Better Man

Better Man, la recensione

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Recentemente i registi Sean Baker e Brady Corbet in una conversazione per Variety hanno discusso di come possa essere difficile realizzare un film biografico su una persona realmente esistita in piena libertà, poiché il rischio di offendere gli eredi o in alcuni casi la persona stessa è alto e non sempre si riesce a non farsi condizionare.

Esempi di biopic (per così dire) liberi decisamente non mancano, basti pensare a Pablo Larraín o il nostro Paolo Sorrentino, eppure è vero che questo sotto genere particolarmente esplorato dal cinema presenta spesso prodotti non del tutto riusciti, anche a causa del discorso sul dover rendere conto a qualcuno. Il caso di Better Man rientra decisamente in quella categoria di film biografici non riusciti. Questo titolo, che racconta la vita e carriera di Robbie Williams, è estremamente indulgente e celebrativo: non solo tende a giustificare il protagonista sempre e comunque e non affronta troppo di petto determinate tematiche come la dipendenza da alcol e droghe, ma ritrae inoltre il cantante britannico come un fenomeno molto più grande di quello che è stato e sicuramente di quello che è ad oggi.

Una scena di Better Man – fonte: Paramount Pictures

Tra l’altro dovremmo parlare di autoindulgenza e autocelebrazione in quanto Robbie Williams è coinvolto in più modi nel film, nonché in quello più diretto possibile: il cantante infatti interpreta se stesso. Bypassando l’idea carina anche se legate a una metafora un po’ banale di rappresentare il protagonista come un primate, Better Man nella sua messa in scena appare come un susseguirsi di videoclip digitali, non totalmente slegati, certo, ma che poco aggiungono a livello narrativo all’esperienza dello spettatore, stando lì principalmente per farci canticchiare e assistere a qualche coreografia ben congegnata. Questo giustificare in modo forzato la maggioranza dei momenti musicali del film tra l’altro finisce con l’appesantire il ritmo del racconto che il montaggio cerca di tenere il più serrato possibile.

La scimmia protagonista del film – fonte: Paramount Pictures

Nulla sul piano visivo appare inoltre totalmente ispirato, e alcune scelte estetiche ricordano troppo quelle già viste in The Greatest Showman sempre dello stesso regista, non tanto perché parte di una sua cifra stilistica quanto per riciclare qualcosa che aveva più o meno già funzionato. Il coinvolgimento diretto di Elton John in Rocketman appare quindi come l’eccezione che conferma la regola, poiché ogni volta che vi è il coinvolgimento diretto dell’artista stesso e/o dei suoi eredi e colleghi in film biografici musicali non si riesce mai a dare un ritratto veritiero e d’impatto a trecentosessanta gradi, che sia al tempo stesso universale e capace di raccontare le ombre con il medesimo peso delle luci. Tremiamo al pensiero dei futuri film su Springsteen e Madonna, restiamo un po’ più fiduciosi per quello su Dylan.

Better Man – La vera storia di Robbie Williams arriva nelle sale italiane mercoledì 1 gennaio con Lucky Red.

VOTO: 2/5


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