‘Song Without a Name’: Primo trailer per il film dell’esordiente Melina Leon che debutterà a Cannes

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Di Gabriele La Spina

Vi ricorderà forse Roma di Alfonso Cuaron, il film d’esordio di Melina Leon, tra le aggiunte della sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2019. Con uno sguardo neorealista, eppure, la regista ci racconta uno squarcio differente di vita, quella del Perù. Nella sua sceneggiatura scritta insieme a Michael J. White, inoltre, sembra mescolare diversi dal dramma al noir, il tutto con uno stile d’autore indiscutibile.

Dal titolo originale Canción sin nombre, Song Without a Name, il film è ambientato negli anni ’80 a Lima, quando il traffico clandestino di neonati è una piaga devastante. Se ne rende conto sulla propria pelle Georgina Condori, una giovane madre il cui figlio appena nato scompare misteriosamente da una finta clinica. A occuparsi della sua storia è il giornalista Pedro Campos, che si muove sullo sfondo di una delle peggiori crisi economiche e politiche del Perù.
Il film è un chiaro esempio di produzioni a basso budget con alte ambizioni artistiche. Realizzato dalla Leon, reduce dagli studi alla Columnbia di New York, in bianco e nero con un formato 4:3, usato dalla TV dell’epoca. E un chiaro stile noir, richiamato dall’illuminazione low-key, corridoi multipli, ombre, e con molte scene girate di notte che tendono a intrappolare i personaggi ancora di più.
La storia di Song Without a Name, si ispira a un’indagine condotta in parte dal padre di Melina Leon, il giornalista Ismael León, a cui il film è dedicato; un caso di traffico di bambini a Lima in prima pagina sul quotidiano La República, che ha co-fondato. In un mese in cui Alan García, ex presidente del Perú, si è sparato per evitare un’indagine di corruzione, Song Without a Name si chiede quanto Perú sia realmente cambiato. Questa domanda non riguarda solo la corruzione, ma lo status della popolazione indigena maggioritaria del Perù.

Fonte: Variety

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