Un genere cinematografico che negli ultimi anni ha intrapreso differenti strade interessanti, indipendentemente dalla riuscita o meno del singolo titolo, è sicuramente quello dell’horror. Tra la grande quantità di film che ogni anno esce e si rifà, esplicitamente o solo in parte, a questo genere c’è sempre un numero crescente di opere che vogliono andare al di là del semplice far saltare lo spettatore sulla scena.
Anzi, verrebbe quasi da dire che il focus per terrorizzare lo spettatore si sia sempre più spostato sotto la superficie, al di là dei fiumi di sangue e mostruosità che emergono dal buio, così da accompagnare chi ha guardato il film soprattutto in seguito alla visione e in maniera meno impattante nel durante. Tra i titoli che meritano riflessione, che richiedono attenzione mentale della platea per poter essere intrattenuti a dovere, c’è sicuramente Heretic di Scott Beck e Bryan Woods. Il duo alza l’asticella della qualità della loro filmografia grazie in particolare alla presenza di un grande interprete come Hugh Grant (insieme alle talentuose Chloe East e Sophie Thatcher), il lavoro di una produzione come A24 e l’occhio di un direttore della fotografia come Chung Chung-hoon (tra i suoi lavori vale la pena di ricordare Ultima notte a Soho e la collaborazione continua con Park Chan-wook).

Sarebbe però ingiusto non lodare anche il loro impianto registico che soprattutto nella prima metà del film si dimostra decisamente affinato e una scrittura tutto sommato solida che sostiene l’intero Heretic. La vera forza del titolo difatti risiede proprio nei dialoghi che per quanto logorroici e a volte didascalici mantengo un ritmo incalzante dall’inizio alla fine, ponendosi come il vero veicolo della costruzione della tensione. Non a caso il film tende a perdere di mordente proprio quando diviene più scarno nei dialoghi e vi sono eccessivi movimenti, di, per così dire, azione, da parte dei personaggi. La vicenda, che si svolge quasi interamente in un’abitazione, vede il confronto tra due giovani missionarie mormoni e un uomo di mezza età che sembra non lasciare alle due ragazze una via di fuga. Il dibattito che ruota intorno alle religioni si riflette nel sadico gioco che il signor Reed mette in piedi, dove vengono messe i dogmi di diverse credenze.

Uno degli aspetti più interessanti e come questo viene messo simbolicamente in scena nel film è di certo quello rigaurdante la possibilità di scelta e il libero arbitrio, o se vogliamo l’illusione che abbiamo di esso quando in realtà, forse, tutto sembra portare alla medesima strada e conclusione. Il film però riesce a bilanciare un evidente cinismo di sottofondo con alcuni elementi più surreali o quanto meno improbabili, divenendo, probabilmente involontariamente, anche meta narrativo quando entra in gioco il deus ex machina, giustificandoci quindi qualche passaggio un po’ grezzo. Per quanto a volte Heretic ricada quindi in alcuni schemi più classici e battuti del genere un po’ obbligatoriamente, resta un’esperienza riuscita che non ci lascia facilmente dopo la visione in sala, al di là di in che cosa voi abbiate fede.
Heretic arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 27 febbraio con la distribuzione di Eagle Pictures
VOTO: 3,5/5






