Il corsetto dell’imperatrice – La recensione del film con la straordinaria Vicky Krieps

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Di Massimo Vozza

Dopo il successo ottenuto da Vicky Krieps a Cannes ed essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, esce nelle nostre sale il dramma storico Corsage con il titolo Il corsetto dell’imperatrice.

Il film è un ennesimo e tendenzialmente riuscito tentativo di reinventare il genere del biopic. Il risultato, dal sapore tutto europeo e lontano dalla maggioranza dei prodotti audiovisivi celebrativi made in Hollywood, analizza sotto una luce inedita per la settima arte la figura di Elisabetta di Baviera (meglio nota come Sissi) e lo fa raccontando i suoi quarant’anni. Non stupisce quindi che il cuore tematico del film sia strettamente legato al tempo che passa, il quale porta con sé lo spettro della vecchiaia se non della morte stessa, e all’inevitabile metamorfosi di se stessi con il passare dell’età, spesso difficile da accettare soprattutto se, come nel caso della famosa imperatrice, si è principalmente relegati alla posizione di orpello all’interno del contesto politico e sociale.

Questo essere relegata a pura immagine della protagonista apre un’intero discorso sul ruolo della donna in determinati epoche e paesi, prive di un qualunque potere se non quello di rappresentanza che va in contrasto con lo sfiorire della bellezza. Ed ecco allora che Elisabetta in pubblico prova ad apparire il meno possibile o a camuffare i segni del tempo e, nel privato, cerca continue conferme, complimenti, ma non riuscendo a riceverne nel contesto matrimoniale e più generalmente familiare si concentra sul rapporto con gli altri uomini che fanno parte della sua vita, anche solo fugacemente.

L’idolatria da parte di terzi però è una soluzione solo momentanea ed un’arma a doppio taglio, un po’ come il corsetto che a forza di venir stretto per restituire la linea del passato alla fine potrebbe toglierci il fiato, anche perché, inoltre, la cosa che conta maggiormente è sempre come noi vediamo noi stessi e non è così semplice da cambiare.

Non stupisce dal titolo e dalla storia narrata che visivamente saltano all’occhio soprattutto i costumi e le acconciature in questo film, inserite in luoghi sì aristocratici ma in decadimento, un po’ come molte delle monarchie europee da lì a poco tempo e un po’ come l’imperatrice stessa, spettro di uno splendore che fu.

Nonostante un ritmo non sempre serrato come vorrebbe, in particolare a causa di alcune scene morte o con dialoghi non particolarmente interessanti, il film è costantemente sostenuto dalla bravura della sua attrice protagonista che, senza sbavature, regala un ritratto davvero nuovo e interessante di un personaggio così popolare, in piena antitesi con la rappresentazione cinematografica maggiormente famosa di esso, ossia quella della trilogia con Romy Schneider.

La regista e sceneggiatrice Marie Kreutzer con il suo Il corsetto dell’imperatrice dimostra che il cinema ha bisogno di tornare sui suoi passi per riscoprire diverse figure storiche (e non solo) con un occhio diverso. Un occhio che in questo caso è decisamente quello di una donna dei giorni nostri. 

Il corsetto dell’imperatrice debutta nelle sale italiane con Bim Distribuzione da mercoledì 7 dicembre

VOTO: ★★★★


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