Daniel Day-Lewis

Anemone, la recensione

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Dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al New York Film Festival e passato in rassegna al Roma con Alice nella Città, arriva nelle sale italiane con Universal Pictures e Focus Features l’atteso Anemone, il debutto dietro la macchina da presa di Ronan Day-Lewis.

Ma di cosa parla il lungometraggio d’esordio del figlio d’arte del tre volte premio Oscar Daniel Day-Lewis?

Daniel Day-Lewis in Anemone – fonte: Focus Features

Dopo otto anni di assenza dagli schermi, Daniel Day-Lewis è tornato a recitare nel film Anemone, un dramma familiare scritto a quattro mani con il figlio Ronan Day-Lewis, qui al suo esordio alla regia. Ambientato nel nord dell’Inghilterra, il film Anemone esplora le conseguenze di una storia personale e politica segnata da traumi, silenzi e tensioni mai sopite. La vicenda ha inizio quando un uomo di mezza età (Sean Bean) lascia la sua vita suburbana per raggiungere un fratello da cui è separato da decenni e che vive isolato nei boschi (interpretato da Daniel Day-Lewis). Il loro incontro riapre vecchie ferite, riporta a galla eventi rimossi e obbliga entrambi a confrontarsi con un’eredità familiare segnata dalla violenza e dall’incomprensione.

Samantha Morton in una scena del film – fonte: Focus Features

Un esordio alla regia cinematografica, quello di Ronan Day-Lewis, che nasce principalmente dall’urgenza di riportare davanti la macchina da presa il padre, leggenda vivente della recitazione filmica; assente dai set dai tempi dello straordinario Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, Daniel Day-Lewis accetta di rifinire ed affinare la sceneggiatura originale approntata dal figlio per portare sul grande schermo un dramma famigliare che però ha il sapore del già visto e delle poche idee in campo.

Sean Bean e Daniel Day-Lewis nel film – fonte: Focus Features

A nulla servono i pure intensi scontri/incontri tra il tre volte premio Oscar e Sean Bean, un memorabile monologo di Day-Lewis sui traumi dell’infanzia e un racconto intra-generazionale che ha l’ardire di assolvere alle mai sopite contraddizioni storiche e sociali tra Regno Unito ed Irlanda del Nord. Anemone è un prodotto che vuole essere esageratamente troppo, tra elementi di malcelata allegoria e svolte narrative in prestito dai maestri della settima arte di ieri e di oggi.

Un vero peccato, se si pensa che la leggenda della recitazione mondiale, assente dal grande schermo sin dal 2017, abbia scelto di avallare (legittimamente) il progetto cinematografico del figlio Ronan decidendo di ritirarsi dalla pensione anticipata con un film non all’altezza del suo titanico magnetismo ed arte drammaturgica. Alla fine della fiera, del tanto sospirato ritorno di Daniel Day-Lewis, non rimarranno nei mesi e negli anni a venire che briciole di parziale delusione.

Anemone arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 6 novembre con Universal Pictures e Focus Features.

VOTO: 2/5


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