Megalopolis

Megalopolis, la recensione

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Dopo la polarizzante accoglienza al Festival di Cannes 2024, arriva finalmente nelle sale italiane a partire da mercoledì 16 ottobre l’attesissimo Megalopolis, il nuovo, titanico lungometraggio dietro la macchina da presa del premio Oscar Francis Ford Coppola.

Ma di cosa parla una delle opere cinematografiche più chiacchierate degli ultimi anni? Un disastro distrugge una metropoli che ricorda New York e che già da molti decenni versava in uno stato di decadenza. Cesar Catilina (Adam Driver), architetto idealista con il potere di controllare il tempo, mira a ricostruire la città come un’utopia sostenibile, mentre il suo avversario, il sindaco corrotto Franklyn Cicero (Giancarlo Esposito), è impegnato a difendere lo status quo reazionario che lo ha fatto eleggere. A frapporsi tra i due avversari e le loro visioni c’è la figlia di Franklyn, la socialite Julia (Nathalie Emmanuel). Stanca delle attenzioni, dei privilegi e del potere con cui è nata, Julia cerca il vero significato della sua vita.

Difficile incasellare Megalopolis nel panorama cinematogafico contemporaneo. Opera di ambizioni smisurate, auto-finanziata dallo stesso Coppola (che non realizzava un lungometraggio dietro la maacchina da presa dal 2011 con il sottovalutato Twixt), Megalopolis è la pellicola dei sogni per il cineasta dietro i successi immortali de Il Padrino e Apocalypse Now. Di certo non ne possiede la precisione registica, la scrittura sopraffina e la portata di deflagrante rivoluzione nel mercato della Settima Arte di quei due film seminali, eppure il Megalopolis di Francis Ford Coppola (fortemente vituperato in quel di Cannes da pubblico e critica) ha tante cose da dire, è stimolante ed incoraggia alla sana discussione, all’analisi approfondita di contenuti, allegorie e messaggi allo spettatore.

Adam Driver e Nathalie Emmanuel in una scena del film – fonte: American Zoetrope

Peccato però che quest’opera cinematografica di stampo fanta-favolistico venga seppellita da una sceneggiatura (curata dallo stesso regista) e da un’esecuzione dietro la macchina da presa ben lontani dai fasti che hanno reso il cineasta italoamericano tra i più grandi registi viventi. Più che capolavoro sommativo della carriera di Coppola, Megalopolis è un manifesto programmatico di urgenza sociale ed ecologica, un inno lisergico e visivamente imprevedibile e caleidoscopico sui timori di un (grande) artista giunto alla sua terza età che affresca il dipinto su tela cinematografica della caduta dell’impero americano in salsa post-futuristica, tra rimandi al passato della storia romana ed il presente di una nazione sull’orlo della disgregazione politica e morale.

Una scena dal trailer del film – fonte: American Zoetrope

Un lungometraggio che punta il dito contro un’America sospesa nel tempo, che ne decreta la fine ma che, con inguaribile ottimismo, ne disegna un futuro radioso per le generazioni a venire tra utopie eco-sostenibili e omaggi ai drammi morali di William Shakespeare. Un’opera magna difettosa e non priva di scorciatoie narrative di dubbia riuscita, ma di cui la comunità cinefila continuerà a parlare da qui ai decenni a venire.

Megalopolis arriva nelle sale italiane a partire da mercoledì 16 ottobre con la distribuzione di Eagle Pictures.

VOTO: 2.5/5


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