I ragazzi della Nickel, la recensione

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Presentato con grande successo di critica e pubblico al Telluride Film Festival del 2024 e passato in rassegna alla 19° Festa del Cinema di Roma, I ragazzi della Nickel è il libero adattamento del romanzo seminale di Colson Whitehead ed esordio alla regia del talentuoso RaMell Ross, qui anche co-sceneggiatore del film assieme a Joslyn Barnes.

Ma di cosa parla I ragazzi della Nickel? Tratto dal romanzo vincitore del premio Pulitzer omonimo di Colson Whitehead, è la storia di Elwood Curtis, giovane ragazzo afroamericano che viene iscritto alla rigida Nickel Academy dopo essere stato falsamente accusato di un crimine. Qui incontra un ragazzo di nome Turner e i due stringono una stretta amicizia mentre cercano di sopravvivere agli orrori della scuola e ai suoi amministratori corrotti.

Ethan Herisse in una scena del film – fonte: Amazon/MGM

Che esordio fulminante quello dietro la macchina da presa per RaMell Ross. Non un tradizionale adattamento dalle pagine letterarie al grande schermo quello operato dal regista e sceneggiatore statunitense candidato all’Oscar (I ragazzi della Nickel ha ottenuto, per il rotto della cuffia, 2 nomination alla statuetta come miglior film e sceneggiatura non originale), ma un’audace reinvenzione dell’opera magna di Colson Whitehead che diventa sia virtuosismo narrativo di grande fascino che strumento narrativo di empatica efficacia.

Brandon Wilson in una scena del film – fonte: Amazon/MGM

Difatti, larga parte dell’interesse incrociato di critica del settore e del pubblico che lo hanno ampiamente acclamato all’ultimo Telluride Film Festival risiede nella scelta (prima in fase di scrittura, poi squisitamente di regia) di raccontare la traumatica esperienza dei due protagonisti alla Nickel Academy utilizzando il punto di vista in soggettiva di entrambi, per (quasi) tutta la durata del lungometraggio. Un espediente che di certo non esula da una certa furbizia nel voler coscientemente intessere e generare immersività e forte empatia nello spettatore nei confronti degli eventi su grande e piccolo schermo, azzerando però del tutto l’invisibile muro che separa la realtà del contenuto dal “contenente”.

Una scelta audace che si ispira a classici cinematografici del passato come ad esempio Una donna nel lago (1947) di Robert Montgomery, anch’esso quasi interamente girato in soggettiva; ma laddove la pellicola con protagonista il detective Marlowe creato dalla penna di Raymond Chandler giocava con il genere noir, I ragazzi della Nickel adotta la prima persona narrativa per mettere in scena una pagina nera nella storia della comunità afroamericana con risultati di spaventoso riflesso emotivo. Da vedere.

I ragazzi della Nickel arriva nel catalogo in streaming di Prime Video a partire da giovedì 27 febbraio.

VOTO: 4/5


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