Oscar al miglior film straniero: il premio che non va a nessuno

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Di Daniele Ambrosini

Il premio al miglior film straniero è un unicum all’interno degli Oscar, poiché è l’unico riconoscimento che non ha come vincitore una delle figure professionali coinvolte nella realizzazione del film, come tutte le altre categorie degli Oscar, ma è invece consegnato direttamente al film e al paese che esso rappresenta. Ciò significa che il premio è l’unico a non avere un vincitore in carne e ossa.
L’Oscar al miglior film straniero, in poche parole, non viene vinto da nessuno. La sua assegnazione è così generica da non identificare un singolo vincitore per il premio. Questo è dovuto ad un regolamento ormai datato, rimasto praticamente invariato da quando la categoria è stata introdotta nel 1957. Durante il corso di quella prima edizione il premio fu consegnato ai produttori, come avviene ogni anno per l’Oscar al miglior film, mentre dal 1958, da regolamento, il premio viene presentato direttamente al film e ritirato dal regista in rappresentanza di di tutti i talenti coinvolti nella sua realizzazione, per questioni burocratiche il paese d’origine è segnato come candidato al premio, e non il regista, il cui nome, comunque, in caso di vittoria, sarà inciso sulla statuetta assieme a quello del film e del paese che rappresenta.
Registi come Paolo Sorrentino, Sebastian Lelio, Michael Haneke, Pedro Almodovar e Asghar Farhadi perciò posseggono delle statuette con sopra il proprio nome, da loro ritirate durante la premiazione, vinte per film da loro diretti, che però l’Academy non gli riconosce come riconoscimenti personali. Il regista vincitore del premio è quasi una specie di custode della statuetta, un semplice rappresentante del film come entità a sé stante che, pur avendo avuto un ruolo fondamentale della sua realizzazione, non può fregiarsi del titolo di vincitore del premio Oscar. 
La cosa stupisce soprattutto considerando che, a parte il premio al miglior film che viene assegnato esclusivamente ai produttori, tutte le altre categorie volte a premiare singoli film, quali quelle dedicate al miglior documentario, al miglior film d’animazione e ai migliori cortometraggi condividono lo stesso regolamento per quanto riguarda gli assegnatari del premio. In queste categorie, infatti, rivolte a premiare singoli lavori nel loro insieme, il premio non viene assegnato al film in rappresentanza di tutte le personalità coinvolte, ma viene invece assegnato alle figure prominenti nell’ambito della produzione del film, ovvero a regista e produttore. La stessa distribuzione, che invia il film all’Academy, è incaricata di stilare la lista dei candidati, che solitamente possono raggiungere un massimo di quattro o cinque individui (con eccezioni a discrezione dell’Academy) che siano stati coinvolti attivamente nella produzione del film e che ne siano quindi i maggiori rappresentanti. Perché non si può adottare un regolamento simile per la statuetta al miglior film non in lingua inglese? Premi consegnati da altri enti, hanno già regolamenti di questo tipo, ai Golden Globe, per esempio, il vincitore della statuetta risulta essere il regista del film.
Il regista è a tutti gli effetti la figura chiave nella produzione di un film, ed in alcuni casi questo appare così evidente che è impossibile separare l’opera dal suo autore. Pensiamo per esempio a Roma, opera personalissima di Alfonso Cuaròn, che probabilmente quest’anno porterà a casa l’ambita statuetta, regalando al Messico la prima vittoria nella categoria. Roma è davvero scindibile dalla figura di Cuaròn? È davvero possibile assegnare un riconoscimento al film senza di conseguenza riconoscere anche il suo autore, tanto la figura del regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia e produttore e quella del film come opera nel suo complesso sembrano inscindili?
Il problema della mancanza di un destinatario preciso della statuetta non è spesso sottolineato poiché la categoria stessa avrebbe bisogno di un nuovo regolamento in grado di stare al passo con i tempi, e questa generale richiesta di svecchiamento e modernizzazione è il dibattito che catalizza maggiormente l’attenzione. Ogni anno viene messo in dubbio il processo di selezione dei film, che al momento prevede che ogni paese possa sottoscrivere un solo film per concorrere alla statuetta, ignorando del tutto che alcune realtà cinematografiche sono ben più floride di altre. Dopo questa prima fase, i titoli presentati devono essere visionati e ridotti ad una shortlist di nove titoli dai quali saranno selezionati i cinque candidati, processo affidato ad un comitato. Gli unici cambiamenti relativi alla categoria che sono stati fatti nel corso degli anni riguardano solamente il processo con cui questo comitato seleziona i titoli candidati: negli anni passati i votanti erano divisi in gruppi ai quali era assegnato un determinato numero di film da vedere obbligatoriamente e valutare individualmente, mentre da quest’anno è stata abolita la divisione in gruppi ed è necessario vedere un minimo di 12 film per qualificarsi alla votazione. È indubbiamente una categoria complessa, dove il dibattito e le polemiche sono assicurati in ogni fase del processo decisionale ed in ogni aspetto del suo regolamento.
La stessa Academy ha creato un po’ di confusione sulla vicenda, sia affidando il premio al regista ed incidendo il suo nome sulla statuetta, sia mancando di coerenza e chiarezza sui suoi canali di comunicazione ufficiali. Quest’anno sui canali social, ad esempio, in più di un’occasione è stata attribuita a Cuaròn la candidatura al miglior film straniero, mentre sul sito ufficiale dell’Academy, per un breve periodo di tempo, il nome dei registi è stato affiancato a quello del paese d’origine tra i candidati al premio, separato da un punto e virgola. Un recente restyling del sito ufficiale ha rimosso quest’ultimo accorgimento che sembrava aprire le porte ad un riconoscimento dei registi nella categoria. La presenza di un film di peso come Roma tra i candidati di quest’anno sicuramente ha portato luce sulla vicenda, ma date le numerose polemiche e problematiche che l’Academy si è trovata a dover affrontare nel corso della stagione dei premi e che dovrà continuare ad affrontare nel corso dei prossimi anni (la categoria al miglior film popolare verrà istituita? Se sì, le numerose e sacrosante richieste di introdurre categorie più pertinenti terranno banco per mesi), sembra che il problema del riconoscimento di un candidato fisico per il premio al miglior film in lingua straniera sia destinato a rimanere un problema secondario. 
La nostra speranza, forse un po’ ingenua, è che l’Academy decida di riconoscere retroattivamente il premio ai registi di tutti i premi finora consegnati, in modo molto semplice: aggiungendo il nome del regista accanto a quel del paese nel database del suo sito ufficiale; dopotutto i registi la statuetta con il loro nome sopra già ce l’hanno, sarebbe solo un atto simbolico volto a riconoscere ciò che in altre categorie già viene riconosciuto, il loro fondamentale contributo alla realizzazione del film.