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Furiosa: A Mad Max Saga, la recensione

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Di Simone Fabriziani

Nove anni dopo l’accoglienza trionfale di Mad Max: Fury Road e la presentazione fuori concorso al 77° Festival di Cannes, il regista australiano candidat o all’Oscar George Miller torna dietro la macchina da presa per realizzare un lungometraggio prequel delle concitate ed adrnaliniche vicende del reboot del 2015 con Charlize Theron e Tom Hardy.

In Furiosa: A Mad Max Saga, Miller si concentra sull’infanzia e l’adolescenza della protagonista titolare, prima interpretata da Theron, adesso dalla star sempre più in ascesa Anya Taylor-Joy. Mentre il mondo procede nella sua caduta apocalittica, la giovane guerriera Furiosa viene strappata con violenza dall’idillio del Luogo Verde delle Molte Madri quando viene rapita dal signore della guerra Dementus (un esilarante e sopra le righe Chris Hemsworth), tiranno nomade che vaga per le terre desolate cercando di accaparrarsi tutto il possibile al comando della sua orda di motociclisti.

Anya Taylor-Joy in una scena del prequel – fonte: Warner Bros. Pictures

Nel loro vagabondare, però, Dementus e il suo esercito si imbattono nella Cittadella su cui regna Immortan Joe (Lachy Hulme), spietato e potentissimo tiranno padrone dell’acqua, a capo dei Figli della Guerra. Tra le due fazioni scoppia un conflitto sanguinoso. Furiosa vuole sfruttare questa guerra per riuscire a ritrovare la strada di casa.

Era impossibile eguagliare toni e rivoluzionari linguaggi action proposti nel 2015 dal sorprendente reboot Mad Max: Fury Road. Incastonato in una struttura da road movie a tutto gas ed adrenalina, Miller introduceva ad una nuova generazioni di cinespettatori un universo narrativo inedito ed espandibile, che non contraddiceva necessariamente gli appuntamenti precedenti (prima di Fury Road, la saga era iniziata nel 1979 con Interceptor, seguita da Il guerriero della strada e “completata” nel 1985 dallo stravagante ma irresistibile Mad Max – Oltre la sfera del tuono), ma ne celebrava l’immensa potenzialità vivifica dei suoi personaggi, dei suoi luoghi, dei suoi contenuti squisitamente post-apocalittici.

Una scena d’azione di Furiosa: A Mad Max Saga – fonte: Warner Bros. Pictures

In Furiosa, l’incanto della freschezza visual-narrativa del lungometraggio precedente non si ripete, presentandosi allo spasimante pubblico come un oggetto action consapevolmente differente rispetto a Fury Road, conscio di non poter ripetere la magia e la prorompente avant-garde di quel capolavoro; e così il prequel con Anya Taylor-Joy e Chris Hemsworth sceglie la strada dell’odissea narratologica suddivisa in capitoli, allunga situazioni, contesti, scene e personaggi lungo un percorso di minutaggio forse anche troppo impegnativo ed ingiustificato (qui ci avviciniamo alle due ore e mezza di durata).

Il risultato finale, seppur tecnicamente portentoso e con alcune trovate e sequenze da antologia, non riesce a competere né con la follia energizzante di Mad Max: Fury Road (ma il paragone è impari e francamente accessorio, in questo caso), ma nemmeno con la camaleonticità dei tre capitoli precedenti a cavallo tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, che titolo dopo titolo hanno continuamente cambiato pelle e registro narrativo, senza mai soluzione di coerenza e continuità. Un testamento che riconferma George Miller come uno dei più imprevedibili affabulatori dietro la macchina da presa della sua generazione, ma che con Furiosa cede il passo ad un racconto di origini solido, volontariamente quadrato eppure privo di spunti contenutistici, nonostante la scintillante e cromatica fattura.

Furiosa: A Mad Max Saga arriva nelle sale italiane con Warner Bros. Pictures da giovedì 23 maggio.

VOTO: 3/5


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