Tre film per riscoprire il genio visionario Terry Gilliam

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Di Simone Fabriziani

Classe 1940, il regista, fumettista, graphic designer statunitense Terry Gilliam si è fatto le ossa con il compartimento visuale per immortali gag del gruppo di comedian britannici Monty Python, di cui è sempre stato tra i maggiori fondatori, ma dietro le quinte.


Nato e cresciuto a Minneapolis nello stato del Minnesota, Terry Gilliam ha però sempre coltivato il suo legame imprescindibile con la Gran Bretagna e le sue arti creative; ad oggi, il regista Usa vive e lavora ai suoi ultimi lungometraggi nella capitale britannica, dove ha sede stabile, cittadino di adozione.

I suoi primi lavori dietro la macchina da presa sono proprio su commissione dei Monty Python, dove affianca alla regia il suo collega Terry Jones per la supervisione di capolavori della comicità inglese come Monty Python e il Sacro Graal (1975) ed alcune immaginifiche sequenze di Monty Python – Il senso della vita (1983). Terry Gilliam si affranca dal gruppo di comici inglese con la regia in solitaria di fantaasy atipici ed ironici come Jabberwocky (1977) e I banditi del tempo (1981), ma il successo internazionale arriva soltanto con il capolavoro distopico del 1985. Ecco i tre lungometraggi imprescindibili per celebrare il genio grottesco e visionario di un maestro contemporaneo del cinema d’autore.
Brazil (1985)


Capolavoro distopico candidato a due premi Oscar (sceneggiatura originale, scenografia) e vincitore del premio al miglior film ai Los Angeles Film Critica Awards. Prima ed unica candidatura alla statuetta per Gilliam.Sam Lawry è addetto agli sterminati archivi di una megalopoli, capitale di un non identificato Paese, in cui la fanno da padrone il Potere e la Burocrazia. Nulla sfugge al sistema computerrizzato del Dipartimento Informazioni. Nella città da qualche tempo hanno preso ad agire gruppi di terroristi, che seminano il terrore pur di smuovere qualcosa. Sam, dal canto suo, oppone al grigiore della routine la sua possibilità di evadere nel sogno.
La leggenda del re pescatore (1991)


Leone d’Argento alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 1991, cinque candidature all’Oscar e una statuetta come attrice non protagonista alla divertente Mercedes Ruehl. Il film più premiato di Terry Gilliam. Jack Lucas è un disc-jockey radiofonico di grande successo. Seguendone alla lettera gli incitamenti, un suo ascoltatore compie una strage in un locale di lusso. Passano tre anni: Lucas sta con Anne e tira a campare. Conosce Parry, un barbone ed ex professore di storia, ossessionato dalla leggenda del Santo Graal. Parry è impazzito per il dolore dopo la morte di sua moglie, uccisa nella strage che ha cambiato anche la vita di Jack. Il d.j. si sente in dovere di aiutare il nuovo amico e cerca di dargli una mano ad avvicinare Lydia. Deciso a tutto, penetra nel palazzo dove secondo Parry è custodito il Graal (una coppa sportiva, in realtà) e se ne impadronisce. 
L’esercito delle 12 scimmie (1995)


Capolavoro della fantascienza apocalittica ispirato al cortometraggio “La Jetée” di Chris Marker, qui con Bruce Willis e uno scatenato Brad Pitt vincitore del Golden Globe e candidato all’Oscar come attore non protagonista. Un classico del genere cinematografico. Nel 2035 i sopravvissuti del genere umano abitano in un mondo sotterraneo. Il novantanove per cento della popolazione non esiste più e la superficie terrestre è ormai inabitabile, dopo la terribile epidemia del 1996. Mentre la sopravvivenza è sempre più precaria, un gruppo di scienziati cerca di realizzare l’ultima speranza: viaggiare indietro nel tempo e recuperare le risorse del passato per salvare il futuro.
Gli anni successivi per la carriera di Terry Gilliam sono stati intervallati da grandi successi di critica e pubblico (il cult Paura e delirio a Las Vegas), amanche da altrettanti insuccessi, come I fratelli Grimm e l’incantevole strega (2005), Tideland – Il mondo capovolto (2005), The Zero Theorem – Tutto è vanità (2013). Polarizzanti sono stati Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo (2009), ultima apparizione per il compianto Heath Ledger, e il film maledetto L’uomo che uccise Don Chisciotte (2018), 25 anni in produzione e film evento di chiusura dell’ultimo festival di Cannes.



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