Paul Dano

Il mago del Cremlino, la recensione da Venezia 82

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Dalle pagine del fenomeno editoriale di Giuliano Da Empoli, Olivier Assayas porta sullo schermo Il Mago del Cremlino: l’obiettivo è fare luce sull’ascesa di Vladimir Putin adottando il punto di vista del “nuovo Rasputin” Vadim Baranov, stratega e consigliere politico dello Zar.

Il nome è frutto della fantasia dell’autore, ma l’identità reale è chiaramente quella di Vladislav Surkov, a lungo fidato consigliere politico e mediatico di Putin: è attraverso i suoi occhi che il film cerca di esplorare la nuova identità del potere sorta sulle ceneri della breve ondata di liberismo sfrenato all’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica, ripercorrendo passo passo le tappe e le strategie che hanno portato alla costruzione della sedicente “democrazia sovrana”, ovvero un vero e proprio regime verticale e autoritario che meglio risponde alla definizione di “fake democracy”. Sul piano narrativo, il film prende il via dall’incontro tra un giornalista americano (Jeffrey Wright), e lo stesso Baranov nel 2019, ad alcuni anni dalla fine della sua parabola a fianco dello Zar.

Colpito dalla perspicacia del suo interlocutore, l’ex stratega di Putin decide di rivelargli i retroscena dell’intera vicenda, ripercorrendo dapprima la propria storia personale, dagli esordi come regista teatrale all’ingresso nel mondo dei media, per poi giungere al fatidico incontro con il direttore del controspionaggio FSB Vladimir Vladimirovich Putin. Dal quel momento, il microcosmo di Baranov si intreccia inestricabilmente con il macrocosmo della Russia e della politica globale, e la narrazione si infarcisce di filosofia politica: a differenza del suo primo datore di lavoro, l’oligarca Boris Berezovskji, Baranov intuisce fin da subito come la ferrea volontà di Putin non possa essere indirizzata, pilotata o – meno che mai – imbrigliata.

Una scena dal set del film – fonte: Gaumont

La più grande intuizione del “mago del Cremlino” sta proprio nella capacità di comprendere che il suo ruolo non potrà essere quello di un Richelieu, un Mazzarino o un Rasputin: uno zar non condivide il potere, né accetta alcuna interferenza sulle sue decisioni, ma apprezza i consigli e le intuizioni nella misura in cui gli consentono di tradurre in realtà la propria visione. Al cuore del film c’è proprio l’interazione tra un carismatico, brutale e sanguinario “leader pre-moderno” e un “mago post-moderno” che sa indirizzare e manipolare il circo dei media e dei social a suo favore: un modello purtroppo fin troppo vincente, da cui avranno origine le grandi ombre che tuttora incombono sull’orizzonte contemporaneo (vedasi, ad esempio, il rapporto tra Donald Trump e Steve Bannon raccontato nell’ottimo “American Dharma” di Errol Morris).

Passando per il declino di Eltsin, gli attentati nella periferia di Mosca del 1999, la guerra in Cecenia, l’arresto di Khodorkovskji (qui ribattezzato “Dimitri Sidorov”), la rivoluzione arancione in Ucraina, le olimpiadi di Sochi e l’invasione della Crimea, il film ripercorre la storia dei primi due decenni del nuovo millennio esplorando il punto di vista del Cremlino con la lucidità di un cronista, senza mai condannare né giustificare. Sta proprio qui il più grande pregio del film, ma anche il suo maggior limite: maneggiando con reverente fedeltà la propria fonte di partenza, ulteriormente affinata dal lavoro dello scrittore e sceneggiatore Emmanuel Carrère, la regia di Assayas sceglie di non prendere rischi politici o artistici, adottando un taglio non di rado fin troppo pedestre e cronistico.

Paul Dano in una scena de Il mago del Cremlino – fonte: Gaumont

Purtroppo, il film decide di fermarsi al 2019, evitando del tutto di volgere lo sguardo alla guerra in Ucraina e alla contemporaneità: una scelta obbligata per il romanzo (ultimato nel 2021 e pubblicato nel 2022), che non trova però alcuna giustificazione convincente per quanto concerne la trasposizione cinematografica. La lacuna è pesante, e al netto delle motivazioni addotte dai creatori del film è innegabile l’impressione di un’opera in qualche misura “nata vecchia”. Anche sul piano artistico, il film gioca fin troppo sul sicuro e si attiene alla narrazione, rinunciando al linguaggio visivo e al potere dell’immagine: il risultato è un lungometraggio ottimo nel suggestionare e far riflettere, ma fin troppo parco nel regalare emozioni.

Ottime notizie, invece, sul fronte attoriale: a dare il volto a Baranov è un carismatico Paul Dano, perfettamente a suo agio nel ruolo del protagonista, “artista per i politici, e politico per gli artisti”. La sua interpretazione è decisiva nel conferire tridimensionalità a un figlio dei due mondi mai pienamente a suo agio nella Russia che sta contribuendo a creare, che preferisce però affidarsi alla fredda razionalità senza mai lasciar emergere i propri sentimenti, siano essi di rivalsa, di soddisfazione o di dissenso. Su tutti, però, brilla la fulgida stella di Jude Law, che firma una magistrale interpretazione nei panni di un algido, brutale e imperscrutabile Vladimir Putin: il suo lavoro, tutto all’insegna del minimalismo espressivo e del carisma silenzioso, porta sullo schermo nel migliore dei modi i lineamenti, le idiosincrasie e le ombre di uno dei più grandi protagonisti del mondo contemporaneo.

Jude Law e Paul Dano in un momento del film – fonte: Gaumont

Nel complesso, è anche e soprattutto grazie alle solide prove attoriali dei suoi interpreti – da Alicia Vikander e Tom Sturridge – che Il Mago del Cremlino funziona e colpisce nel segno: il bicchiere è senza dubbio mezzo pieno, ma resta inevitabilmente un po’ di rimpianto per quel che avremmo potuto ammirare sul grande schermo con una visione registica più coraggiosa e autoriale da parte di Olivier Assayas.

Da ultimo, un neo piuttosto pesante per coloro che sceglieranno gustarsi il film in lingua originale: purtroppo il film è tutto recitato in inglese, con esiti piuttosto stranianti per lo spettatore più esigente, soprattutto in occasione del primo viaggio in America del neopresidente Putin.

In concorso all’82° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Il mago del Cremlino arriverà prossimamente nelle sale italiane.

VOTO: 3/5


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