Io Capitano, recensione del film di Matteo Garrone in corsa a Venezia 80

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Di Simone Fabriziani

In concorso per il Leone d’Oro a Venezia 80, è finalmente sbarcato anche Matteo Garrone con il suo attesissimo Io Capitano, tra le opere più ambiziose della sua carriera dietro la macchina da presa. Io Capitano è il nuovo film del regista romano dal Pinocchio del 2019, di cui almeno in parte condivide la struttura fiabesca, segno di grande riconoscibilità artistica di Garrone.

Io Capitano racconta il viaggio avventuroso di Seydou e Moussa, due adolescenti che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa, attraversando tutti i pericoli del mare, del deserto e soprattutto quelli rappresentati dagli esseri umani che incontreranno. Forse tra i lungometraggi di finzione definitivi sulla questione dell’immigrazie dal Nord Africa all’Italia (passando per il periglioso Mar Mediterraneo), il nuovo lungometraggio firmato da Matteo Garrone ha tutti i crismi del grande racconto favolistico mascherato da asciutto dramma sulla speranza e il desiderio di un orizzonte radioso per i due giovanissimi cugini del Senegal.

Quella che tra Seydou e Moussa nasce un po’ per scherzo e un po’ come scommessa, diventa il grimaldello narrativo di un viaggio della speranza che attaversa il deserto, la morte, l’ambivalenza umana e le onde del Mediterrano, salvacondotto per arrivare in terra siciliana e permettere a migliaia di povere anime di realizzare il sogno di una vita migliore. Seydou, che nel corso del viaggio pericoloso perderà di vista il cugino, dovrà vedersela tutto da solo contro quello che forse è il pericolo più grande di tutti: l’essere umano e il suo senso di prevaricazione nei confronti dei più deboli.

Io Capitano è un curioso ibrido cinematografico per Matteo Garrone, che stavolta sembra voler mescolare il discorso favolistico che era diventato nel tempo contenuto palese in film riusciti a metà ma sentitissimi dall’autore come Il racconto dei racconti e l’ultimo Pinocchio, e il dramma sociale tout court. Mettendo a frutto un linguaggio dietro la macchina da presa asciuttissimo e lontano da ogni lacrimevole retorica e concretizzando allo stesso tempo uno script originale curato dallo stesso Garrone assieme a Massimo Ceccherini, il regista romano porta sul grande schermo un racconto di giovanissima resistenza, un survival movie ricco di emozione ed empatia nei confronti dei suoi protagonisti e dei tanti volti indimenticabili che incontrano sulla loro strada.

Tra il film-denuncia e una acuta rielaborazione dello stilema narrativo del viaggio dell’eroe, Io Capitano di Matteo Garrone sceglie di sintetizzare le due anime che da tempo hanno alimentato la poetica del cineasta: impianto favolistico e denuncia sociale. Il risultato è tutto sommato commovente ed efficace, anche se aspettarsi una presa di posizione più decisa (non necessariaente politica, ma anche e sopratutto artistica) da parte di Garrone in questo caso era legittimo aspettarsela.

Io Capitano arriva nelle sale da giovedì 7 settembre con 01 Distribution e Rai Cinema.

VOTO: ★★★½


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