BlackKklansman – La recensione del nuovo, applaudito film di Spike Lee

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Di Simone Fabriziani

Ron Stallworth, un ufficiale di polizia afro-americano del Colorado, progetta di infiltrarsi nel Ku Klux Klan. Riuscendo con successo nel suo intento, finirà con il divenire il capo della sede locale dell’organizzazione. Tratto da una storia vera, eppure le procedure e gli intrecci narrativi del fatto raccontato in BlackKklansman sembrano “più veri della finzione”.

Il nuovo film co-scritto e diretto dal candidato all’Oscar Spike Lee arriva finalmente nelle sale italiane a partire dal 27 settembre con la distribuzione di Universal Pictures dopo gli applausi a scena aperta e il Grand Prix du Jury conquistato all’ultimo Festival di Cannes. Dopo anni di lungometraggi non all’altezza del genio creativo di capolavori “polemici” come Fa la cosa giusta e La 25esima ora, Spike Lee torna dietro la macchina da presa per raccontare l’incredibile storia vera di Ron Stallworth (John David Washington) grazie ad un pool di sceneggiatori formato da Charlie Wachtel, David Rabinowitz e David Wilmott timonato da una solidissima regia di Lee (anche co-sceneggiatore del progetto). Il risultato è il più imprevedibile e provocatorio film del regista afroamericano da più di dieci anni.

Raccontata attraverso il linguaggio del manicheismo bigger than life nella contrapposizione grottesca tra un “potere bianco” e un “potere nero”, l’incredibile storia vera dell’infiltrazione di Stallworth (un promettente John David Washington, figlio di Denzel) nelle file del crescente consenso popolare dl Ku Klux Klan nello stato del Colorado, ben si presta ad una rilettura invece truer than fiction di un racconto che, seppur sguaiatamente ironico e paradossale, nulla vuole risparmiare al monito polemico da black panther del cinema statunitense di Spike Lee. Il regista e sceneggiatore trova un miracoloso equilibrio tra satira e tradizionale condanna sociale, scomodando anche i grandi classici del cinema americano prima dei movimenti di liberazione degli anni ’60 e ’70; su tutti Via col vento e la pietra dello scandalo La nascita di una nazione di David Wark Griffith.
Forse è proprio prendendo in esame la classicità del primo titolo e la sovversività del secondo che si può racchiudere l’anima di BlackKklansman, legata così tra ambizioni da grande storia ammonitrice e narrazione dal vigore svergognato da film della blaxploitation. Senza però mai dimenticare l’America del presente, non raccontata dai classici discutibili di un cinema che nell’epoca d’oro cristallizzava il ruolo della comunità afroamericana, un’America contraddittoria che, a tratti, spaventa ancora oggi.
Nel cast, anche Adam Driver, Laura Harrier e Topher Grace.
VOTO: 8,5/10




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