Downton Abbey – Una nuova era – La recensione dell’atteso sequel

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Di Massimo Vozza

Neanche tre anni fa le porte di Downton Abbey si riaprirono per i fan (e non) della serie conclusasi nel 2015, grazie a un lungometraggio più che soddisfacente (superiore al finale televisivo) che si sarebbe potuto considerare perfino definitivo; il successo ottenuto però fece presagire subito l’arrivo di un sequel e difatti eccoci qui, pronti a immergerci ancora una volta nella favolista visione dell’upper class inglese del primo ‘900 nata dalla penna di Julian Fellowes.

Downton Abbey II – Una nuova era decide di sviluppare i segni del cambiamento che nel precedente capitolo erano solamente intuibili, dando quindi inizio a una differente e fresca fase (come esplicitato già dal titolo) per i personaggi che abbiamo imparato ad amare in questi anni. Il volersi legare così direttamente all’opera precedente spiega anche il non così ampio salto temporale che vi è tra i due film, in modo da non lasciare fuori campo nessuno degli eventi che ci aspettavamo sarebbe inevitabilmente accaduto, così da poterlo vivere insieme tra risate e soprattutto commozione.

La macchina narrativa di questa nuova era però ci mette a un po’ a ingranare: nella prima parte ci pare non messa particolarmente a fuoco la storia di praticamente nessun personaggio, quasi si volesse condensare la coralità che faceva da padrone nella serie televisiva, saltando da una parte all’altra con minima continuità, ma in un secondo momento tutto diviene chiaro e, seppur lasciando alcuni nelle retrovie, lo sviluppo e il punto d’arrivo di molti protagonisti diviene progressivamente più chiaro.

L’unica storyline che sin dall’inizio sai ti guiderà per le oltre due ore di durata è quella di Lady Violet: la matriarca della famiglia Crawley interpretata dalla magnifica Maggie Smith è il fil rouge dell’intero capitolo, tra passato e presente ma, indirettamente, anche futuro. La sua figura, pure stavolta, si rispecchia poi inevitabilmente in quella della nipote, Lady Mary, come mai prima d’ora in bilico tra responsabilità e sentimento, tradizione e innovazione.

Il personaggio interpretato da Michelle Dockery è inoltre al centro della sorprendente linea narrativa con valenza meta-cinematografica, ricca di richiami a opere come Cantando sotto la pioggia e The Artist, la quale include l’arrivo di personaggi inediti, ossia quelli interpretati da Hugh Dancy, Laura Haddock e Dominic West.

La regia di Simon Curtis, seppur senza sorprendere, trova una strada meno televisiva di quella di Michael Engler (regista del primo film), elevando ulteriormente quella cura dei dettagli che ha dai tempi del piccolo schermo caratterizzato Downton Abbey (costumi, scenografie e acconciature soprattutto).

Tirando le somme questo sequel, un po’ come il primo, soddisfa senz’altro il fandom della fortunata serie (facendogli però forse rimpiangere in sporadici momenti la struttura episodica) ma, a differenza del precedente, si perde un po’ per strada il pubblico più generalista e i palati maggiormente cinefili e forse, data la valenza emozionale di questo secondo (e immaginiamo non ultimo) pezzo della storia di Downton sul grande schermo è giusto così.

Downton Abbey II – Una nuova era arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 28 aprile con Universal Pictures

VOTO: ★★★


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