Rami Malek racconta il suo Freddie Mercury in ‘Bohemian Rhapsody’ [Conferenza stampa]

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Di Simone Fabriziani

Abbiamo incontrato a Roma i protagonisti dell’atteso film biografico Bohemian Rhapsody, lungometraggio dedicato all’ascesa nel panorama musical internazionale della band britannica dei Queen e del suo rivoluzionario frontman, Freddie Mercury.

Diretto da Bryan Singer ma poi sostituito dietro la macchina da presa nell’ultima fase di riprese da Dexter Fletcher, Bohemian Rhapsody arriva nelle sale italiane a partire dal 29 novembre distribuito da 20th Century Fox. Ecco cosa ci hanno raccontato i protagonisti Rami Malek e Gwylim Lee in conferenza stampa sull’esperienza sul set.
Come si è approcciato al personaggio Freddie Mercury e al cantante Freddie Mercury allo stesso tempo?
[Malek]:Vi chiedo un attimo di chiudere gli occhi e di pensare alla risposta […]  Provate a dare voi una risposta a questa difficile domanda. In realtà è stato difficile ma non di certo un peso. La natura mitologica di quest’uomo ha fatto sì che fosse quasi un idolo, un dio musicale, quindi è stato pesante per me vestire i suoi panni. Rendere giustizia al retaggio di Freddie ha comportato immergersi in un anno e mezzo di lezioni di canto, di pianoforte, entrare i suoi movimenti, il suo accento. Quando sono stato coinvolto nel progetto, il film non aveva ancora un finanziamento, e non ho avuto esitazioni a fare la mia parte affinché il progetto partisse.
Gwylim invece ha vestito i panni di Brian May. Quanto hai studiato per diventare come lui? Ti ha mai corretto sul set?
[Lee]: Anch’io sono d’accordo in questo senso. Come per Rami la prospettiva intimidisce nel dover interpretare u personaggio così amato. Io mi sono concentrato su ciò che era ottenibile, e l’appoggio di Brian è stato eccezionale, e la cosa che dovevo cercare di fare era suonare la chitarra e suonarla senza alcuno sforzo; il compito più difficile era quello di suonare come se fosse stata la cosa che facevamo da tutta la vita. […] Per capire il personaggio io parto dalla sua psicologia, per poi crearlo anche esteriormente; qui però ho fatto il processo inverso, dall’esterno all’interiorità, e May mi ha molto supportato. Inoltre, Brian non mi ha mai corretto, eppure in costume e trucco [May] una volta ha iniziato a sistemarmi la parrucca [ride]. Non mi sono però mai sentito giudicato da lui.
Hai scoperto qualcosa di Freddie Mercury che non sapeva? La presenza dei Queen sul set è stata in qualche modo intimidatoria?
[Malek[: Tutti quanto conoscono l’aspetto macho e audace, impertinente di Freddie come lo hanno tutti conosciuto. Io però non credo che nessuno conoscesse la parte più intima di lui, io ad esempio non sapevo del suo rapporto con Mary Austin, non sapevo che si chiamasse Farrokh Bulsara. Ho però poi cercato di trovare il punto comune con lui, con questo ragazzo che era nato a Zanzibar, che aveva frequentato le scuole in India, che era poi fuggito con la propria famiglia a causa di una rivoluzione. L’aspetto del ragazzo emigrato mi accomuna con lui, essendo io americano di prima generazione con un padre e una madre di origine egiziana. 
[Lee]: la prima sequenza che abbiamo girato sul set era quella del concerto del Live Aid; dopo un po Brian ci dice che la aveva trovata [La ricostruzione] molto buona, ma mi aveva tenuto a dire che lui era una rockstar! Ci dovevo mettere lo spirito, dovevo far uscire l’ego necessario. Non stavamo realizzando qualcosa che fosse perfettamente uguale, ma una storia umana. Roger [Taylor] e Brian erano quasi sempre sul set, ma nelle scene più private loro ci lasciavano in pace per quanto riguarda la parte recitativa.
[Malek]: Vi racconto questa storia. Avevo fatto il provino agli Abbey Road Studios registrando quattro canzoni dopo aver preso lezioni di canto e di movimenti. Il giorno dopo faccio vedere il nastro registrato a Roger e Brian, arriva poi però la parte delle domande, e a quella indirizzata alla persona di cui più si fidava Freddie; mi si annebbia la mente, ma alla fine rispondo Mary. Sorridono, perché ritengono che sia una risposta accettabile.

Qual’è stata la scena più difficile da girare? Forse il Live Aid?
[Malek]: In realtà il momento più difficile è stato tutti i giorni, quello che cercavamo di fare era di interpretare ed immedesimarmi in Freddie Mercury, non è stato affatto semplice. La parte più complessa è di certo ricreare la parte del Live Aid; io non mi fermavo inquadratura dopo inquadratura finché non fossimo arrivati alla perfezione. Siamo saliti sul palco provando ogni giorno una canzone nuova; siamo partiti con “Bohemian Rhapsody”, poi “We are the Champions”, poi ancora “Hammer the Fall”. Un giorno ho chiesto al regista di poter girare l’intera sequenza del Live Aid in un unico blocco, ed abbiamo cominciato a cantare tutte le canzoni come era veramente accaduto nel 1985. Ho avuto anche la percezione di cosa avesse significato per Freddie il Live Aid. Anche la reazione del pubblico è stata molto molto importante, l’adrenalina era sempre più crescente, anche se alla fine delle riprese della sequenza eravamo stanchissimi, ma alla fin ci sentivamo molto uniti come band tra noi interpreti del film.
[Lee]: Devo dire che questo ci ha aiutato tantissimo perché ci ha consentito di sviluppare un nostro linguaggio sul set; ad ogni performance dal vivo era l’improvvisazione con cui interagivamo, grazie a questo linguaggio dopo i primi giorni siamo riusciti a legare anche come amici.+

Ci hai sorpreso con Mr. Robot che con Bohemian Rhapsody. Anche tu hai un’idea o l’ambizione di recitare fuori dagli schemi, propri come Freddie faceva con la musica?
[Malek]: Direi che è che ovvio che di tanto in tanto bisogna accettare un ruolo per pagare le bollette, ma c’è sempre la sensibilità personale. Questo non vale solo per me, ho sempre cercato quei ruoli che potessero in una qualche forma modificare la percezione della gente relativamente a se stessi, che fosse anche fonte di intrattenimento. A maggior ragione oggi non accetto ruoli solo fini a se stessi, mi è sempre piaciuta la sfida in maniera positiva e collaborare persone che come me amino la sfida, così come è accaduto per la serie Mr. Robot; con Freddie (una persona che ha toccato così tante persone nel profondo e musicista rivoluzionario), dovevo saper trasferire il suo senso di empowerment al pubblico e  a me stesso. Questa cosa mi rende molto felice.

A poche settimane dalla fine delle riprese, Bryan Singer è stato sostituito da Dexter Fletcher. Come avete vissuto il cambiamento in corsa durante le riprese?
[Lee]: Questa cosa si è verificata alla fine delle riprese, e noi eravamo già compatti come attori, e ci siamo alla fine adattati, perché come attori è il nostro compito.


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