Cattiverie a domicilio

Cattiverie a domicilio, la recensione della commedia con Olivia Colman

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Di Dario Ghezzi

Littlehampton, in un piccolo paese sul mare, poco dopo il primo conflitto mondiale, Edith Swan, donna in là con gli anni e che vive con i suoi genitori, dopo la morte dei fratelli maggiori in guerra, riceve da tempo delle strane lettere di insulti, scritte con un turpiloquio estremo. Del misfatto è accusata l’irriverente vicina di casa, trasferitasi da poco dall’Irlanda, Rose. Quest’ultima, pur essendo sulla carta la colpevole perfetta, potrebbe non c’entrare nulla nella questione e spetterà alla giovane poliziotta Gladys, mal vista dai suoi colleghi uomini a trovare gli indizi per scagionarla e far emergere la verità.


Questa è la trama di Cattiverie a domicilio, il film di Thea Sharrock che rimette insieme la coppia Olivia Colman e Jessie Buckley, già viste in La figlia oscura di Maggie Gyllenhaal. L’alchimia tra le due attrici è una carta vincente della pellicola. Thea Sharrock delinea un racconto partendo da un fatto vero accaduto negli anni ’20 del secolo scorso e lo fa costellando il film di irriverente black humor, facendo una critica sociale dell’epoca, di una società maschiocentrica e che, paradossalmente, diventa anche uno specchio della realtà attuale.

Olivia Colman in una scena del film – fonte: Film4

Una sorta di critica al patriarcato trasferendosi in un altro contesto spazio temporale. Tramite l’amicizia prima e la rivalità poi tra le due protagoniste si vuole proprio mostrare e poi scardinare l’ottusità, il moralismo, il bigottismo protestante.
Centrali e determinanti, ovviamente, sono proprio le figure femminili. Edith, Rose e Gladys, in un certo senso, sono facce della stessa medaglia, quasi personaggi speculari che si completano e che contribuiscono a dare vita a una divertente detective story. Mettono alla berlina gli uomini, ciascuno a suo modo buffo e grottesco.

Jessie Buckley in una scena del film – fonte: Film4


Il cast è di primo livello. Oltre alle citate protagoniste, troviamo Anjana Vasan, Timothy Spall e Hugh Skinner. Il film è divertente, scorrevole e non lesina, oltre l’humor, anche dei momenti più intimi e riflessivi.
Quello che gli si rimprovera, forse, è invece un calo di tensione che si avverte via via nello svolgimento, forse dovuto alla scoperta del vero colpevole delle lettere.

VOTO: 3/5


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