Gli occhi di Tammy Faye – La recensione del film biografico con Jessica Chastain e Andrew Garfield

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Di Simone Fabriziani

Tra gli anni Settanta e Ottanta, Tammy Faye e il marito Jim Bakker provano a lasciarsi alle spalle le loro umili origini per creare una grande emittente religiosa e un parco a tema. Venerata per i messaggi di amore, di accettazione e di prosperità che trasmette, Tammy Faye diventa in breve una leggenda grazie alle sue ciglia, al suo canto eccentrico e al suo desiderio di accogliere persone provenienti da ogni ceto sociale. Tuttavia, non passerà molto tempo prima che irregolarità finanziarie, rivalità e scandali ne distruggano l’impero che ha a poco a poco costruito. Gli occhi di Tammy Faye, film biografico diretto da Michael Showalter (The Big Sick) è stato il film di apertura della 16° Festa del Cinema di Roma dopo aver avuto la sua premiere mondiale a Toronto.

Perché vedere Gli occhi di Tammy Faye

Perché il film biografico di Showalter si prende la briga di raccontare la storia di una coppia di televangelisti statunitensi che non ha avuto eco mediatica oltre il continente americano e che scoperchia quindi un substrato oscuro e nascosto sul ruolo della religione cristiana negli Stati Uniti e di come i suoi cittadini, in forme diverse nella sua Storia e nella sua evoluzione sociale, ne abbiano tratto vantaggio per perseguire i propri scopi, le proprie idee, il proprio tornaconto balordo. Qui si inserisce difatti la parabola discendente e pacchiana di Tammy Faye e Jim Bakker, una coppia che ha saputo rappresentare alla perfezione le luci e le ombre del fenomeno tutto Usa del televangelismo. Lui adorabile farabutto, lei ingenua donna progressista vittima di vilipendio e ostracismo da parte dell’opinione pubblica americana dopo lo scandalo Bakker. Ad ancorare la vicenda all’attenzione dello spettatore sono gli occhi di Jessica Chastain, vero motore della macchina supervisionata da Showalter; dietro ad un trucco prostetico discutibile e volutamente kitsch si nasconde infatti un ritratto femminile sopra le righe ma vibrante allo stesso tempo, feroce ed intimo, perfetto corollario della carriera variopinta dell’interprete Usa fino ad oggi.

Perché non vedere Gli occhi di Tammy Faye

Perché il film biografico diretto da Michael Showalter e scritto da Abe Sylvia assieme a Fenton Bailey e e Randy Barbato (autori del documentario omonimo “The Eyes of Tammy Faye del 2000) non si discosta dal tradizionale formulario del biopic Usa degli ultimi decenni. Tutti appare formulaico e (volutamente?) approssimativo, molte sono le domande e i dubbi sollevati dal regista all’attenzione dello spettatore che però non vengono adeguatamente affrontati: dal tema della tolleranza, della cristianità, dell’etica religiosa, della religione stessa come mezzo di appropriazione di un personale status symbol fino all’omosessualità, nulla sfugge al racconto de Gli occhi di Tammy Faye, eppure tutto viene accantonato in fretta e furia a favore di una recitazione front and center caricaturale, esagerata, sopra le righe. Siamo sicuri che il talento, pur riconosciuto già in passato, di interpreti come Jessica Chastain e lo stesso Andrew Garfield meritino una cornice mediocre ma dal potenziale così sprecato?

VOTO: ★★


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