Joaquin Phoenix

Eddington, la recensione

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Dopo essere stato presentato al 78° Festival di Cannes e di passaggio in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma 2025, arriva finalmente nelle nostre sale l’atteso Eddington di Ari Aster.

Ma di cosa parla il thriller drammatico a tinte western del regista cult? Siamo nel maggio 2020. In una piccola cittadina del New Mexico, un acceso scontro tra lo sceriffo locale (Joaquin Phoenix) e il sindaco (Pedro Pascal) dà il via a una pericolosa escalation, trasformando Eddington in una polveriera pronta a esplodere. In un clima sempre più teso, i cittadini si ritrovano divisi gli uni contro gli altri in una spirale di diffidenza e paura.

Emma Stone in una scena di Eddington – fonte: A24

Distribuito in Usa dalla lungimirante A24, Eddington è forse il film più ambizioso ed urgente del regista di film cult quali Hereditary, Midsommar e Beau ha paura. Accantonate le derive e gli elementi narrativi tipicamente orrorifici, Aster dedica la sua nuova fase dietro la macchina da presa al racconto (anch’esso in un certo qual modo orrorifico) delle paranoie e delle psicosi dell’America contemporanea. Lo aveva fatto due anni fa con Beau ha paura, e ora con Eddington il cineasta Usa si porta nuovamente dietro Joaquin Phoenix per un neo-western che parla agli Stati Uniti pre e post-Covid con lucida perfidia e acume.

Ari Aster e Pedro Pascal sul set di Eddington – fonte: A24

Immergendo contesti e personaggi all’interno dell’immaginaria cittadina di Eddington in piena pandemia, Ari Aster racconta le latenti contraddizioni dell’America più recente passando con disarmante nonchalance dal dramma allo psico-thriller, fino a far esplodere gli eventi e i rapporti tra i vari protagonisti in uno scontro cittadino che rimanda deliberatamente ai grandi western americani del glorioso passato cinematografico.

Luke Grimes in una scena di Eddington – fonte: A24

Un poutpourri di generi ed ambizioni contenutistiche che catapulta Eddington nel pantheon dei film essenziali per comprendere e dissezionare lo stato di salute del tessuto politico-sociale degli Usa contemporanei, anche se a conti fatti risulta il lungometraggio meno incisivo e “a fuoco” nella carriera dietro la macchina da presa dell’autore cult.

Questo perché Eddington, pur rimandendo fedele alla matrice stilistica di Aster, preferisce tuttavia puntare i riflettori su un calderone parossistico e sopraffacente di temi e contenuti, perdendo nel corso del suo complesso tessuto narrativo forza ed interezza di visione cinematografica. Una delusione, ma solo parziale.

Eddington arriva nelle sale italiane a partire da venerdì 17 ottobre con la distribuzione di I Wonder Pictures.

VOTO: 3/5


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