Da 5 Bloods – La recensione del nuovo film di Spike Lee con Delroy Lindo e Chadwick Boseman

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Di Daniele Ambrosini

Spike Lee torna dietro la macchina da presa a distanza di due anni da BlacKkKlansman, il film che ha segnato il suo ritorno agli Oscar, nonché il suo ritorno alla forma dopo un paio di pellicole non propriamente amate dalla critica, tra cui il remake di Oldboy e Il sangue di Cristo. Da 5 Bloods – Come fratelli, in un certo senso, era atteso come il film della conferma del nuovo periodo di forma del regista americano, quello che avrebbe potuto donare a Lee una ritrovata attenzione mediatica e riportarlo agli occhi del grande pubblico e dei premi, e in parte, visto la reazione entusiasta della stampa americana e il crescente Oscar buzz che si sta venendo a creare nei confronti del film, è ciò che è avvenuto. Tuttavia, Da 5 Bloods è un film decisamente meno riuscito del suo predecessore. 

Protagonisti di Da 5 Bloods sono un gruppo di quattro veterani della guerra del Vietnam che avevano sotterrato milioni di dollari in lingotti d’oro dichiarandoli perduti in un incidente aereo, con la speranza di tornare a riprenderli quando la guerra sarebbe finita. Passati quasi quarant’anni da quel momento, i soldati hanno perso le tracce di quel tesoro, finché un’alluvione non ha riportato in superficie un indizio che potrebbe riportarli a quel tesoro sepolto anni prima. Con la scusa di ritrovare il corpo di un loro commilitone morto durante la guerra, i quattro prendono accordi con un criminale internazionale e si addentrano nella giungla con il figlio di uno di loro, che scoperto il piano ha deciso di volere una fetta del tesoro sepolto. 
Da 5 Bloods è un film dall’aspetto fortemente politico, un film che esce, per fortuna o per sfortuna, o solamente per puro caso, in un momento particolare della storia degli Stati Uniti, motivo per il quale è destinato ad avere una risonanza maggiore rispetto a quella che avrebbe avuto se questo 2020 non fosse com’è stato. Lee è sempre stato un regista fortemente politico, uno con uno sguardo intelligente ed originale sulla storia del suo paese, ed in grado di rielaborarla e di metterla in scena in maniera efficace, tuttavia, Da 5 Bloods non è propriamente un film politico, o meglio, lo è solamente di riflesso. Perché Da 5 Bloods, in realtà, è un film di puro intrattenimento, al quale è aggiunta una cornice politica che ha in sé un fine narrativo e che pretende di rielaborare il presente, senza realmente riuscire a proporre una riflessione originale o particolarmente incisiva. 
Qualche battuta su Trump, un approccio blando alle reali problematiche dei veterani e discorsi sulla segregazione di una profondità non entusiasmante sono lì a fare da contorno a quello che è, a tutti gli effetti, un film d’avventura, con un risvolto drammatico, ma pur sempre qualcosa che assomiglia più a un’operazione commerciale d’intrattenimento che ad un film dettato da una reale necessità, politica, sociale o di altra natura. Manca un elemento viscerale, qualcosa che ci suggerisca che questa, in fin dei conti, per il suo autore è un’operazione sentita. Ed è un peccato.
Da 5 Bloods cambia registro molto spesso, a volte anche senza una reale soluzione di continuità, lasciandoci un po’ spaesati. Il suo approccio teatrale, poi, non aiuta ad immergersi completamente nella storia, né ad empatizzare con i personaggi, perché, alla lunga, finisce per sembrare forzato. Complice di questo sono anche i tempi incredibilmente dilatati del racconto e delle singole scene, che da una parte donano alla storia ampio respiro, ma dall’altra finiscono solo per rendere più evidente quella componente teatrale che rende il tutto un po’ meno brillante. Se c’è un lato positivo in questo tipo di messa in scena è quello di dare agli attori tempo e modo di mettersi in mostra. Gli interpreti sono indiscutibilmente il punto forte del film, e su tutti spicca Delroy Lindo, che ha il personaggio con più conflitti, ovvero quello a cui sono dedicate più scene madre. Quello più teatrale per intenderci. 
Da 5 Bloods non è un brutto film, anzi, ma è molto, forse troppo, lungo, e, nonostante abbia entusiasmato tanti soprattutto negli States, viene da chiedersi se l’ultimo lavoro di Spike Lee, al netto dei ridondanti montaggi video, sia davvero in grado di dire qualcosa di efficace sull’America contemporanea, quella di Donald Trump, e su questo conserviamo qualche dubbio. Soprattutto dopo BlacKkKlansman. Vedremo se il tempo vincerà questa resistenza, ma, per ora, Da 5 Bloods non può che sembrarci un film riuscito a metà. 
VOTO: 6/10 


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