Dune: Parte 2, la recensione del maestoso sequel con Timothée Chalamet e Zendaya

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Di Simone Fabriziani

Il duca Paul Atreides si unisce ai Fremen e intraprende un viaggio spirituale e marziale per diventare Muad’Dib, il messia tanto atteso dalla popolazione guerriera nomade che abita l’alto deserto di Arrakis. Nel frattempo, Paul dovrà anche cercare di scongiurare l’orribile futuro intravisto nelle sue visioni: una guerra santa combattuta in suo nome, destinata ad allargarsi a tutto l’universo conosciuto. Così ha inizio Dune: Parte Due, attesissimo secondo capitolo diretto da Denis Villeneuve e tratto dalla serie di romanzi omonimi pubblicati da Frank Herbert a partire dal 1965. 

Il primo appuntamento cinematografico del 2021 (fu presentato con ottimo successo di pubblico e critica alla Mostra del Cinema di Venezia) ottenne 10 candidature all’Oscar e ben sei statuette; il secondo appuntamento, rimandato di qualche mese a causa dello sciopero congiunto di sceneggiatori ed attori dello scorso anno, forse riceverà un trattamento simile il prossimo anno da parte dell’Academy. Perché il sequel co-scritto e diretto da Villeneuve supera ogni più rosea aspettativa ed allestisce un sistema complesso e miracolosamente equilibrato di world-building affiancato da due elementi di fondante importanza: adeguato scavo psicologico dei suoi protagonisti ed uno spettacolo visivo-sonoro di incomparabile qualità.

Valori che non dovrebbero essere di certo considerati aggiunti quando si parla di cinema sci-fi, ma che per il maestoso progetto di passione del cineasta canadese (manca l’ufficialità della Warner, ma pare che il suo Dune cinematografico sarà una trilogia che terminerà con la narrazione del romanzo sequel “Messia di Dune”, pubblicato sempre da Herbert nel 1969) sono mattoni essenziali per costruire un edificio audiovisivo dalle fondamenta robustissime, capaci di rivaleggiare in trattamento quasi filologico con ciò che Peter Jackson aveva fatto per la Trilogia dell’Anello di J.R.R. Tolkien.

Delle pagine pubblicate da Herbert negli anni ’60, c’è praticamente tutto: intrigo social-politico, dissertazione in salsa fantascientifica del ruolo della religione e della fede nel mondo contemporaneo, riflessi di inquietante efficacia a guardar bene gli equilibri geopolitici del mondo attuale, quando invece la serie di romanzi aveva debuttato nelle librerie di tutto il mondo soltanto sessant’anni fa. Per tale motivo, ancor più del primo capitolo del 2021, Dune: Parte Due riesce a coniugare con grande sapienza slanci di attualissima urgenza e spettacolo sci-fi di epica imponenza, senza dimenticare né l’uno e né l’altra ambizione.

Un’espansione di universo narrativo e di personaggi da togliere il fiato (e qui, le new entry sono veramente tante: su tutte, primeggiano il viscido Feyd-Rautha di Austin Butler, la timida eleganza della Principessa Irulan dal volto di Florence Pugh, la stoica possanza dell’Imperatore interpretato dal leggendario Christopher Walken), che rivaleggia non solo con la monumentale ambizione di Jackson con la saga de Il Signore degli Anelli, ma che attesta Dune: Parte Due come uno dei sequel cinematografici di maggiore risonanza culturare degli ultimi decenni, alla stregua di secondi capitoli di deflagrante impatto come ad esempio L’impero colpisce ancora. Che nel 1980, pur partendo da una sceneggiatura sostanzialmente originale, ampliava una saga sci-fi che cambiò il corso della storia del cinema d’intrattenimento.

Dune: Parte Due arriva nelle sale italiane a partire da mercoledì 28 febbraio con Warner Bros. Pictures

VOTO: ★★★★½