El Conde, recensione a caldo del nuovo film di Pablo Larraìn in concorso a Venezia 80

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Di Massimo Vozza

Se c’è un autore che ogni volta si approccia al biopic in maniera sempre innovativa, fuori dai canoni classici, quello è Pablo Larraín, il quale stavolta ha deciso di approcciarsi alla figura di Pinochet, facendogli vestire i panni di un vampiro che ha smesso di avere voglia di vivere.

Con El Conde, il cineasta cileno torna non solo in patria ma anche a scrivere la sceneggiatura, cercando ancora una volta di rinnovarsi, mixando la satira politica e la vita privata, attraverso un’estetica che deve molto all’espressionismo tedesco. Le costanti restano la regia estremamente musicale, l’importanza della colonna sonora e quel gioco continuo tra realtà e finzione, senza specificare mai la linea di confine, fino ad arrivare a un plot twist finale, geniale quanto divertente.

Per la sua valenza politica raccontata in maniera così grottesca, El Conde potrebbe non soddisfare il pubblico alla ricerca di un film patinato e/o chi si schiera politicamente da altre parti. A meno che non siate molto auto-ironici: in tal caso questo titolo farebbe per voi.

El Conde debutta su Netflix a partire dal 15 settembre.

VOTO: ★★★★


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