I villeggianti – La recensione in anteprima del nuovo film di Valeria Bruni Tedeschi

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Di Giuseppe Fadda

In qualità di regista, Valeria Bruni Tedeschi è stata oggetto di plauso ma anche di polemica. Più volte, infatti, il suo cinema è stato accusato di essere elitario, di occuparsi solo di persone ricche e privilegiate e dei loro problemi. Ma un regista parla di quello che vuole e soprattutto parla di quello che meglio conosce: non si può fare una colpa alla Bruni Tedeschi di essere nata e vissuta in una famiglia benestante e non si può fare una colpa della sua decisione di attingere al suo materiale autobiografico per la realizzazione delle sue opere – specie quando lo fa in maniera così brutalmente onesta.
E, soprattutto, il cinema della Bruni Tedeschi non si può definire inconsapevole e negligente: la regista ci offre una prospettiva tenera, indulgente ma anche sagacemente critica delle élite che mette in mostra e non si dimentica delle persone invisibili che lavorano e faticano al servizio di queste élite. O perlomeno non lo fa ne I villeggianti, il suo ultimo film presentato alla 75ima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un’opera sicuramente acerba e imperfetta sotto numerosi aspetti, ma anche interessante e stimolante sotto molto altri.

La protagonista del film, Anna (interpretata dalla stessa Bruni Tedeschi), è una regista intenta a scrivere la sceneggiatura del suo prossimo film, basato sul suo rapporto con il defunto fratello. Il suo già precario equilibrio è infranto quanto suo marito Luca (Riccardo Scamarcio) le rivela di essersi innamorato di un’altra donna. Devastata, Anna raggiunge il resto della sua famiglia e una compagnia di amici nella bellissima casa in Costa Azzurra in cui è solita passare le vacanze. Ma questi giorni di vacanza si riveleranno più difficili del previsto, tra misteriose apparizioni, visite inaspettate, devastanti rivelazioni e pericolosi segreti. I villeggianti non ha una vera e propria storia, la narrazione consiste nel susseguirsi fluido e spontaneo di avvenimenti quotidiani che riguardano la protagonista e le persone che la circondano. E proprio attraverso questi spaccati di vita, la Bruni Tedeschi porta sullo schermo un milieu affascinante e variopinto di personaggi a cui ci affezioniamo, in cui ci proiettiamo, che giudichiamo aspramente ma che possiamo comprendere. In questo senso, è chiara l’influenza di Cechov, sia nella caratterizzazione dei protagonisti che nella natura marcatamente teatrale della sceneggiatura. Il più grande trionfo in qualità di regista della Bruni Tedeschi, infatti, è proprio la sua capacità di portare un certo dinamismo estetico e stilistico ad una storia che di per sé sembra fatta apposta per il palcoscenico. La cinepresa cattura la bellezza dei paesaggi della Costa Azzurra mentre indaga con intima curiosità sulle espressioni fugaci e quasi impercettibili dei protagonisti.

Valeria Golino in una scena de “I villeggianti”
Paradossalmente, il punto debole de I villeggianti è il personaggio di Anna, che risulta sorprendentemente statico. Completamente incapace di riflessione e autocritica, Anna tende ad essere un personaggio sempre sull’orlo dell’isteria, coi nervi a fior di pelle: questo dà alla Bruni Tedeschi la possibilità di dimostrare il suo innegabile talento per il melodramma, ma non è niente che l’attrice non abbia già fatto prima e meglio. Pur essendo al centro della storia, Anna finisce per impallidire al cospetto dei ben più interessanti comprimari, sia i parenti e gli amici che vivono nella villa sia il personale che vi lavora. La Bruni Tedeschi esplora a fondo le dinamiche che legano questi personaggi e lo fa in maniera sottilmente critica: i residenti della villa si rivolgono al personale in maniera ambivalente, a volte facendo richieste, a volte cercando il loro conforto, ma sempre agendo con un atteggiamento paternalistico e implicitamente classista; i dipendenti della casa invece si rinchiudono nella loro reciproca solidarietà, osservando con lieve curiosità i drammi che si susseguono nella villa mentre cercano di tirare avanti malgrado le difficoltà economiche e la loro condizione di subalternità. 
Il cast è uniformemente solido, ma sono tre le interpretazioni che spiccano in particolar modo. La prima è quella di Valeria Golino, che ricopre il ruolo di Elena, sorella di Anna: l’attrice è una vera e propria forza della natura sullo schermo, rubando la scena ogni volta che compare con il suo ritratto elettrizzante e imprevedibile. La scena in cui un ordinario pranzo si trasforma improvvisamente in una straziante confessione da parte di Elena è semplicemente da manuale. La seconda performance è quella di Yolande Moreau, deliziosa ed esilarante nel ruolo della schietta domestica della casa, mentre la terza è quella di Noémie Lvovsky, nella parte di Nathalie, co-autrice della sceneggiatura del film di Anna. Nathalie è forse il personaggio più affascinante del film: lei non è una residente abituale della casa, ma non è neanche una domestica; non è ricca né povera; passa l’intero film ad osservare e a reagire al comportamento degli altri personaggi mentre esplora  e riscopre i propri desideri personali. L’interpretazione della Lvovsky è delicata, empatica e autentica, il vero gioiellino del film. 
I villeggianti è un film che perde mordente man mano che si avvicina alla sua deludente conclusione, momento in cui la Bruni Tedeschi non riesce a tirare le somme della sua opera che rimane in una certa misura quasi incompleta, come se la regista avesse introdotto così tanti spunti di riflessione da non riuscire a far capire che cosa di fatto volesse comunicare. Non si può dare torto a chi definirebbe il film pretenzioso, né a chi lo definirebbe in parte inconcludente: ma è anche un film elegante e arguto che ci restituisce numerosi ritratti psicologici complessi e commoventi. Non è un’opera perfetta, ma conferma sia il gusto estetico che la spiccata, empatica intelligenza della sua regista. 
Voto: 7/10

I villeggianti uscirà nelle sale a partire dal 7 marzo 2019.