Luca – La recensione del film Disney/Pixar diretto dall’italiano Enrico Casarosa

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Di Simone Fabriziani

In una splendida città di mare della Riviera italiana, un giovane ragazzo vive un’esperienza di crescita personale durante un’indimenticabile estate contornata da gelati, pasta e infinite corse in scooter. Luca condivide queste avventure con il suo nuovo migliore amico, ma tutto il divertimento è minacciato da un segreto profondo: lui in realtà è un mostro marino proveniente da un altro mondo situato appena sotto la superficie dell’acqua. Debutta venerdì 18 giugno su Disney + il nuovo gioiellino targato Pixar diretto dal candidato all’Oscar Enrico Casarosa (La Luna).

Perché vedere Luca?

Il primo lungometraggio d’animazione diretto dall’italiano Casarosa è solo apparentemente tra i titoli minori nel panorama dalla produzione Disney/Pixar negli anni; molti lo hanno comparato al già sottovalutato Il viaggio di Arlo, quando invece meriterebbe un posto d’onore tra i titoli più blasonati e premiati. Il più grande pregio di Luca è quello di saper raccontare con semplicità disarmante il coming-of-age estivo del piccolo protagonista attraverso un linguaggio cinematografico fatto di suggestioni e trovate narrative proprie del mondo dell’adolescenza: il desiderio di libertà, la solitudine e le incomprensioni che questa età porta con sé, le nuove amicizie per la pelle, le molteplici occasioni di crescita personale. Se dovessimo accostare Luca a classici dell’animazione passata, ma qui il paragone è di rimando tutto letterario, potremmo affermare che il lungometraggio diretto da Casarosa (che qui omaggia la sua infanzia sulle coste liguri) è il figlio spirituale di titoli come Pinocchio e La sirenetta. E cosa sono questi due classici della letteratura dell’infanzia (ma anche capolavori assoluti dell’animazione Disney) se non storie di crescita e raggiungimento di una maturità interiore ed esteriore? Il Luca di Casarosa svolge il suo compito a pieni voti proprio nel saper raccontare con semplicità disarmante e attraverso gli occhi (dis)incantati dei suoi piccoli protagonisti le gioie del passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Come per la creatura di Carlo Collodi e per la fiaba adulta di Hans Christian Andersen, il personaggio di Luca è il focus di una trasformazione antropomorfa che ha più il sapore della trasfigurazione, il raggiungimento di un traguardo di intenti che culmina con la consapevolezza di se stesso e di quello che vuole diventare da adulto. Il Luca di Enrico Casarosa è, a tutti gli effetti, una coming of age story con tutti i crismi.

Perché non vedere Luca?

Perché è lecito aspettarsi il capolavoro annunciato dalla casa di produzione che ha regalato al suo pubblico opere come Up, Wall-E, Toy Story, Inside Out ed altri. Nel film d’animazione ad ambientazione ligure, si vola invece ragionevolmente basso, tutto è costruito e raccontato “a livello di bambino”, nel linguaggio utilizzato dai suoi piccoli protagonisti fino al dipanamento della narrazione. Impossibile poi dribblare tout court le infinite citazioni ed omaggi alla cultura e alla lingua italiana; per lo spettatore nostrano, vedere Luca è vedersi rispecchiati in un trionfo di cliché e stereotipizzazioni che potrebbero risultare macchinose per il target italiano, ma che invece gradevolmente si amalgamano con grazia nel racconto, al ritmo di ballate pop estive firmate dalla voce nostalgica e frizzante di Edoardo Bennato.

VOTO: ★★★½


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