Il processo ai Chicago 7 – La recensione del film Netflix scritto e diretto da Aaron Sorkin

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Di Simone Fabriziani

Quella che doveva essere una manifestazione pacifica alla convention del partito democratico statunitense del 1968 si trasforma in una serie di scontri violenti con la polizia e la Guardia nazionale. Gli organizzatori delle proteste, tra cui Abbie Hoffman, Jerry Rubin, Tom Hayden e Bobby Seale, vengono accusati di cospirazione e incitamento alla sommossa in uno dei processi più noti della storia americana. In sale italiane selezionate a partire dal 30 settembre e su Netfllix dal 16 ottobre, Il processo ai Chicago 7, il secondo film da regista del premio Oscar Aaron Sorkin.

Ispirato ad un’incredibile storia vera, il secondo tentativo dietro la macchina da presa per lo sceneggiatore guru della tv e del cinema (premio Oscar nel 2011 per The Social Network e regista di Molly’s Game) strizza l’occhio con efficacia ed eleganza formale ai legal drama degli anni ’90, in particolar modo a quel Codice d’onore del 1992 (con Jack Nicholson e Tom Cruise) che lo aveva fatto debuttare come sceneggiatore dietro le quinte nel mondo della settima arte. Inversione di rotta con un occhio al proprio passato dunque per Sorkin, ma che carica allo stesso modo il suo racconto processuale di sfumature essenziali per leggere con la lente d’ingrandimento l’America di ieri e di oggi.

L’aula di tribunale in cui si svolge buona parte della narrazione di Sorkin funziona come ideale microcosmo di un’America dilaniata dall’interno, in stentoreo equilibrio tra la fine della presidenza Johnson e quella di Richard Nixon, tra chiamata alle armi per la dispendiosa e controversa guerra in Vietnam e ingiustizia sociale e razziale. Il processo ai sette di Chicago diventa così il pretesto per il regista e sceneggiatore di poter raccontare con piglio deciso ed emozionale ancora una volta le luci e le ombre del suo paese d’origine.

Se nei lavori precedenti il bersaglio erano le istituzioni politiche, i tabloid dell’informazione (televisiva e online), le ingiustizie del sistema militare, qui Sorkin prende di mira con la solita cesellatura di dialoghi e montaggio a regola d’arte il sistema giudiziario e legale, ancora una volta ideale teatrino per affondare il colpo di grazia agli Stati Uniti di ieri e di oggi. Per questo Il processo ai Chicago 7 parla con passione e ritmo avvincente ad un pubblico trasversale con la stessa potenza.
Una potenza che, ad onor del vero, si manifesta soprattutto grazie al cast in stato di grazia, capace di coinvolgere ed intrattenere (su tutti, Eddie Redmayne, Sacha Baron Cohen, Mark Rylance, Yahya Abdul-Mateen II, Frank Langella, Jeremy Strong e Michael Keaton), sicuro protagonista in qualche forma della prossima, incerta stagione dei premi.
VOTO: 7,5/10


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