Robot Dreams

Il mio amico robot, la recensione del cartone spagnolo candidato all’Oscar

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Una scena de Il mio amico robot di Pablo Berger – fonte: Vertigo Média

Di Simone Fabriziani

In un mondo dominato dagli animali e dove è possibile realizzare robot per combattere la solitudine, il cane newyorchese Dog si crea un nuovo amico: Robot. Giocano ai videogiochi, passeggiano per Central Park e diventano presto inseparabili. Ma dopo una gita in spiaggia, Robot è vittima della ruggine e rimane bloccato nella sabbia, mentre Dog purtroppo è costretto a tornare alla sua vecchia vita da solo. Il tempo passa e Dog cerca di colmare il vuoto attraverso una serie di amicizie fugaci, senza riuscirci. Per non cadere nella disperazione, i due amici si aggrappano alla speranza di rivedersi un giorno.

Una scena dal film di Pablo Berger – fonte: Vertigo Media

Tratto dal grafic novel Robot Dreams di Sara Varon (ancora inedito in Italia), Il mio amico robot è il nuovo lungometraggio realizzato dal regista spagnolo Pablo Berger (Blancanieves, Abracadabra), il suo primo progetto animato ed uno delle pellicole del suo genere priù premiate del 2023. Presentato come Evento Speciale al 76° Festival di Cannes, è stato accolto trionfalmente da pubblico e critica, tanto che nei mesi successivi ha ottenuto premi importanti come l’European Film Award e il Goya come miglior film d’animazione, così come la prestigiosa candidatura all’Oscar. Trofei e menzioni tutte meritate per uno dei titoli più commoventi dell’annata cinematografica 2024 italiana (Il mio amico robot arriverà finalmente da noi giovedì 4 aprile al cinema con I Wonder Pictures).

I due teneri protagonisti in una scena di Robot Dreams – fonte: Vertigo Media

Ambientato nella New York vertiginosa e spensierata degli anni ’80 e sostenuto da un tratto d’animazione tradizionale essenziale e preciso, Il mio amico robot ha l’ardire di voler raccontare con efficacia di prorompente onestà artistica alcuni dei valori perduti e poi ritrovati in un decennio segnato dal consumismo (anche emotivo) più sfrenato: la solitudine e l’amicizia. Lungometraggio animato interamente muto nella sua totalità, è impreziosito da un parterre musicale di frizzante esuberanza e di incisiva commozione firmato da Alfonso de Vilallonga, che punteggia la travagliata e malinconica storia d’amicizia senza parole di Dog e Robot.

E allora, dove non arrivano le parole (qui superfluo accessorio narratologico), Pablo Berger dipinge il suo duetto animato con i colori dell’emozione, affrescando un quadro animato destinato al piccolo schermo che funziona egregiamente su più livelli: non solo incantevole racconto ammonitore sul valore nel tempo dell’amicizia destinato a grandi e piccini, ma allo stesso modo melanconica critica alla società dell’edonismo (materiale ed emozionale) più sfrenato di oggi e di qualche decennio fa. Semplicemente imperdibile.

Il mio amico robot arriva nelle sale italiane giovedì 4 aprile con I Wonder Pictures

VOTO: 4.5/5


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