Judas and the Black Messiah – La recensione del film con Daniel Kaluuya candidato ai Golden Globe

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Di Simone Fabriziani

Nel 1968, un giovane e carismatico attivista di nome Fred Hampton diviene presidente della sezione dell’Illinois del movimento Black Panther, combattendo per la libertà, il riconoscimento dei diritti fondamentali alle persone nere e la fine dei soprusi da parte delle forze di polizia. Ispirando un’intera generazione ad alzare la testa e a non arrendersi all’oppressione, Fred si attira in breve tempo l’inimicizia di governo, Fbi e polizia di Chicago. Per annientare le sue idee l’Fbi fa ricorso a una talpa: William O’Neal, a cui viene offerta la libertà dal carcere per trasformarsi in uno degli uomini più vicini ad Hampton e tradirlo al momento giusto. Debutta in esclusiva su HBO Max il 12 febbraio Judas and the Black Messiah, secondo lungometraggio diretto dal promettente Shaka King ed ispirato ad una triste storia vera.

Nuovo tassello dedicato al grande cinema di risveglio sociale e di “movimentismo” che ben si sposa con le altre grandi narrazioni black degli ultimi anni (impossibile non pensare che proprio nel 2020, abbiamo già avuto, seppure in contesti e momenti storici differenti, titoli come Il processo ai Chicago 7, One Night in Miami e Ma Rainey’s Black Bottom), il secondo lungometraggio del bravissimo Shaka King si rifà al cinema di matrice scorsesiana e racconta con urgenza storia e solido impeto narrativo il rise and fall di una delle personalità più influenti nella cultura afro-americana del secolo scorso: Fred Hampton, leader della sezione dell’Illinois del partito delle Pantere Nere.

Impossibile non tornare alla mente al magistrale The Departed di Martin Scorsese, quando il dell’inganno si faceva grande Cinema grazie alla regia dell’autore italo-americano e ai volti dei suoi grandi interpreti; per questo motivo King sembra interessato non solo ad omaggiare con solidità e senso del thrilling questo cinema del passato recente, ma lo imbeve di contemporaneità raccontando una storia che ha saputo scuotere la società americana a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70 da un’angolazione inedita.

L’infiltrazione (e il successivo tradimento) di O’Neal nei confronti del partito e del suo massimo leader si trasformano nelle mani del regista King in uno studio devastante sulle conseguenze psicologiche dell’ambivalenza politica, della scelta e del sacrifico messo in atto per la sopravvivenza, del saper recitare, fingere, modificare volto e alleanze in un’America che, dopo la morte dei “messia neri” Martin Luther King e Malcolm X, stava cambiando per sempre. A dare un volto al dolore dell’ambivalenza interiore di O’Neal c’è l’ottimo LaKeith Stanfield, ma a troneggiare è l’appassionato ed umanissimo Fred Hampton di Daniel Kaluuya, che si conferma come uno dei migliori giovani interpreti degli ultimi dieci anni. Completano l’ottimo cast Jesse Plemons, Martin Sheen e Dominique Fishback.
Judas and the Black Messiah ha debuttato in esclusiva su HBO Max con una distribuzione Warner Bros, ed è stato candidato a 2 Golden Globe (miglior attore non protagonista e miglior canzone originale “Fight for You”).

VOTO: 7,5/10


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