A House of Dynamite

A House of Dynamite, la recensione da Venezia 82

Seguici anche su:
Pin Share

Netflix è stata costantemente bersaglio di polemiche durante questa edizione della Mostra del cinema di Venezia. Al di là della loro opinabile strategia distributiva (chi scrive non la apprezza affatto), a nessuno dei progetti in concorso è stata riconosciuta la paternità (o, in questo caso, maternità) autoriale dalla maggioranza degli spettatori.

Certo, sicuramente abbiamo avuto un Guillermo Del Toro meno provocatorio visivamente e un Baumbach particolarmente sottotono ma far rientrare tutto in uno schema della N rossa sa alquanto di complottismo. Questo perché la questione ha riguardato anche l’accattivante thriller politico di Kathryn Bigelow, il quale è invece totalmente in linea con i suoi ultimi lavori. Certo, l’immagine è molto più pulita e digitale ma è pur vero che siamo lontani dalle canoniche zone di guerra o con la testa contro il muro a Detroit e ci ritroviamo principalmente nelle stanze dei bottoni.

Rebecca Ferguson in una scena del film – fonte: Netflix


Bigelow con A House of Dynamite racconta il terribile presente in cui viviamo, quello che ci vede abitare, per l’appunto, in una casa di dinamite in cui da un momento all’altro tutto potrebbe saltare in aria. La regista non prende le parti di alcuna nazione, nonostante il punto di vista sia statunitense, e di nessuna fazione politica (non a caso il presidente degli Stati Uniti d’America ha una voce particolarmente simile a quella di Trump ma è afrodiscendente come Obama), ma rende l’umanità tutta vittima e carnefice di se stessa, della minaccia di una possibile guerra nucleare, sottolineando non tanto il se accadrà mai un qualcosa di simile ma chiedendosi principalmente quando. E domandandosi come reagirà chi avrà la possibilità di intervenire davanti a questa catastrofe; la scelta però appare alla cineasta, dettata da un evidente cinismo realista sulla questione, essere a due sole e terribili strade: quella della resa e quella del suicidio.

Anthony Ramos in un momento del film – fonte: Netflix


A House of Dynamite ha il pregio di tenere lo spettatore con il fiato sospeso grazie a una struttura narrativa rigida e efficace che vede il riproporsi per tre volte della medesima giornata, e in particolare dei minuti che precedono gli effetti del primo attacco scanditi da un ansiogeno countdown, da differenti punti di vista. L’indagine del titolo vede protagonista anche il lato umano oltre a quello amministrativo, portato avanti da un cast corale totalmente in parte tra cui spiccano Rebecca Ferguson e Idris Elba.


A House of Dynamite insomma è espressione dei nostri tempi, un film confezionato bene senza mai eccedere nel virtuosismo, dove le scelte coraggiose sono più di contenuto che formali. Né buoni, né cattivi, ma ugualmente prossimi al medesimo destino.

In concorso a Venezia 82 A House of Dynamite arriverà in sale selezionate il prossimo 8 ottobre, dal 24 ottobre su Netflix per tutti gli abbonati.

VOTO: 3,5/5


Pubblicato

in

,

da