Men – La recensione del nuovo incubo diretto da Alex Garland

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Di Simone Fabriziani

Arriva mercoledì 24 agosto nelle sale italiane con una distribuzione curata da Vertice 360 Men di Alex Garland, terzo lungometraggio dietro la macchina da presa per uno degli sceneggiatori e cineasti britannici che nel nuovo millennio hanno maggiormente influenzato le nuove narrative ed orizzonti del cinema di genere. Nel cast, due straordinari Jessie Buckley e Rory Kinnear.

Alex Garland, già regista degli apprezzati cult fantascientifici Ex Machina e Annientamento, era l’autore della sceneggiatura di 28 giorni dopo di Danny Boyle, di Sunshine (dello stesso regista), ma anche dello struggente Non lasciarmi, tratto dal romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro, nonché autore del romanzo da cui è stato adattato The Beach con Leonardo DiCaprio. Insomma, un autore che dietro le quinte ha cambiato le carte in tavola della fantascienza e non solo. Con Men, terzo lungometraggio da regista, Garland insiste ancora una volta sulla rappresentazione del ruolo della donna nella società contemporanea, confezionando la sua poetica in crescendo attraverso il racconto in chiave futuristico-orrorifica.

In Men, una donna che ha da poco perso il marito da cui stava divorziando in maniera tragica, decide di trascorrere una vacanza all’insegna del relax e della rinascita interiore in un cottage sperduto nella campagna britannica, lontana dal chiacchiericcio febbrile della grande metropoli e dai suoi demoni interiori. La morte improvvisa, eppure in un qualche modo preannunciata, del suo ex-marito ha lasciato delle ferite indelebili nel cuore e nell’anima della protagonista, difficili da rimarginare. La permanenza nel piccolo villaggio nel cuore del countryside inglese sarà però per lei un viaggio da incubo all’interno dei meandri della sua psiche, popolata in tutti i sensi da abitanti di sesso maschile con lo stesso, identico volto.

Il Men di Alex Garland si schiude allo spettatore solo all’apparenza come lungometraggio lontano dagli schemi del regista/sceneggiatore/demiurgo, qui alle prese con un cautionary tale dagli accessi (ed eccessi) tipicamente horror, eppure la sostanza della sua poetica è sempre lì, nel cuore e nel corpo della sua anti-eroina femminile, ancora una volta emblema di un’idea di cinema, quella di Garland, tutta costruita sui volti e sulle vicende delle sue donne, prima che squisitamente “di genere”.

Che sia l’androide umano, troppo umano, dal volto e dal corpo angelico di Alicia Vikander nel notevole debutto alla regia di Ex Machina, o la tenace e tormentata Lena in viaggio verso il “bagliore” e nei recessi della psiche umana in Annientamento, con la Harper di Jessie Buckley qui Alex Garland cambia registro, sfocia nell’horror psicologico più puro, ammantando la narrazione di Men di echi biblici e allegorie efficaci e minacciose. Perché in fondo la forza del cinema dell’autore britannico non sta nella costruzione narrativa tradizionale che “da a va a b” a tutti i costi, non è necessario che tutti i conti tornino allo spettatore, no. Garland sa perfettamente cosa vuole raccontare e soprattutto come farlo e quale linguaggio utilizzare. Che piaccia o meno.
Del resto, questa inquietante e sinistra seduta di psicoterapia cinematografica tutta al femminile e schieratamente femminista, ha fatto storcere la bocca a più di un critico e a più di uno spettatore, tanto il terzo film di Garland si muove verso figurazioni audaci, suggestioni e situazioni particolarmente estreme (l’ambiguo e violento finale farà discutere la comunità cinefila per i prossimi anni a venire). Una pellicola divisiva ma che con sé ha la forza del potere visionario del suo autore, quella perlomeno innegabile.

Men debutta nelle sale italiane a partire da mercoledì 24 agosto con una distribuzione affidata a Vertice 360

VOTO: ★★★½


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