Il Piccolo Yeti – La recensione dell’ultimo film animato targato DreamWorks

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Di Massimo Vozza
Dopo il terzo e ultimo capitolo del franchise Dragon Trainer, la DreamWorks realizza Il piccolo yeti, lungometraggio animato decisamente non innovativo ma sicuramente godibile per tutta la famiglia distribuito dalla Universal.

Yi è una ragazza cinese che vive con la mamma e la nonna e che passa le vacanze estive lavorando con lo scopo di mettere da parte i soldi per intraprendere un viaggio in giro per la nazione: il sogno del suo defunto padre. Una sera però Yi si imbatte in uno yeti in fuga da un laboratorio di ricerca che desidera tornare dalla sua famiglia sul monte Everest, luogo dal quale la leggendaria creatura prenderà il nome; così, seguita dagli amici d’infanzia Peng e Jin, la ragazza deciderà di accompagnare lo yeti, lasciando per la prima volta la sua città e vivendo un’avventura che la porterà anche a superare la perdita del genitore e riscoprire gli affetti dai quali si era allontanata.
Dato il suo contesto asiatico, non stupisce che la caratterizzazione dei personaggi e della città ricorda il titolo Disney Big Hero 6 (con il quale condivide anche il legame tra un teenager e un enorme essere bianco nonché l’elaborazione di un lutto) anche se, va riconosciuto, che quando la storia esce dai limiti cittadini si distacca da questo gradualmente, arrivando a regalare immagini naturalistiche abbastanza suggestive, valorizzante anche dall’elemento magico all’interno della storia, che se inizialmente appare forzato, alla fine convince facendoci riconoscere la necessità ai fini della narrazione.
Narrazione efficace nel toccare determinate corde emotive quando si tratta di famiglia e intelligente perché mai spudorata quando si gravita intorno al tema ambientale, all’ossessione giovanile per la tecnologia e al rispetto per gli animali e il loro habitat naturale (del resto, inconsapevolmente o meno, il film si sta rivolgendo alla generazione Greta Thunberg). Certo, ogni tanto non gestisce bene alcuni punti di svolta della trama (il plot twist sui villain ne è la dimostrazione) e si perde un po’ in scene di intrattenimento con, a volte, troppa poca logica, ma tutto sommato la sceneggiatura de Il piccolo yeti funziona, commuove e diverte.
Seppur sia importante ai fini della trama, a deludere sono invece le musiche e in particolare modo l’inserimento non particolarmente brillante di canzoni pop che rendono quell’inevitabile tocco occidentale ancora più evidente.
Il piccolo yeti insomma non sappiamo quanto andrà lontano, anche se in un anno come questo così carente di lungometraggi animati memorabili (eccetto il nuovo Toy Story) non stupirebbe di vederlo arrivare agli Oscar tra i film d’animazione, ma resta un buon prodotto per i bambini e i ragazzini di oggi, perfetto da vedere con la famiglia nelle uggiose giornate autunnali appena cominciate.
VOTO: 7/10


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