico assoluto del cinema americano e un classico del brivido europeo; pur sommerso da spin-off, seguiti e pessimi adattamenti per l’infanzia, Il mago di Oz di Victor Fleming del 1939 rimane l’adattamento del primo romanzo della serie letteraria di Frank L. Baum più riuscito e più facilmente riconoscibile nell’iconografia occidentale. Come non ricordare le orecchiabili canzoni e le sgargianti scenografie del film con Judy Garland? Eppure neanche il capolavoro rivoluzionario di Fleming è un adattamento all’altezza della storia(e) raccontata nei romanzi di Baum, fin troppo bistrattata sul piccolo e grane schermo nei decenni successivi con titoli discutibili come il remake in chiave pop The Wiz (1978) con un inedito Michael Jackson e il sequel Disney Oz – Il grande e potente di Sam Raimi. In attesa dell’adattamento cinematografico del musical di Broadway Wicked per il 2019 (sorta di spin-off della serie di Baum), attendiamo con fiducia una nuova versione per il grande schermo del capolavoro letterario senza tempo, da qualche parte oltre l’arcobaleno.
Sul versante europeo vale invece la pena citare il bellissimo Repulsion di Roman Polanski (1965), thriller visionario a sfondo psicologico che tanto ha insegnato a titoli contemporanei come Il cigno nero di Darren Aronofsky. Capitanato da una sensuale e bravissima Catherine Deneuve, il cult thriller di Polanksi merita una seconda visione e una maggiore attenzione nel panorama cinematografico contemporaneo; perché non un bel remake nelle mani di autori visionari come Aronofsky, Del Toro o delle nuove leve del cinema horror come James Wan o l’emergente Jennifer Kent?
Alfredo Di Domenico
Nonostante sia considerato uno dei punti più alti della cinematografia mondiale Viale del Tramonto di Billy Wilder del 1950 rimane sconosciuto ai più e nonostante sia passato più di mezzo secolo dalla sua uscita è ancora attualissimo. Un classico che non ha perso il suo lustro sebbene le nuove generazioni, allergiche al bianco e nero, tendono a dimenticare. Quale modo migliore di stimolare la curiosità verso l’originale se non riportarlo sul grande schermo in “chiave moderna”? Volendo calcare le analogie originali tra personaggi ed attori anche Glenn Close, come Gloria Swanson a suo tempo, vive nel dimenticatoio, faticando a trovare parti appropriate al suo spessore ed al suo grande talento. Dal film è stato tratto un musical firmato Andrew Lloyd Webber, dal titolo omonimo, che debuttò a Londra nel 1992. Il ruolo di Norma Desmond fu interpretato da tante grandi attrici da Patti LuPone a Glenn Close, ma è stata l’interpretazione di quest’ultima a rendere nuovamente celebre il personaggio, tanto che l’attrice lo ha riportato ancor una volta in scena quest’anno a Broadway, con la possibilità, sempre più insistente, di portarlo anche al cinema in un remake versione “Musical” della pellicola.
Tornado invece a casa nostra meriterebbe una rivisitazione, sempre in chiave moderna, il bellissimo film di Risi Profumo di donna del 1974, già riadattato nel 1991 Martin Brest con Al Pacino vincitore dell’Oscar. Il remake del 1991 è stato, forse volutamente, snaturato, alterando la struttura narrativa e modificandone il finale, alienando il senso di smarrimento e malinconia che pervade lo spettatore alla visione dell’ originale. Una grande storia che meriterebbe una degna rivisitazione.
Quale film scegliereste voi per un remake? Diteci la vostra nei commenti.











