GLOW – La recensione della terza stagione della serie Netflix sulle lottatrici di wrestling

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Di Gabriele La Spina

La serie creata da Liz Flahive e Carly Mensch, nomi dietro a serie come Weeds e Nurse Jackie, è tornata per la sua terza stagione su Netflix. Se lo scorso anno si è concessa alla sperimentazione pur trattando ancora una volta la disparità di genere negli ambienti lavorativi degli anni ’80; in questo giro si è adagiata sugli allori, soprattutto per una prima parte della stagione, per poi concentrarsi sullo sviluppo di ogni personaggio, aprendo la strada a fioriture inaspettate.

Lustrini, piume di struzzo e luci scintillanti. Las Vegas fa da cornice a questa stagione della serie, dove le nostre wrestler mandano in scena ogni sera il loro spettacolo, con i personaggi ormai cuciti su di loro, da Zoya la destroya a Liberty Bell. Per i primi cinque episodi della stagione GLOW si nutre delle sue radici comedy, mostrando le scorribande delle ragazze che inizialmente si ambientano in una location ben lontana da loro, per poi mimetizzarsi e adeguarsi allo stile di vita dissoluto della città del Nevada. Ma è in questo scenario che si fomentano le loro più grandi insicurezze; Sheila, la donna lupo, sente il peso del suo personaggio fuori dal set, un ostacolo per il suo fuoco recitativo, vedremo per la prima volta scavare affondo nel personaggio interpretato Gayle Rankin, che nel nono episodio sarà protagonista di un vibrante monologo; così come Ruth, che vede pian piano sfuggire il suo sogno di diventare un’attrice ritrovandosi in un loop dettato dalle ripetizioni dello show di wrestling. 
Sarà catartico l’episodio 6, intitolato “Outward Bound”, dove le ragazze campeggiano nel deserto e intorno a un fuoco si metteranno a nudo: i personaggi di Jenny e Melanie, racconteranno le loro origini in un momento che rappresenta una piccola finestra, della cultura ebraica e asiatica in quel determinato periodo americano. In questa prima parte viene inoltre affronatata la tematica della maternità; l’essere una working mom, che deve decidere tra il suo lavoro e un figlio da crescere, come Debbie, o Cherry. Dall’episodio “Hollywood Homecoming” la stagione alza il tiro, innescando dinamiche più interessanti. La fragilità del personaggio di Ruth, combattuta dal rapporto sempre più ambiguo con il regista Sam, viene delicatamente mostrata, dando possibilità al talento di Alison Brie. Qui si calca maggiormente la mano sulla componente drammatica della serie; con Debbie, una sempre ottima Betty Gilpin, che si crea una sua nicchia a Las Vegas, scoprendo di essere comunque accecata dall’ambizione; e Bash, che vive un’illusoria love story con Rhonda, dal risvolto inaspetatto (anche se non troppo).


GLOW ha da sempre tutte le carte in regola per essere una serie leggera ma comunque capace di mandare un messaggio. Di base l’idea di realizzare una serie interamente dedicata a un gruppo di lottatrici di wrestling degli anni ’80 ha un che di folle, ma fortemente femminista. Sembra dunque un obbligo per gli sceneggiatori raccontare la prospettiva di queste donne, figlie, madri, ma anche immigrate, omosessuali, in un ambiente a loro ostile, in un paese ancora non così lungimirante. Un dovere adempiuto pienamente per le prime due stagione, mentre un po’ annacquato in questa. L’ambientazione di Las Vegas non si rivela in fin dei conti efficace come ci si aspettava, tuttavia l’aspetto vincente è rappresentato dalla crescita dei personaggi, in primis femminili, adesso in una situazione di coralità, a differenza dei primi due giri dove il focus era in maggior misura sui personaggi di Ruth, Debbie e Sam. Una partecipazione di tutto rispetto è quella di Geena Davis, nei panni della direttrice del casinò che ospita le lottatrici; il suo è un personaggio che, similmente alle altre ragazze, risulta uno specchio del maschilismo americano; Sandy Devereaux St. Clair è una sorta di chimera dello showbiz, forse affossata dalla disparità di genere, forse il futuro di alcune delle protagoniste, che nel concludersi della stagione si ritroveranno di fronte a diversi bivi.
Il finale di questa stagione di GLOW lascia indubbiamente la strada spianata per un quarta stagione, che ci mostrerebbe le vite di ogni lottatrice, donna, all’inseguimento della propria raison d’être. Sotto questa luce, la terza, è più considerabile un momento di transizione, con grande stile, verso quello che potrebbe essere un degno epilogo per una delle più irresitibili delle serie televisive viste negli ultimi anni, nonché di quelle presenti su Netflix.



VOTO: 7.5/10


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