Ventitré anni dopo aver diretto il primo, rivoluzionario capitolo, il regista britannico premio Oscar Danny Boyle torna dietro la macchina da presa della saga post-apocalittica che ha cambiato per sempre le carte in tavola del genere cinematografico. Mercoledì 18 giugno arriva finalmente nelle nostre sale 28 anni dopo, terzo capitolo della serie profetizzatasi con il cult 28 giorni dopo del 2002.
Ma riprendiamo le fila narrative della saga interrottasi nel 2007 con il poco fortunato 28 settimane, dopo diretto dallo spagnolo Juan Carlos Fresnadillo. Sono passati quasi tre decenni da quando il virus della rabbia è fuoriuscito da un laboratorio di armi biologiche e ora, ancora in una quarantena forzata e brutale, alcuni sono riusciti a sopravvivere in mezzo agli infetti. Un gruppo di sopravvissuti vive su una piccola isola collegata alla terraferma da un’unica strada rialzata ed estremamente protetta. Quando uno di questi lascia l’isola per una missione diretta nel profondo della terraferma, scoprirà segreti, meraviglie e orrori che hanno mutato non solo gli infetti ma anche gli altri sopravvissuti.

A diciotto anni di distanza dall’ultimo (e poco fortunato) capitolo post-apocalittico, Danny Boyle riprende in mano le redini della saga che aveva contribuito a creare nel lontano 2002 e scrive una sceneggiatura originale co-firmata dal sodale Alex Garland; il risultato è forse il capitolo della 28 Saga più emozionante e soddifacente. Certo, l’aspetto rivoluzionario del capostipite del 2002 con l’iconico Cillian Murphy è lontano già anni luce (il primo lungometraggio fu realizzato prevalentemente con una videocamera digitale), ma 28 anni dopo acquista valore nella carica emotiva ed umanistica dello script di Boyle e Garland.

In una Gran Bretagna vessata ormai dal temibile virus della rabbia, la popolazione sopravvissuta è costretta a ridisegnare il proprio assetto sociale alla maniera del Medioevo isolano: villaggi fortificati, muri di cinta, torri di vedetta, archi e frecce per colpire sconfiggere i pericolosi infetti. Un ritorno al passato storico dell’isola inglese che si sposa mirabilmente con una sceneggiatura che semplifica gli aspetti più horror e truculenti che avevano fatto la fortuna dei due capitoli precedenti, lasciando il passo ad un racconto di formazione adolescenziale che trova soluzione perfetta nel volto e nel carisma di Alfie Williams, giovane interprete qui al suo primo ruolo di spicco.

Nel rapporto del giovane protagonista con i suoi due conflittuali genitori (due solidi Aaron Taylor-Johnson e Jodie Comer) e nel viaggio che intraprenderà assieme alla madre morente per trovarle una cura sulla terraferma, si consuma il dramma narratologico di 28 anni dopo; non un horror tout court, bensì un coming of age tra gli orrori di un mondo post-apocalittico in macerie che ben si rifà al cinema teen che lo stesso Danny Boyle in passato aveva raccontato dietro la macchina da presa in forme e linguaggi sempre originali ed innovativi (bast citare suoi titoli quali Millions e il premiatissimo agli Oscar Slumdog Millionaire).
Primo di una nuova trilogia che verrà diretta successivamente da Nia DaCosta e dallo stesso Boyle, 28 anni dopo si attesta in definitiva come il miglior capitolo della saga dai tempi del capostipite del 2002. Inaspettatamente umano e consigliatissimo.
28 anni dopo arriva nelle nostre sale a partire da mercoledì 18 giugno con la distribuzione di Sony Pictures.
VOTO: 3,5/5






