Maleficent – Signora del male – La recensione del sequel Disney con Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer

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Di Daniele Ambrosini

A cinque anni di distanza dal primo capitolo, Angelina Jolie ed Elle Fanning tornano in sala nei panni (rivisitati) di Malefica e Aurora in Maleficient – Signora del male. Al timone questa volta, non c’è più lo scenografo premio Oscar diventato regista Robert Stromberg, ma Joachim Rønning, regista candidato all’Oscar al miglior film straniero nel 2013 con Kon-Tiki ormai votato al grande intrattenimento hollywoodiano, avendo già diretto l’ultimo capitolo di Pirati dei Caraibi.

Dopo la pace stipulata con il regno al di là della Brughiera, Malefica ha trascorso un lustro in relativa tranquillità, vegliando sulle creature magiche insieme alla sua amata Aurora, che ha proclamato regina della Brughiera. Questa tranquillità viene stravolta quando il principe Filippo chiede ad Aurora di sposarlo. Malefica è ancora vista come una cattiva nel mondo degli uomini, dove le leggende la dipingono come una creatura pericolosa e inaffidabile. Perciò lei si guarda bene dal mettere piede nei regni degli uomini, ma quando Aurora le chiede di incontrare i genitori del suo futuro sposo, Re John e della Regina Ingrid, nel loro castello, Malefica non può che accettare per fare felice l’amata figlioccia. Viene così organizzata una cena, dove, però, qualcosa va storto: dopo numerose provocazioni da parte della regina, Malefica reagisce ed il re perde conoscenza. Malefica viene accusata di aver lanciato un sortilegio, ma la realtà è ben diversa.
Quando Maleficient è arrivato nelle sale nel 2014, il panorama cinematografico era diverso, ed anche la Disney era diversa. La mania dei remake live action non era ancora esplosa, ed anzi, è forse grazie al successo di quel film atipico che poi questa è nata e continua ancora oggi. A ben guardare Maleficient è uno dei pochi live action Disney, se non l’unico, a prendere una favola classica e rielaborare la materia narrativa in modo originale, anziché semplicemente traslarla e rimodernarla (se si considera, come è giusto che sia, il dolcissimo e riuscitissimo Ritorno al bosco dei 100 acri come qualcosa di estraneo a quel mondo lì), perché l’idea di prendere un antagonista ed adottare il suo punto di vista è in realtà un’idea originale e derivata da un tipo di narrazione più adulta rispetto ai modelli della favola. E Maleficient – Signora del male, spinge ancora più in là quell’esperimento, andando a sconfinare al di là del racconto conosciuto e finendo in un territorio narrativo nuovo, inesplorato, creando di conseguenza un film che si potrebbe cautamente definire originale, non essendo strettamente legato al suo materiale di partenza. A Maleficient – Signora del male, bisogna perciò riconoscere il pregio di essere un live action atipico, a suo modo audace. 
E, a dirla tutta, Maleficient – Signora del male è anche un film piacevole da guardare, ben più interessante del suo eccessivamente schematico ed emotivamente forzato predecessore, ma, tuttavia, questo non basta a renderlo un buon film. Più il film va avanti, più accumula elementi che non ha il tempo di approfondire in modo adeguato, diventa un enorme calderone di tematiche scottanti – dall’ecologia all’immigrazione, dalla paura del diverso all’avidità politica, passando per tutte le istanze del femminismo moderno – che finiscono per diventare elementi collaterali di un insieme confuso e superficiale, così tanto legato alle modalità espressive della favola da concedersi più di qualche leggerezza. Molti passaggi, poi, sono evidentemente necessari a livello di sceneggiatura, ma non sono adeguatamente giustificati a livello logico, e finiscono per risultare forzati. 
Pur avendo il potenziale per essere un film più maturo, Maleficient – Signora del male ha un pubblico di riferimento molto giovane, forse più di quello dell’originale. Toni meno cupi, una dose di azione più che triplicata e una schematizzazione piuttosto evidente nei rapporti tra i personaggi che, per quanto sfumati, finiscono sempre per essere ricondotti a delle maschere, renderanno il film più comprensibile, più fruibile ad un pubblico giovanissimo, per il quale Maleficient sarà sicuramente una gioia. Per il pubblico over 10 tale gioia è tutt’altro che assicurata. 
Quello di Joachim Rønning è un film estremamente consapevole della sua natura commerciale, un prodotto sfacciatamente divertito i cui difetti (si veda quella semplicità di cui sopra) finiranno per essere armi nella guerra per ottenere l’attenzione del grande pubblico, un film così privo di pretese che viene da desiderare che ne avesse avuta qualcuna in più, perché il potenziale c’era, anche considerando la miriade di tematiche d’attualità che finisce per toccare, senza mai davvero dire molto di concreto. Maleficient – Signora del male, pur non essendo un buon film, non è neanche brutto, come detto prima è, quantomeno, un film coraggioso nelle premesse narrative, anche se poi finisce per risultare privo di mordente per come queste sono state rielaborate, ma che ha i tempi giusti e la giusta dose di azione da non risultare mai noioso. Il suo difetto principale è che, una volta arrivati alla fine, anche qualora ci si sia divertiti, è impossibile non avere la sensazione di aver assistito a qualcosa di fondamentalmente vuoto e privo di valore, nonostante i mille messaggi che il film vorrebbe veicolare, e questo è segno che qualcosa nel mezzo non ha funzionato (e quel finale tra il comico e il raffazzonato non ha di certo aiutato).
Nel cast del film oltre ad Angelina Jolie ed Elle Fanning figurano Michelle Pfeiffer, deliziosa quanto ridondante nel ruolo della cattiva regina Ingrid, Chiwetel Ejiofor, Sam Riley, Ed Skrein, Imelda Staunton, Juno Temple, Lesley Manville e il lanciatissimo Harris Dickinson. Non tutti in ottima forma, bisogna dirlo. 
VOTO: 5,5/10