Le terrificanti avventure di Sabrina – La recensione della seconda parte

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Di Gabriele La Spina

Quella di Roberto Aguirre-Sacasa, non è di certo una serie che si fa attendere molto. Dal suo debutto su Netflix avvenuto il 26 ottobre dello scorso anno, abbiamo visto uno special natalizio qualche mese dopo, e oggi dopo solo 6 mesi, la seconda parte della serie. Non a caso si parla di “parte” e non “stagione”, poiché risulta una diretta prosecuzione degli eventi avvenuti lo scorso anno, e chiude un cerchio. 

Avevamo lasciato la nostra Sabrina, dopo aver firmato il libro del Signore Oscuro, cambiata, non una fittizia parrucca biondo platino, che richiama completamente il look del fumetto Archie, ma pur sempre mossa da buone intenzioni. I primi episodi di questa seconda parte non mostrano nulla di nuovo rispetto a quanto visto lo scorso anno, Sabrina ancora rifiutata dai suoi amici mortali, l’ennesima festa della chiesa della notte, il “lupercalia”, ma è poco prima della sua metà che ci regala piccoli deliziosi espedienti, e qualche mossa più coraggiosa, che in fin dei conti era ciò che volevamo dalla serie fin dall’inizio.
Con l’episodio “Doctor Cerberus’s House of Horror” vediamo un frangente suddiviso in racconti dell’orrore, in stile Twilight Zone, I racconti della cripta, o per i più giovani lo special di Halloween dei Simpson, dove Veronica Cartwright, attrice di film di culto come il primo Alien di Ridley Scott o Le streghe di Eastwick di George Miller; interpreta il ruolo di una chiromante che legge il futuro a ogni protagonista, storie autoconclusive che in alcuni casi hanno influenza sulle azioni dei personaggi negli episodi successivi. Ma è con l’episodio “The Missionaries”, che si alza la posta, quando un gruppo di cacciatori di streghe attenta alla vita dei membri della chiesa della morte; pura blasfemia e un twist inaspettato dove Sabrina sembrerà provenire direttamente da un video heavy metal. Qui i satanisti sono vittime, buone, di estremisti cristiani, dipinti come crudeli e accecati di sangue; non avremmo mai pensato di vedere uno scenario simile sul piccolo schermo, sinistramente ironico. Si apre così una sorta di parentesi biblica per la serie, con parallelismi ben poco velati, e lo scontro tanto dibattuto fin dal primo episodio, tra Sabrina e il diavolo, giunge al suo climax. Vediamo così la genesi del satanismo, attraverso il racconto di Lilith, ovvero Mary Wardwell; e la rappresentazione è suggestiva quanto serve, forse influenzata dallo stile di American Gods.
Non mancano i punti forti in questa seconda parte di Le terrificanti avventure di Sabrina, e se a inizio visione sembra deludere le aspettative, basta qualche episodio per una ripresa, una forte dose di weird; di taglio sci-fi l’episodio “The Mandrake” che ricorda L’invasione degli ultracorpi, senza mezze misure; a inquietare, e a ribaltare i ruoli, abbattendo in modo del tutto ingenuo stilemi religiosi, come la sottomissione della donna; non a caso dalla sua costola Lilith genera un mostro seguace per sconfiggere Sabrina; e non a caso sono le streghe a riportare l’ordine nella Chiesa della Notte.

Eppure gli sceneggiatori della serie non soddisfano pienamente nello sviluppo della struttura narrativa degli episodi, dove spesso le storyline tendono a perdersi, concludersi in modo superficiale, o a rimanere del tutto sospese, per una riprese quasi inappropriata in un punto successivo della stagione, che soffre di un ritmo poco regolare. Poi si tratta pur sempre di Sabrina, e non potrà mai scrollarsi di dosso la sua matrice teen, che solo le dosi di momenti sacrileghi e carneficina del secondo frangente della stagione, riescono a far digerire; tuttavia forse, in questo giro è mancata la vena più ironica, poiché l’imprecazione di zia Zelda, invocante Satana, non fa più lo stesso effetto; e la stessa Sabrina in diverse occasioni risulta fin troppo noiosa nella caratterizzazione, monotematica, incapace di stemperare con la giusta vena ironica determinati momenti, come la Buffy di Joss Whedon avrebbe saputo fare in contesti molto simili.
L’abuso di effetto tilt-shift, che mostrava uno schermo sfocato agli angoli, visto nella prima parte, è meno evidente qui; la regia degli episodi riesce a essere suggestiva, ed è palese il budget sempre più elevato messo a disposizione da Netflix, anche se forse sarebbe stato più equo usufruirne per una varietà di location. Fin troppi momenti della serie sono ambientati in chiese sconsacrate e non, a volte accettabili, altre inadatte a momenti topici; l’episodio “The Missionaries”, forse uno dei migliori della stagione l’avremmo voluto vedere in una zona di esterni, con più spazio e più messa in scena. 
Le terrificanti avventure di Sabrina, risulta a prescindere da ogni possibile défaillance, un prodotto ben confezionato, che intrattiene e diverte, lungi dall’essere un horror d’autore televisivo, o una serie mirata al solo pubblico dei teenager: si tratta di un ibrido. Tuttavia adagiarsi sugli allori non fa bene a nessuna serie, e la capacità di osare, come avviene negli ultimi episodi della seconda parte, ripaga. Il futuro di Sabrina risulta del tutto impredicibile, a giudicare dal finale della stagione, sperando che non divenga un cane che si morde la coda, o meglio un gatto (il povero Salem che ancora aspettiamo di sentir parlare), Netflix l’ha già rinnovata per altre due stagioni.


VOTO: 7/10


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