Dopo aver vinto il Leone d’Argento alla regia alla 81° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, conquistato 3 Golden Globe e raggiunto la modica cifra di ben 10 nomination agli Oscar 2025, arriva finalmente nelle sale italiane The Brutalist, terzo lungometraggio dietro la macchina da presa per Brady Corbet. Con protagonisti Adrien Brody, Felicity Jones e Guy Pearce.
Ma di cosa parla l’ambiziosissimo The Brutalist di Brady Corbet? Fuggendo dall’Europa del dopoguerra, l’architetto visionario László Toth (Adrien Brody) arriva in America con l’obiettivo di ricostruire la sua vita, il suo lavoro e il suo matrimonio con la moglie Erzsébet (Felicity Jones), dopo essere stati separati durante la guerra a causa di confini mutevoli e regimi oppressivi. Da solo in un paese sconosciuto, László si stabilisce in Pennsylvania, dove il ricco e influente industriale Harrison Lee Van Buren (Guy Pearce) riconosce il suo talento nell’arte di costruire. Ma potere ed eredità avranno un prezzo molto alto per il nostro protagonista.

Girato interamente in VistaVision 70mm (solo in alcune sale cinematografiche attrezzate è possibile ammirare il film di Corbet in tutto il suo primigenio splendore), The Brutalist è l’opera-monumento del cineasta statunitense candidato all’Oscar, qui anche co-autore della sceneggiatura originale assieme alla compagna di vita Mona Fastvold; una pellicola dalle ambizioni smisurate ed architettonicamente (in tutti i sensi) contenitrice di profonde e spiazzanti verità sommerse sull’esperienza dell’immigrazione nel corso del Novecento e sul ribaltamento del sogno americano.

In The Brutalist, Brady Corbet affida il suo talento dietro la macchina da presa (questo è solo il suo terzo film da regista, dopo i notevoli L’infanzia di un capo e Vox Lux) ad uno script densissimo di letture e risvolti nascosti, che si insinua in maniera ipnotica e mirabile nella mente e nel cuore dello spettatore, a cavallo tra il granitico aspetto visuale delle architetture brutaliste realizzate dal protagonista (uno straordinario Adrien Brody, in odore di secondo Oscar a più di venti anni da Il pianista) ed il sapore della grande epopea letteraria e cinematografica d’antan.
Pur nella sua titanica durata di oltre 210 minuti (ma ci sarà un intervallo appositamente realizzato dallo stesso Corbet di 15 minuti tra un tempo narrativo e l’altro, anche in Italia), The Brutalist si attesta già come uno dei classici del cinema americano contemporaneo, un vero e proprio miracolo su grande schermo dalla confezione portentosa e possente ma incredibilmente realizzato con un budget di circa 10 milioni di dollari.

Un progetto di scala produttiva dunque notevole e rivoluzionaria, che ha l’ambire di voler raccontare l’odissea larger than life dell’immigrato ungherese László Toth tra i fardelli di un passato recente di oppressione e sterminio (il suo viaggio inizia dall’Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale), e la speranza disattesa di un futuro di dignità e sicurezza per lui e la sua famiglia in territorio americano, cancellato dai gesti reiteranti di oppressione e prevaricazione dell’ambiguo Van Buren interpretato da un magnetico Guy Pearce.
A conti fatti, The Brutalist non solo potrebbe sbancare grosso agli Oscar 2025 con i riconoscimenti più importanti, ma tra qualche anno potrebbe diventare film-mausoleo sulla preservazione della memoria degli stermini del secolo scorso e sull’illusorietà dell’American Dream. Magistrale.
The Brutalist arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 6 febbraio con Universal Pictures.
VOTO: 4,5/5






