The Essential Joaquin Phoenix: tre ruoli per celebrare l’interprete candidato all’Oscar

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Di Simone Fabriziani

Classe 1974, l’attore statunitense Joaquin Phoenix nasce a il 28 ottobre San Juan a Porto Rico, ma si trasferisce subito con la famiglia negli Stati Uniti; la passione per la recitazione e lo show business la eredita dal fratello maggiore River, interprete in erba del nuovo panorama del cinema americano della fine degli anni ’80 scomparso prematuramente in circostanze tragiche nel 1993.

Inizialmente giovane interprete in ruoli minori sotto lo pseudonimo di Leaf Phoenix in film e serie televisive, fa il suo debutto sul grande schermo nel 1989 nella commedia di Ron Howard Parenti, amici e tanti guai, poi continuata con titoli di peso come Da morire di Gus Van Sant accanto a Nicole Kidman (1995), U Turn – Inversione di marcia (1997) di Oliver Stone, e 8mm – Delitto a luci rosse (1999) di Joel Schumacher, a fianco di Nicolas Cage.

Il successo internazionale definitivo arriva nel 2000 con il campione di incassi (e vincitore di 5 premi Oscar) Il gladiatore; nei panni del perfido Imperatore Commodo, Joaquin Phoenix riceve la sua prima candidatura all’Oscar. Da lì nascono proficue collaborazioni davanti il grande schermo con registi come M. Night Shyamalan (Signs, The Village), e James Gray (I padroni della notte, Two Lovers, C’era una volta a New York). Acclamate della critica le due “capatine” nel cinema di Paul Thomas Anderson in titoli come The Master (2012) e Vizio di forma (2014). Ecco i tre ruoli essenziali nella multiforme carriera di Joaquin Phoenix secondo le scelte della Redazione:
Walk The Line – Quando l’amore brucia l’anima (2008) dir. James Mangold

Nei panni della leggenda della musica country Johnny Cash, Joaquin Phoenix riceve il suo primo Golden Globe, la seconda candidatura all’Oscar a fianco della premiata Reese Witherspoon, che vestiva i panni di June Carter. Non solo totale immedesimazione nel ruolo, ma una preparazione vocale che omaggiava il genio della musica americana con professionalità e rigore, oltrepassando il rischio della mera imitazione. Impeccabile.
The Master (2012) dir. Paul Thomas Anderson

Prima collaborazione con il regista e sceneggiatore americano, Coppa Volpi maschile a Venezia 69 condivisa con Philip Seymour Hoffman e terza (ed ultima fino ad ora) candidatura all’Oscar. Nei panni di Freddie Quell, Phoenix fa il salto più acrobatico della sua spericolata carriera fino ad oggi: dimagrisce considerevolmente, scandalizza le platee di tutto il mondo con un ritratto complesso ed interiorizzato di un uomo segnato profondamente dalla guerra, emblema delle mille contraddizioni di un’America ferina e animalesca, che non riesce a vivere senza un sistema piramidale di classi, di servi e padroni. Indimenticabile.
Joker (2019) dir. Todd Phillips

Nel film vincitore del Leone d’Oro alla 76° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Joaquin Phoenix ha rubato la scena tutti, volente o nolente. Nei panni del disturbato Arthur Fleck, l’attore statunitense va oltre le monocorde spesso costringenti dei dettami narrativi dei fumetti da cui deriva il protagonista titolare e crea un ritratto vivido e parossistico della malattia mentale, del disagio sociale e della perdita di innocenza di un mondo occidentale abbrutito, disumano, fino a divenire un già iconico e polarizzante simbolo del male insito nel cuore inquieto dell’essere umano. Forse, una quarta nomination all’Oscar in arrivo.
Menzioni speciali: 
A Beautiful Day – You Were Never Really Here (2017)
Lei – Her (2013)

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